Intervista a Enrico Bettinello (Direttore del Teatro Fondamenta Nuove) di Andrea Aguzzi (Febbraio 2009)


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Interviste

Qual‘è la storia di questo Teatro? Da quanto è “operativo” nell’ambito delle manifestazioni culturali veneziane?

Enrico Bettinello: Il Teatro è attivo dalla prima metà degli anni Novanta e “nasce” come palcoscenico per la danza, ma poi negli anni si è connotato sempre più come “luogo” della contemporaneità in una città che, Biennale esclusa, sulle arti sceniche contemporanee non ha poi così tante occasioni di confronto.
Dopo avere organizzato al Teatro alcuni concerti molto seguiti, dal 2003 l’Associazione Vortice gestisce direttamente la struttura e si è ritagliata in questi anni un ruolo di centralità nel panorama culturale veneziano.


Quali sono le sue caratteristiche tecniche? Cosa mettete a disposizione degli artisti, siano essi impegnati nella danza, teatro, musica o multimedialità?

E.B.: Il Teatro ha una struttura molto semplice e “postindustriale”, con una pianta rettangolare e un grande palcoscenico: la sua caratteristica sono i muri in mattoni, che spesso affascinano compagnie e artisti, che ne fanno una scenografia semplice e di grande impatto emozionale.
Il reparto tecnico, gestito da uno staff di assoluta qualità, ha a disposizione una scheda tecnica ampia [la si trova nel nostro sito web] e ovviamente consente agli artisti di disporre di possibilità tecniche molto varie, anche se – come è evidente – compatibili con lo spazio.

Quante persone occupa l’organizzazione del teatro?

E.B.: C’è uno staff organizzativo di quattro persone, cui si aggiungono tirocinanti e collaboratori esterni, mentre il reparto tecnico conta, oltre ai responsabili, un numero variabile di persone di differente competenza [luci, audio, scenografia, macchinisti…]

Come è composta la vostra programmazione? A cosa date maggiore importanza?

E.B.:Originariamente sia Massimo Ongaro – che è stato direttore fino alla primavera del 2008 – che io, proveniamo da interessi e ambiti professionali legati alla musica e il lavoro di Vortice è nato con la rassegna “Risonanze”, che è ancora il fiore all’occhiello della nostra programmazione. Negli anni poi l’indagine si è allargata anche alla danza e al teatro contemporaneo, creando un programma nel quale le varie proposte costituiscono un affascinante viaggio nella contemporaneità. Attualmente la stagione è composta, oltre che da “Risonanze”, da “danzedautunno” – in collaborazione con Arteven – e da “Movimenti – gesti di teatro necessario”, in collaborazione con OperaEstate Festival di Bassano, ma anche da appuntamenti come “Resi/dance” “Happy New Ears” a Capodanno e via dicendo. Negli anni l’importanza viene assunta sempre più dall’integrazione fra questi percorsi, alle possibilità di residenza e di network che la presenza degli artisti crea.

Il pubblico come reagisce alle manifestazioni? Io personalmente ho assistito a diversi concerti qui nel corso degli anni e ho sempre trovato il Teatro pieno, anche se le proposte non erano ..semplici.

E.B.: Per quanto riguarda la musica, abbiamo costruito un pubblico negli anni e posso dire con orgoglio che “Risonanze” è una rassegna che ha dimensione europea [ne parla Wire, etc.]: chi viene nel nostro Teatro sa che trova qualità massima, che nella contemporaneità è molto importante. Abbiamo poi, accanto agli appassionati della danza e del teatro contemporaneo, un vasto pubblico universitario curioso di confrontarsi con esperienze linguistiche e espressive sempre nuove. Diciamo che il pubblico reagisce in modi sempre vari, certamente è molto attento e rispettoso, anche se poi riesce a sviluppare una propria opinione e questo è per noi un grande risultato, in un’epoca di menefreghismo o di adesione cieca e entusiasta a qualsiasi cosa venga spacciata per “cult”.

Dal 2003 le rassegne Risonanze e La Costruzione del Suono sono confluite nel Teatro ci vuoi parlare di queste due rassegne storiche? Ero ancora studente universitario quando andavo a sentire le loro proposte allo IUAV ed erano sempre delle belle esperienze ….anzi forse ci siamo conosciuti proprio in una di quelle occasioni…

E.B.: Come accennavo, “Risonanze” è nata prima che gestissimo il teatro, in seno allo IUAV e ci è sembrato naturale trovarle una “casa” che garantisse continuità e sviluppo. Per quanto riguarda La Costruzione del Suono, che sviluppava un percorso laboratoriale e artistico su musica e nuove tecnologie, era legata al Centro Culturale Candiani e ha avuto, a dispetto di quanto forse viene percepito oggi [forse perché il luogo non godeva all’epoca di un gran favore di pubblico] un grande successo, con i concerti di artisti come Mouse on Mars o Otomo Yoshihide, ma anche con seminari che hanno chiamato allievi da tutta Europa. Non c’è dubbio che in molte proposte di “Risonanze” siano confluite anche le tensioni e le riflessioni di quell’esperienza.

Quali sono le vostre proposte previste per il 2009?

Enrico Bettinello: A Marzo parte la seconda parte di stagione, rimando al sito http://www.teatrofondamentanuove.it/ o al nostro Facebook per aggiornamenti sempre freschi, ma posso già anticiparti che per “Risonanze” avremo un alternarsi di jazz d’avanguardia e elettronica, con nomi come Fennesz, Vladislav Delay e Steve Beresford, ma anche molti altri… Anche “Movimenti” avrà nuovi appuntamenti, che coinvolgeranno alcune tra le più interessanti compagnie di teatro di sperimentazione.

Come pensi che questa crisi economica mondiale impatterà con la programmazione del Teatro? Ci sono segnali negativi dagli sponsor?

E.B.: La situazione è difficile in ogni settore e la cultura tra quelli che ne risentono maggiormente, anche se paradossalmente sarebbe proprio questo il momento di spingere, perché solo dalla cultura possono venire gli spunti per cambiare, crescere, confrontarsi. L’Assessorato alla Produzione Culturale del Comune, così come quello della Provincia, hanno dimostrato negli anni una grande sensibilità nel sostenere il nostro lavoro: chiaramente la crisi colpisce fortemente gli enti locali, ma spero che nel dialogo costante con questi nostri interlocutori, riusciremo assieme a trovare le modalità per non far scendere qualità e numero di progetti.

Come vedi la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario?

E.B.: È una domanda che richiederebbe risposte molto lunghe e non facili: diciamo che oggi la crisi mi appare come inevitabile e forse ce ne saremmo potuti accorgere tutti anche prima. Diciamo che basta farsi una chiacchierata con un ragazzo di 18 anni per vedere sgretolare anni di convinzioni: la musica per come l’abbiamo concepita noi, in termini di oggetto, di mito, di culto, di argomento, non esiste più e non esisterà più. Le nuove tecnologie, così come è stato in passato con altre rivoluzioni, sono sempre una sfida e io sono ansioso di immergermi in quello che porterà. Il mercato del cd, così come quello del vinile, verrà progressivamente e rapidamente marginalizzato, ma non eliminato. La musica ha comunque bisogno di togliersi da una serie di cronicità – di buona e cattiva fede – che la affliggono e qualche scossone non farà male.

Come deve fare un artista che vorrebbe venire a suonare da voi per proporsi? Che cosa chiedete agli artisti?

E.B.:Ci arrivano mediamente decine di proposte ogni settimana, di tutti i tipi, dalla più irraggiungibile rockstar all’improbabile cantautore di condominio! Abbiamo ovviamente negli anni sviluppato una rete di rapporti di grande fiducia e qualità, nonché una nostra linea artistica, ma siamo sempre curiosi di sentire nuove cose. Chi è interessato può mandare un cd al nostro indirizzo che trova sul web. Dagli artisti io attendo sempre di venire sorpreso, non amo molto chi non si prende dei rischi e questo capita ahimè molto più spesso di quanto si creda, anche nei musicisti più talentuosi.

Ultima domanda .. qual’è per te il disco migliore di un chitarrista uscito nel 2008?

E.B.: Accidenti, dovrei andare a ripescare nella memoria di un anno che non mi è sembrato proprio indimenticabile, come dischi. Mi limito quindi a segnalare Paolo Angeli e Enrico Terragnoli come chitarristi, quest’ultimo troppo sottovalutato.

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