Intervista a Arturo Tallini di Andrea Aguzzi (Ottobre 2008)

Interviste

La prima domanda è quasi banale e scontata: come è nato il suo amore e interesse per la chitarra?

Arturo Tallini: In modo banale e scontato: a 11 anni un mio amico, vicino di casa, ebbe una chitarra in regalo, ma a lui non interessava; io invece fui incuriosito quando me la fece vedere e gliela chiesi in prestito. Il primo brano che trovai a orecchio (sulla prima corda e solo su quella…) fu Blu, Blu, L’amore e’ blu, una canzoncina di musica leggera (ora che ci penso, BLU e’ il titolo di quello che fino ad oggi considero il mio disco piu’ importante, corsi e ricorsi della vita…): perche’ ovviamente il primo innamoramento non fu per la chitarra classica, di cui nemmeno sospettavo l’esistenza, ma per quella ritmica, ïnsomma per la musica leggera. Del resto capii abbastanza presto che …alle feste e con gli amici la faccenda funzionava, e cosi’ andai avanti nella formazione di un repertorio di musica leggera che, battute a parte, effettivamente mi piaceva molto suonare e trovare a orecchio.

Lei è considerato a ragione uno dei chitarristi italiani più indirizzato verso al musica contemporanea, quando ha iniziato a dedicarsi a questo repertorio nuovo, interessante ma anche poco diffuso? Quali sono state le difficoltà che ha incontrato?

A.T.: Il primo approccio professionalmente significativo fu nel 1984: per un disco RCA dedicato tutto a nuove musiche; Guido Podesta’ il direttore artistico della collana, chiese a me e Vincenzo Di Benedetto, con cui allora formavo il Duo Chitarristico Romano, di registrare un brano molto difficile di Irma Ravinale, Jointly, uno di Mauro Cardi, Texture e Interludi Dialoganti di Flavio Scogna. Per il suo brano, Scogna chiedeva, nel finale, di suonare il MI sesta corda e immediatamente scordarla di un tono sotto; io non volevo che l’effetto di glissando fosse discontinuo (come avviene ïnevitabilmente se si abbassa la corda con la mano sinistra). E allora presi un giracorde e lo fissai con della plastilina (allora si chiamava ‘Pongo’): questo mi permetteva un bel glissando molto naturale e continuo; ricordo ancora la sua faccia stupita e la domanda “tutto questo per il mio pezzo?”
Racconto questo aneddoto per far capire il perche’ del mio avvicinarmi alla musica contemporanea: su tutto, il gusto per il gioco, l’esplorazione, l’ampliamento delle possibilità strumentali, il raccogliere sempre la sfida che ogni brano nuovo ci propone…
Difficolta’? Senz’altro il fatto che molta musica contemporanea imponga di trovare gesti nuovi, soluzioni, idee molto spesso inedite e impreviste, che nessuno ci insegna in conservatorio. Il caso limite, fino a oggi e’ stato per me Ko-Tha di Giacinto Scelsi, con la chitarra appoggiata in orizzontale e decine e decine di gesti nuovi da inventare per poter realizzare la partiiura: tanto per fare un esempio la chitarra e’ usata come uno strumento da percuotere con le unghie, con le nocche, sul ponte, sulla cordiera, il tutto contemporaneamente pizzicando le corde a vuoto: un vero viaggio in un altro pianeta dove gli abituali riferimenti diventano inutili e il chitarrista e’ costretto a costruire un rapporto nuovo con lo strumento.

Scelsi: ko-tha Miami 2008
http://www.4shared.com/account/file/65926158/cf67ef61/arturotallini_live_scelsi_kot-tha.html?sId=gCI0isHoAjewopog

Sembra essersi creata una piccola scena musicale di chitarristi classici dediti a un repertorio innovativo e contemporaneo, oltre a lei mi vengono in mente i nomi di Marco Cappelli, David Tanenbaum, David Starobin, Elena Càsoli, Emanuele Forni, Marc Ribot con gli studi di John Zorn … si può parlare di una scena musicale? Siete in contatto tra di voi o operate ciascuno in modo indipendente? Ci sono altri chitarristi che lei conosce e ci può consigliare che si muovono su questi percorsi musicali?

A.T.: L’interesse per la musica contemporanea si e’ effettivamente molto ampliato…; ma non sono d’accordo sulla domanda in se’: perche’ chi suona contemporanea non dovrebbe muoversi in modo indipendente? E perche’ parlare di una ‘scena’ ? Trovo esemplare l’esempio di Pollini, che da sempre accosta Boulez, Stockhausen a Beethoven o a Chopin; non c’e’ una setta che si occupa di strane faccende: ci sono chitarristi che, a differenza di altri, si occupano in particolare di questo repertorio.
Potremmo invece discutere sul perche’ siano pochi quelli che affrontano questo repertorio; secondo me è inevitabile pensare a Segovia: sappiamo quanto lui non amasse la musica contemporanea e preferisse un repertorio che, pur novecentesco, si reggeva comunque sulle stesse strutture armoniche e di pensiero della musica classica; mi pare opportuno ricordare che lui, parlando della musica che non amava parlava di nubarrones de la impotencia creativa; secondo lui, la vera musica, appunto il repertorio segoviano, sarebbe emersa dopo il dileguarsi di quei nubarrones…
E allora mi chiedo: cosa sarebbe oggi la chitarra se Segovia avesse chiesto musiche a Schoenberg, a Stravinsky, a Ligety o ad altri che hanno poi fatto la storia della musica del ‘900? Il prudente modernismo dei Turina, Ponce, Castelnuovo-Tedesco, ci ha regalato certo pagine ben fatte e a volte bellissime; pero’ esse hanno tenuto la chitarra un po’ ai margini di quel mondo in cui la musica viene inventata e non riproposta.

Castelnuovo-tedesco: Fantasia per chitarra e pianoforte II cd Musikstrasse
http://www.4shared.com/account/file/58419932/3bfeef3a/Castelnuovo-Tedesco_Fantasia_II.html?sId=gCI0isHoAjewopog
Castelnuovo-Tedesco, dal Romancero Gitano; Balladilla de los tres Rios con Vocelisensemnle diretto da Alberto Galletti CD Musikstrasse

http://www.4shared.com/account/file/56313482/f2550e23/balladilla_de_los_tres_rios.html?sId=gCI0isHoAjewopog

Dopo, molti di coloro che si sono formati nel contatto diretto con Segovia hanno fatto proprie le idee del grande spagnolo e, a loro volta, formato allievi; il risultato è che oggi esiste un settore, direi maggioritario, di chitarristi che non amano il repertorio contemporaneo soltanto per non averlo mai voluto avvicinare seriamente.
Altri chitarristi che si occupano di contemporanea: beh, senz’altro Magnus Anderson, Arnaud Dumond, e, naturalmente, Eugenio Becherucci, che ha suonato tutto il suonabile….


Di recente lei ha eseguito in concerto uno dei brani più famosi di John Cage 4’33’’, come ha reagito il pubblico e come mai proprio la scelta di questo brano?

A.T.: Il brano di Cage e’ stato per me una scoperta entusiasmante: il silenzio, associato all’immagine dello strumentista sul palcoscenico’ puo’ essere devastante, sconvolgente ed e’ quello che mi e’ stato detto da molti del pubblico. Il silenzio non e’ solo l’assenza del suono perche’ in questo caso ci si aspetta che lo strumentista suoni (fra l’altro io inizio ogni movimento con un ‘attacco’ …sul silenzio); e quel suono, che mai arriva non ci parla solo del silenzio riempito dai suoni-ambiente ma anche di una sorta di presenza-assenza, di una promessa non mantenuta, di una potenza che non diventa mai atto; come in quegli incubi in cui si sogna di parlare ma…la voce non esce….

Come mai questa scelta? Perché mi è sembrato bello che un pezzo del genere con una valenza così drammatica e con una tale forza simbolica fosse inserito nel repertorio della chitarra. Inoltre credo che ai chitarristi faccia bene scoprire di quali contenuti anche il nostro strumento possa farsi portatore: i festival chitarristici ci mostrano spesso come sia molto più facile far passare pezzi di grande furbizia strumentale e poco contenuto musicale, che addormentano un po’ il pensiero…è chiaro che c’è un tempo per i pezzi da pubblico e un tempo per il Nocturnal di Britten, ma forse un po’ di qualità in piu’ ci fa bene….
Britten: Passacaglia e song dal Nocturnal cd Tempi Moderni
http://www.4shared.com/account/file/56315218/e2a47f1a/8passacaglia_e_song.html?sId=AvlmL7upBIx9DN2I
A Settembre ad Alessandria durante il Convegno di chitarra di quest’anno ho fatto questo pezzo, prima delle Canzoni Lidie di Nuccio D’Angelo: lì, dove il pubblico non era certo incline alle avventure, devo dire che le reazioni sono state molto superiori alle mie aspettative.
In effetti credo che, da una parte, noi artisti dovremmo, almeno una volta nella vita, avere il coraggio di proporre cose dirompenti, e che dall’altra il pubblico tenda ad essere conservatore, solo nella misura in cui gli stimoli che riceve sono poveri di interesse: come spiegare altrimenti che 40 anni fa la RAI proponeva tutti i venerdi il teatro di prosa, da Eduardo De Filippo e Pirandello, e che il pubblico di allora, meno smaliziato di quello di oggi, non disdegnava affatto?

Si può pensare a 4’33’ come a un pezzo basato sull’improvvisazione indeterminata o come un pezzo di musica aleatoria?
A.T.: Come ho gia’ accennato, credo che 4’33” sia una geniale rappresentazione innanzitutto; e’ chiaro, pero’, che l’aleatorieta’ esiste, nella misura in cui sono imprevedibili i suoni dell’ambiente, le reazioni del pubblico, i rumori esterni ecc; mentre credo che l’improvvisazione sia assente dall’idea del pezzo.

Nel suo sito internet lei ha messo a disposizione tra gli mp3 uno dei pezzi musicali più famosi di Bruno Maderna: Serenata per un Satellite. Come mai la decisione di trasporre per chitarra questo pezzo così suggestivo e tra l’altro non molto diffuso?

Maderna: Serenata per un satellite Miami 2008
http://www.4shared.com/account/file/65926534/9782ac10/arturo_tallini_live_maderna_serenata_per_un_satellite.html?sId=gCI0isHoAjewopog

A.T.: Negli ultimi 2 anni della mia vita e’ successo qualcosa per cui l’esigenza di improvvisare e’ ‘salita’ da sola e si e’ concretizzata nell’incontro con la fantastica jazzista Marilena Paradisi: e’ li che il mio rapporto con l’improvvisazione (non jazzistica, voglio precisarlo) e’ iniziato. E immediatamente ho voluto cimentarmi anche da solo: quella esecuzione risale ad un concerto a Milano, alla Scuola Civica nell’aprile 2007. Perche’ la decisione di suonarlo? La risposta e’ sempre la stessa: cimeniarmi in pezzi che mi diano l’occasione di reinventare il mio essere musicista e mi portino ad ampliare i miei orizzonti.
Improvvisazione Live con Marilena Paradisi; Roma Università La Sapienza 2008
http://www.4shared.com/account/file/58633353/4f81eff3/11_online.html?sId=gCI0isHoAjewopog
E.: Questo pezzo del 1969, scritto su un grandissimo foglio con diversi pentagrammi messi in posizione non orizzontale e non in ordine, è un gioco di combinazioni che lascia all’esecutore libera possibilità rendendolo uno degli esempi più famosi di musica aleatoria. Che scelte ha operato per poter suonare questo pezzo? Ha tenuto presente il percorso musicale scelto da Claudio Ambrosiani nella sua trascrizione del 1985?


A.T.: Credo che l’idea di gioco di combinazioni, e quindi anche dell’alea,sia un po’ lontana dall’idea di Maderna: secondo me a lui non interessa il gioco matematico o il caso, ma la capacità evocativa della partitura, da una parte, e dell’interprete dall’altra: tanto è vero che in partitura ci sono molti segni che non hanno nessun significato musicale, ghirigori, scarabocchi, macchie….Secondo me lui in partitura, ci parla di mondi possibili: poi è l’interprete che li popola di personaggi, fantasmi, evocazioni, colori…Ho ascoltato la versione di Ambrosini che mi piace molto, come pure diverse altre. La scelta che ho fatto e’ stata di smontare, variare, destrutturare le frasi proposte, studiandole con tante diteggiature diverse: in tal modo ho trasformato la partitura in una sorta di ‘stanza dei giocattoli’ da prendere liberamente davanti al pubblico costruendo il pezzo lí per lí. Credo che sia l’unico modo per risolvere l’aporia scritta in calce alla partitura improvvisando, insomma ma! Con le note scritte.

Sempre nel suo sito internet lei ha messo a disposizione l’mp3 di Electric Counterpoint di Steve Reich, un pezzo per chitarra elettrica scritto nel 1984 per chitarre elettriche ed eseguito da Pat Metheny e che tempo è diventato uno dei pezzi di riferimento nel repertorio contemporaneo. So che è un pezzo decisamente difficile e complicato basato sulla sovrapposizione contrappuntistica di 9 tra chitarre e bassi elettrici. La sua interpretazione mi sembra realizzata con una chitarra acustica e caratterizzata da un suono più scarno e meno riverberato rispetto all’originale e all’ edizione di David Tanenbaum, vuole raccontarci quale è stata la sua esperienza per realizzare questo pezzo? Le capita di eseguirlo dal vivo?
Reich: Electric Counterpoint con Centocorde, diretti da Guido MunerattoMilano, Scuola Civica 2007
http://www.4shared.com/account/file/58502662/6ce82156/reich_Electric_Counterpoint.html?sId=gCI0isHoAjewopog

A.T.: L’esecuzione sui miei siti e’ dal vivo, quella su Myspace riguarda lo stesso concerto di Milano e è fatta su una chitarra classica da concerto.
La mia impressione di quel pezzo e’ quella di un magma informe e un po’ ipnotico da cui il solista esce e rientra in continuazione; lo trovo un pezzo bellissimo che non risente di un difetto che è frequente nel repertorio minimalista, il cadere nell’ inesorabilità del meccanismo che fagocita la stessa idea artistica che l’ha generato
.

Le confesso di essermi avvicinato alla sua musica dopo aver visto il suo video su you tube di Ko-tha di Giacinto Scelsi, pezzo da lei inciso nel suo bellissimo disco “Blu”, Scelsi è stato un compositore famoso per il sentimento di trascendenza e di spiritualità non di maniera che trapela dalle sue opere, come ha deciso di incidere questo pezzo dove la chitarra viene trasformata in uno strumento da percussione? E’ possibile cogliere dei parallelismi con la musica tradizionale giapponese per koto?

A.T.: Non posso parlare di questo repertorio, che non conosco; pero’ vorrei citare la frase che mi disse Giuseppe Pepicelli, mio collega e carissimo amico proprio alla fine di quella esecuzione: “bellissimo, ad un certo punto ho sentito un cambiamento nello stato di coscienza”.
Ecco, credo che Scelsi persegua proprio questo tipo di situazione, in tutta la sua musica. Lui si dichiarava un tramite fra mondo orientale e mondo occidentale e passava ore a improvvisare.
La sua ‘poetica di un solo suono’ , come è stata definita, è quanto di più potente si possa concepire in termini musicali: il suono visto come un prisma continuamente cangiante, con 1000 sfaccettature, enormi potenzialità di sviluppo. Scelsi diceva sempre che la sua musica andava improvvisata: contraddizione apparente, simile a quella di Maderna, ma credo che quello che lui ci chiede è di mantenere sempre viva la caratteristica di nascita, emersione, che ogni atto compositivo ed esecutivo porta sempre con se.
L’altra cosa che lui ci chiede, affrontare l’esecuzione come un atto mistico, di preghiera, non mi appartiene, visto che non sento nessun bisogno di trascendenza nella mia vita; quello che lui chiama trascendente e’ diventato per me, compiere, attraverso questo incredibile brano, un viaggio dentro sé stessi, verso quel trasformare in atto ogni potenza, che, secondo me, è il vero senso della trascendenza.

Un’ultima osservazione a proposito del fatto che qualcuno afferma (solo in Italia, peraltro) che Scelsi non sia stato l’autore delle sue musiche; mi riferisco ai molti che, negli anni hanno dichiarato che la musica di Scelsi in realtà l’avevano scritta loro… questo equivoco nasce da una sostanziale lontananza di Scelsi dal modo tradizionale di concepire lo scrivere musica: lui improvvisava su una piccola tastiera, registrando, e poi aveva una serie di collaboratori (molti dei quali ho conosciuto di persona) che trascrivevano le sue improvvisazioni, e lui sorvegliava in maniera maniacale il lavoro di trascrizione.
In seguito a questa sua abitudine di lavoro si è diffusa la leggenda che altri abbiano scritto la sua musica: ma allora mi sorge una domanda: se la musica di Scelsi è in realtà di altri compositori, la musica di costoro, invece, dove sta? E perché mai un compositore dovrebbe decidere di lavorare per un altro compositore, permettergli di appropriarsi della sua musica e, grazie a questo, permettergli pure di diventare una celebrità fin dagli anni 80? La SIAE esiste proprio per questo!

Dalla sua discografia si intuisce una sua disponibilità per collaborazioni e progetti musicali particolari, sono rimasto in particolare colpito dalle sue collaborazioni con cantanti jazz come Ada Montellanico, con cui ha realizzato il bellissimo cd “Zorongo” Omaggio a Garcia Lorca, e Marilena Paradisi, con cui ha iniziato il progetto “Intuendo”. Come sono nate queste collaborazioni? Cosa si prova a suonare a fianco di cantanti jazz? Pensa di incidere un cd anche con Marilena Paradisi?

A.T.: I due progetti che cita sono molto diversi fra loro; Zorongo è nato dalla necessità di riscrivere le canzoni popolari di Garcia-Lorca che nella ’vulgata’ chitarristica circolano in edizioni quasi sempre facilitate che riducono un po’ troppo l’accompagnamento chitarristico ad accordi semplici, mentre l’armonizzazione del poeta spagnolo è ben più interessante; per quanto riguarda la scelta di Ada Montellanico, mi piaceva l’idea di usare una voce non classica, non appesantita dall’impostazione lirica e che avesse un colore un po’ inedito per questo tipo di repertorio: mi pare che l’intento sia stato realizzato bene.

Il progetto con Marilena, Intuendo, invece è su un piano completamente diverso, perché è basato sull’improvvisazione, non jazzistica né necessariamente atonale: inizialmente cio’ che facevamo era pescare dentro il nostro immaginario musicale, con i suoi colori, stili, generi, per elaborarlo, evocarlo, variarlo e, in fondo, trascendendolo: ci e’ cosi’ capitato di fare una cosa che ricordasse ad esempio un blues o un samba, o un pezzo di Petrassi, ma che in verita’ non erano ne l’uno ne l’altro, in quanto erano solo evocazione di quei colori.
Ora il nostro progetto si e’ molto trasformato: non c’e’ piu’ l’idea del modello ma pura e semplice creazione di mondi sonori nuovi che non derivano altro che dall’ascolto di cio’ che accade qui e ora.
A Maggio all’Università La Sapienza di Roma, abbiamo fatto un esperimento molto interessante: improvvisare su quadri di pittori contemporanei che non avevamo mai visto prima…un vero e proprio tuffo dentro sé stessi e dentro la musica…senza rete!

Si, c’è l’idea di fare un disco, e credo che sarà entro dicembre.
improvvisazione Live; Roma Università La Sapienza 2008
http://www.4shared.com/account/file/58505728/74445fc2/an_impro.html?sId=gCI0isHoAjewopog

Sempre parlando di collaborazioni lei dal 2000 suona in duo con Eugenio Becherucci. Esistono più video su you tube dove suonate insieme, vuole parlarci di questa collaborazione e descriverci quello che suonate in questo video?

A.T.: Nel video suoniamo un brano di Eugenio basato su un testo di Jacopone da Todi in cui usiamo la voce, suoni percussivi sulla chitarra, e c’è una sorta di dialogo tra due identità, fra due pensieri: da una parte l’anelito di vita e dall’altra la minacciosa incombenza della morte continuamente evocata da uno dei due personaggi e così cara alla visione cristiano-cattolica del mondo: siamo nulla perché siamo finiti e tutta la nostra vita è un niente se paragonata alle grandezze dell’universo. Detto per inciso, è un punto di vista rispettabile ma che non condivido minimamente. Dal punto di vista musicale, invece, il brano è molto interessante perché, come spesso capita nella musica di Becherucci, c’è un uso parsimonioso e intelligente di materiali musicali che portano in sé il modalismo, la cultura popolare, una certa aleatorietà, sempre con un senso della sintesi che trovo ammirevole nelle sue musiche.

Per quanto riguarda il duo, Suoni Inauditi, è nato dalla fascinazione subita da ambedue nei confronti di Salut für Caudwell di Helmut Lachenmann, uno dei più grandi compositori tedeschi viventi. E’ un pezzo incredibile, monumentale (dura fra l’altro circa 30’…); i due chitarristi sono chiamati a un vero tour de force esplorativo sulla chitarra, che viene usata per il 90% in luoghi inusuali (i suoni sono ad esempio quasi sempre nella zona fra il 19° tasto e il ponticello, con un bottle neck), con una complessissima ricerca sugli armonici. Come pure è spettacolare la sezione di 5’-6’ in cui i due musicisti declamano ritmicamente un testo in tedesco (preso da uno scritto di C. Caudwell, poeta marxista inglese), con effetti di frammentazione sillabica delle parole e destrutturazione verbale. Attorno a questo lavoro iniziale il duo si è coagulato attorno al repertorio contemporaneo per 2 chitarre; negli ultimi 2 anni, però, suoniamo anche programmi più classici, con la mia trascrizione del Concerto Italiano di J. S. Bach, la sonatina Canonica di Castelnuovo-Tedesco e altro.

Lei ha suonato e inciso dischi anche con due trii il Trio Concentus con cui ha inciso il cd dedicato alla musiche di Musorsky e di Ravel e il Trio Chitarristico di Roma con cui ha inciso i cd “Recital” e “Rara”, come la scelta del trio, un po’ inusuale per la chitarra classica e soprattutto tornerete a suonare assieme?

A.T.: Gli anni dei 2 trii sono ormai lontani…sono state due esperienze diverse fra loro: il Trio Chitarristico di Roma lavorava sempre attorno ad un’idea di ricerca, un progetto preciso, un’idea artistica che poi diventava disco, concerto; il Trio Concentus ha lavorato sempre attorno all’idea di superare il concetto stesso del trio di chitarre: il lavoro fatto sulle ouvertures di Rossini, o su Musorgsky e Ravel ha come idea di base sempre quella di oltrepassare i limiti di questo ensemble: non a caso usavamo 4 chitarre e non tre e io passavo continuamente da una chitarra normale ad una bassa accordata una quinta sotto; c’era poi un lavoro direi ossessivo sul timbro, sull’evocazione dei colori, sulla ricreazione delle masse orchestrali. Insomma era un lavoro di orchestrazione e di concertazione continua.
Poi, per varie vicissitudini il Trio Concentus (che è venuto dopo il Trio Chitarristico di Roma) ha cessato la sua attività.
So che lei ha effettuato delle registrazioni per un nuovo programma radiofonico della Rai, di che si tratta? Si parlerà di chitarra classica? Quando andrà in onda?

A.T.: In realtà ho varie volte partecipato a trasmissioni radiofoniche: citerei quella su Turina, che feci a radio vaticana in occasione del centenario della nascita, quella su Castelnuovo-Tedesco, in occasione del mio CD sul compositore fiorentino; e poi senz’altro il ciclo di 8 trasmissioni, sempre su radio Vaticana, dal titolo La Chitarra, strumento dell’Umano Sentire. È stata un’esperienza molto bella, in cui ho fra l’altro intervistato Oscar Ghiglia, Rolf Lieslevand, parlato di varie problematiche sulla chitarra, presentato pezzi in prima assoluta; magari potremmo pubblicarle sul vostro blog….
Per quanto riguarda l’ultima, è stata la proposta da parte mia alla RAI di un ciclo di trasmissioni aventi come centro la favola di Amore e Psiche, in cui la chitarra sia rappresentata da Psiche, sempre in rapporto con lo sconosciuto, cioè con uno strumento ogni volta diverso; in effetti la puntata pilota, come viene chiamata in gergo, è stata incentrata su un brano, scritto per l’occasione, da Matteo D’Amico per Flauto e Chitarra, che io ho suonato con Manuel Zurria. Adesso vedremo cosa la RAI deciderà: può darsi che il ciclo che ho proposto si realizzi oppure no; in attesa, mi tengo la soddisfazione di questa nuova esperienza radiofonica.


Quale significato ha l’improvvisazione nella sua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc? O forse nell’ambito della musica contemporanea è preferibile parlare di improvvisazione aleatoria?

A.T.: Parto intanto dall’ultima domanda: quando parliamo di opere artistiche improvvisate che provengono dall’ascolto di sé e di quello che succede, non si può mai parlare di aleatorietà: l’alea vera è quella legata al caso, un dado tirato sul tavolo, una macchina che passa per strada, una foglia che cade dall’albero in un determinato momento e non in un altro…Mi viene in mente Spiral di K. Stockhausen in cui l’interprete dialoga, improvvisando, con un ricevitore radio a onde corte che gli trasmette suoni imprevisti e casuali: e questa è la parte aleatoria, poi però c’è la reazione umana che risponde con l’ascolto a ciò che succede, e qui l’alea finisce e inizia quell’istintività musicale, chiamiamola così, per cui a un certo suono si reagisce con un certo gesto musicale. E va detto che, ovviamente, se dovesse capitare lo stesso suono da parte del ricevitore, la reazione umana sarebbe diversa di volta in volta…
Detto questo, l’improvvisazione per me ha un significato enorme: e’ gioco, esplorazione, suoni, mani…tutti elementi che in un feedback continuo e vicendevole creano mondi sonori irripetibil.
Mi viene da dire che essa e’ una risposta all’angoscia umana della morte, della finitezza delle cose che spesso cerchiamo di calmare con opere che ‘resteranno per sempre’: il rifiuto di fermare un atto artistico da poter poi ripetere a piacimento, e’ l’estrema affermazione di una creativita’ che non teme di finire nel momenio stesso in cui nasce. D’altra parte l’aspetto improvvisativo che, sebbene cristallizzato, c’è sempre nella musica scritta, viene recuperato proprio nell’esecuzione: come non pensare ad una esecuzione dell’Adagio di Aranjuez senza sentirlo come se fosse un’improvvisazione?

Al di fuori della musica classica e per chitarra classica ascolta altri generi musicali?

A.T.: Quasi esclusivamente jazz: Miles Davis, Chet Baker, Coltrane; ma ascolto volentieri anche gli Area i Weather Reaport, Mahavishnu Orchestra e infine Paolo Conte, Guccini, de Andrè. Ascolto pochissimi dischi di chitarra classica…

Come vede la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario?

A.T.: Credo che quella attuale dell’mp3 sia una delle tante evoluzioni cui la nostra società ci sottopone: l’altro ieri c’era il 33 giri, poi c’è stato il cd ora l’mp3 e domani non lo sappiamo: si tratta, da parte del mondo della musica professionale, di cogliere le novità, intuire dove si sta andando ed essere disposti ad andarci, cambiando delle abitudini e delle mentalità.

Ci consigli cinque dischi per lei indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta …

A.T.:La Passione Secondo Matteo di J. S. Bach di Klemperer; lo so che e’ molto romantica e per niente filologica, ma mi piace molto il senso di grandezza a volte un po’ oscura che riesce a dare
2. Il disco di Boulez sui capolavori orchestrali di Debussy, Ravel e Bartok
3. Le esecuzioni di Chopin fatte da Pollini
4. La quarta di Brahms diretta da Kleiber
5. I quattro pezzi per orchestra ciascuno su una nota sola e i Canti del Capricorno per voce sola di G. Scelsi

Quali sono invece i suoi cinque spartiti indispensabili?

A.T.: 1. la Ciaccona di Bach (sia nella versione originale sia in quella di Busoni)
2. Le bagatelle di Walton
3. Il Nocturnal di Britten
4. La Serenata per un satellite di Maderna
5. Un quaderno di pentagrammi vuoti per annotarci le mie idee musicali e per annotare le improvvisazioni meglio riuscite…

Il Blog ha aperto di recente una nuova rubrica dedicata ai giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli si sente di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

A.T.: Studiare tanto, non solo la chitarra
Ascoltare molta musica, non solo per chitarra
Frequentare molti strumentisti non-chitarristi
· Non andare mai ad un concorso dicendosi che l’importante è partecipare:
no, l’importante è vincere, e se non si vince è importante capire cosa potevamo fare di meglio e saper riconoscere se c’era qualcuno piu’ bravo di noi
Imparare da subito a non considerare per oro colato ciò che dice l’insegnante: anche il migliore di tutti può dire cose che non ci corrispondono e comunque egli esprime la sua visione, la sua storia, la sua modalità e mai verita’ assolute
Imparare a concepire la musica come possibilita’ che ogni giorno si realizzano, aggiungendo ad ogni esecuzione una piccola nuova scoperta


Con chi le piacerebbe suonare?

A.T.: non in ordine di preferenza…: Rolf Lieslevand, Paolo Conte,Edin Karamazov, Placido Domingo, Wayne Shorter; e poi con tutti quegli artisti che quando suonano ti fanno sentire una presenza, un’identità, che ti fanno capire che tutta la loro vita è lì, sta avvenendo in quell’esecuzione.

Quali sono i suoi prossimi progetti?

A.T.:· Un progetto anche discografico sul filo della Ciaccona di Bach e dell’improvvisazione con brani di Maderna, Pisati, Brouwer. Sono infatti convinto che la Ciaccona abbia un legame strettissimo con l’improvvisazione e che possa essere quindi una valida cerniera all’interno di una serie di proposte improvvisative.In questo progetto è anche coinvolto il compositore Maurizio Pisati, che stimo molto per il senso del gesto musicale e la grande intelligenza costruttiva: la sua musica e’ musica in ogni momento, non diventa mai gesto astratto. Stiamo elaborando un progetto che terrà presente la Ciaccona di Bach come mondo di riferimento…credo che ne uscirà una cosa originale e intrigante.
· Lo sviluppo di Intuendo, che sta crescendo tantissimo e che sono sicuro esploderà grazie ad una incessante ricerca sia mia sia di Marilena Paradisi nel campo dell’improvvisazione.
· Nuovi pezzi scritti per me: Guido Boselli ha già scritto per me treperuno pezzo che, su mia richiesta, sfrutta non solo la chitarra ma il chitarrista, trasformandolo in essere risonante che usa molte delle risorse sonore a sua disposizione; e poi il pezzo di Pisati.
· E poi altri concerti in Inghilterra, Spagna, Norvegia, in Italia (il prossimo a Novara il 19 ottobre per il Conservatorio), in Messico e una nuova tournee negli USA nell’Aprile 2009
· La nuova edizione di Fondamenti di Chitarra, scritto con Fernando Lepri 20 anni fa e adesso in procinto di essere ripubblicato sempre per Rugginenti.
Stiamo cambiando diverse cose dell’impianto, aggiungendo qualche esperienza di musica non tradizionale (si, insomma, contemporanea); e, naturalmente, abbiamo reso la grafica un po’ più moderna: quella di 20 anni fa, scritta senza computer ma con una eroica macchina per scrivere a testina rotante fa oggi un po’ tenerezza oltre ad essere inadatta al mercato attuale.
· Proseguire nel lavoro appena ïniziato nel Conservatorio di Santa Cecilia creando una classe in cui la musica, la consapevolezza del gesto musicale e l’ascolto siano la chiave del lavoro.
· Nell’immediato….andare a fumare il narghilè sulla mia amaca!

Giuliani Concerto op. 30 III movimentoRoma 2000 Orchestra del Gonfalone, Michele Gasbarro direttore
http://www.4shared.com/account/file/58465270/453fc75b/giuliani_concerto_III.html?sId=gCI0isHoAjewopog
Petrassi Suoni Notturni Miami 2008
http://www.4shared.com/account/file/65918936/d7e939bb/arturotallini_live-petrassi_suoni_notturni.html?sId=gCI0isHoAjewopog

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