Intervista a Marco Maguolo di Andrea Aguzzi (Dicembre 2009)

Interviste


Caro Marco, raccontaci un po’ come è iniziata la tua attività e quando hai deciso che avresti fatto il liutaio…

Ho deciso che avrei fatto questo mestiere nel momento in cui ho comprato per la prima volta i legni con cui avrei costruito la mia prima chitarra. Come spesso accade ci si rende conto delle proprie scelte dopo alcuni anni, quando riesci ad unire tutti i punti di un percorso ed a trovare le ragioni che ti hanno portato a ciò che sei e che sei stato. Per me è stato così, è successo. Vuoi l’istinto, il caso, la preddisposizione, ma anche la consapevolzza di non essere un Musicista ma di essere intimamente un artigiano, per forma mentis e per natura, unendo la musica all’artigianato il risultato è la liuteria. Ho comprato i legni e mi sono costruito la prima chitarra con l’aiuto del libro di Mario Garrone. Nel frattempo ho sempre lavorato e studiato chitarra, ma la cosa strana è che non ho mai avuto l’impressione che la liuteria fosse per me un hobby ma un ulteriore studio che poi mi avrebbe portato al mio lavoro. Sono stato fortunato. Soprattutto di incontrare Mario Novelli e gli insegnanti di chitarra che mi hanno incoraggiato a continuare. Devo ringraziare i Maestri Tommaso De Nardis, Giorgio Baratella, Dario Zennaro e Mauro Zanatta, se non fosse per loro probabilmente non avrei continuato.


Che differenza c’è tra le tue prime chitarre e quelle ultime uscite riprese nelle foto e nei video?

Come in ogni percorso di formazione e lavorativo le persone vivono dei cambiamenti, il risultato del lavoro non è da meno. Se facciamo un paragone con la musica è scontato che un musicista affronta i brani in modo diverso da giovane o da maturo. Per il liutaio il discorso non cambia. Io mi sento ancora in fase di sviluppo, anche se da un anno a questa parte devo dire che sono arrivato ad un proggetto che mi convince sia dal punto di vista musicale che estetico. Sono molto severo con i miei primi strumenti, in passato facevo delle scelte estetiche che ora non metterei più in pratica, ad esempio fino e due anni fa utilizzavo il paduko per la filettatura, quando rivedo quelle chitarre le trovo molto pesanti e poco eleganti, adesso uso l’ebano ed il paduko fornisce solo dei dettagli. Oltre agli aspetti estetici ho lavorato anche sulle questioni strutturali, diciamo architettoniche, dello strumento ed a quelle acustiche legate agli spessori ed all’incatenatura. Mi aiuta il fatto di produrre cinque strumenti in parallelo che completo ogni 3-4 mesi circa. La possibilità di apportare le modifiche su cinque strumenti ti consente di verificare su più casi se funziona, la poca distanza tra una produzione e l’altra ti permette di avere una memoria più fresca su quello che hai fatto prima, per poterlo confrontare con il presente.

Con quali materiali preferisci lavorare?

Adoro lavorare il manico in cedrella. Mi piace sentire ll suono del pialletto, delle sgorbie, degli scalpelli che scivolano dentro il materiale. Mi piace la consistenza e la lavorabilità, la sua uniformità a volte si lascia scappare qualche venatura capricciosa, ma questo lo rende meno noioso e sempre interessante.


Quanto riesci a soddisfare le richieste dei tuoi clienti? Mi spiego meglio facendoti un esempio banale .. se ti chiedo una chitarra classica con sette corde, a spalla mancante, diapason 66 cm .. magari amplificata .. ci sono problemi?

In passato ho fatto strumenti sperimentali, tra cui una otto corde amplificata con spalla mancante. Fortunatamente non me ne hanno più chieste. Se capitasse probabilmente accetterei, tutto sommato non fa male andare fuori dalla routine ogni tanto, e poi il lavoro è lavoro, a meno che uno non mi faccia una richiesta folle, perchè non andare in contro al cliente?


In quanto tempo evadi un ordine per uno strumento? Quali sono i tuoi tempi di attesa?

Attualmente ho una lista d’attesa di un anno-un anno e mezzo. Dipende molto dai restauri che mi arrivano, questo è un servizio che bisogna fare ai musicisti. Ovviamente questi lavori hanno la priorità in quanto devi cercare di restituire la chitarra il prima possibile trascurando la produzione.
Quali chitarre ricordi con più affetto?

Ogni chitarra è un piezzo e ‘ccore! Comunque la storia più bella è la follia che ho realizato per Mauro Zanatta. Oltre allo strumento, (chitarra a 13 cori, 21 corde totali) c’è dietro un anno di lavoro e discussioni. Lui veniva in laboratorio e con i pezzi di legno in mano, passo passo, decidevamo come procedere. Alla fine abbiamo montato le corde assieme, è stato molto bello. Devo molto a Mauro, se faccio questo lavoro lo devo anche a lui.

Si fa una gran parlare a volte della liuteria come una vera forma d’arte, cosa che è sicuramente vera per alcuni strumenti .. i violini di Stradivari, ad esempio, tu come liutaio, ti senti più vicino all’arte o .. all’artigianato artistico? E perché?

Ho pensato molto a questo. Se parliamo in linguaggio comune, il modo di dire “Sei un artista” è spesso utilizzato per sottolineare ed apprezzare le capacità di una persona. Se penso invece alla parola “artista” io intendo l’ultimo anello della catena, alla fine del processo creativo. L’artista deve esprimere concetti o dare emozioni non basta che si legga la sua presenza o unicità nell’opera che ha prodotto. Il liutaio è un artigiano, continua a riprodurre uno strumento che deve essere utilizzato dai musicisti (artisti). Per quanto ogni strumento sia unico e si possa leggere la mano dell’uomo che lo ha costruito, rimane sempre un oggetto di artigianato artistico, o semplicemente un oggetto, almeno fino a quando un musicista non gli da vita. Non vedo la ragione di doversi sentire artisti quando dietro la parola artigiano c’è già un mondo infinito ed una dignità puramente umana.

E’ vero che fai tutto “in casa”? Filetti, ponticelli, etc? Qual è il costo di una tua chitarra?

Secondo me una chitarra di liuteria non può prescindere dall’essere originale in tutte le sue parti, quindi non utilizzare semilavorati, filetti già assemblati o rosette pronte. Ritengo che anche la vernice sia importante, secondo me il pregio artigianale della gommalacca o delle vernici ad olio (anche se nella chitarra non si usano) è importantissimo, non condivido la scelta di utilizzare vernici sintetiche date a spruzzo su strumenti di pregio, ma forse questo è una mia fissazione.
Quindi si, faccio tutto a mano.
Quest’anno vendo a 2200 euro, ogni anno aumento di 100 euro. Penso che manterrò questa politica anche in futuro, ho visto che funziona anche perchè in questo modo il cliente ha sempre la garanzia che il suo strumento non perderà mai di valore.


So che di recente si è fatta un po’ di inutile polemica attorno alle tue chitarre, qualcuno in internet non sembra capacitarsi come fai a fare chitarre così a questi prezzi .. che cosa è successo?

Uno degli infiniti difetti che ha il web è quello che ci si può nascondere dietro un nickname e parlare a vanvera. Non mi disturba se le mie chitarre non piacciono, può capitare. La cosa che non mi piace è quando si critica senza competenza, e senza aver mai visto un mio strumento (neanche in foto) mettendo in discussione la mia onestà e la mia serietà nel lavoro. La faccenda comunque è chiusa, c’è stato un dibattito su un blog che si è concluso. Se comunque altri avessero di questi dubbi sappiano che possono venirmi a trovare quando vogliono. Per chi fosse interessato ad approfondire vada a leggersi sul blog di Luca Waldner l’argomento “la crisi”.
La scelta del prezzo è una questione molto importante per inserirsi nel mercato. La mia è stata ben meditata, prima di tutto perchè ho fatto anche l’operaio e conosco il costo del denaro, poi perchè preferisco vendere a meno ma avere la “sicurezza” di vendere tutto. In questo senso porto avanti il nome del mio Maestro Mario Novelli. Grazie al suo eccezionale rapporto qualità prezzo, molte persone, che non si sarebbero mai potute permettere di spendere, hanno suonato su uno strumento di liuteria. La liuteria è anche cultura, è importante diffonderla.

Parliamo di marketing. Quanto pensi sia importante per un professionista del tuo settore? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi?

Penso sia importantissimo in qualsiasi settore. Non penso al marketing ad alti livelli, quello che ha bisogno di un percorso universitario, ma piuttosto di quel buon senso ed intuito che è necessario nel momento in cui ti devi proporre ad un pubblico, al cliente o comunque a chi ti può dare lavoro. Conosco enormi Musicisti, persone nate per fare questo mestiere, che hanno un grande difetto: sono troppo artisti. Ritornando alla domanda precedente, secondo me bisogna essere sprattutto artigiani, professionisti e quindi imprenditori di se stessi.

So che sei stato tra i liutai italiani che l’anno scorso hanno esposto i loro strumenti a Madrid, che ricordi hai di quella esperienza? Ti è stata utile?
E’ stata una bella esperienza. E’ sempre piacevole condividere delle occasioni con i colleghi. Ho avuto modo di visitare il laboratorio di Ramirez e ovviamente la città, che è meravigliosa. Purtroppo il periodo di eposizione era successivo al festival, quindi non c’era grande movimento, in ogni caso esporre assieme ai colleghi spagnoli è stato positivo, almeno per l’aspetto del gemellaggio culturale. Tutto è utile, credo che abbia avuto più risonanza in Italia che non in Spagna.
Quali sono i tuoi colleghi di cui hai più stima e che magari consiglieresti a un musicista a cui magari per motivi di tempo o di caratteristiche della richiesta sai di non poter far fronte alle sue necessità?
Avendo dedicato la mia attività prettamente alla costruzione di chitarre classiche, evito di mettere le mani su strumenti elettrici, perchè richiedono competenze, soprattutto per quel che riguarda l’elettronica, che io non ho e non mi interessano. Se mi arrivano richieste di questo genere indirizzo il cliente da De Santis a Treviso o nei due negozi di strumenti che ci sono a Mestre.
Rimanendo nell’ambito della liuteria classica penso che se mi arrivassero restauri di strumenti importanti come Torres, Hauser, Simplicio ecc. indirizzerei i proprietari dai F.lli Lodi o da Luca Waldner e per eventuali stime, o restauri stessi, da Frignani.
Se il cliente mi chiede una chitarra acustica lo indirizzo ad Aldo Illotta e per i liuti e strumenti antichi sono sicuro che Silvia Zanchi gli saprebbe dare le risposte giuste.

Chi sono secondo te i nomi di riferimento della liuteria italiana per chitarra classica?

Devo dire che da 10-15 anni a questa parte la liuteria italiana è cresciuta moltissimo, quindi trovare ottimi colleghi non è difficile. Tra di loro i miei punti di riferimento sono:
Giussani; per la capacità produttiva senza dimenticarsi l’alta qualità, eccellente nel rapporto qualità-prezzo e nella conoscenza del mercato.
Coriani; Per la conoscenza del mondo della chitarra di liuteria e soprattutto della materia prima. La sua verniciatura a gommalacca è stupenda come la lavorazione.
Bottelli e Vailati; per la loro precisione maniacale ed il loro gusto estetico.
Zontini; per la poesia che mette nel suo lavoro, oltre al fatto che se è riuscito a far suonare bene una chitarra di cartone figuriamoci quelle di legno!
Migliorini-Pozzi; mi piace molto il loro progetto (che è diametralmente opposto al mio) e come lavorano, credo che la loro idea d’impresa e di collaboazione sia unica e ben gestita.
Frignani; perché è il liutaio più completo che conosco. E’ un ottimo costruttore sia di strumenti a pizzico che ad arco. Eccellente restauratore e conoscitore degli strumenti storici. Ottimo imprenditore artigiano.
Non da ultima, ma come degno coronamento della lista, nomino nuovamente Silvia Zanchi. Si è costruita un percorso formativo molto solido. Ammiro molto le ricerche che ha fatto sulla gommalacca e la perizia che usa lavorando sui suoi strumenti….poi c’è bisogno di quote rosa anche in liuteria!

Com’è la situazione del mercato in questo momento, questa crisi si sente o.. è solo psicologica?
Devo dire che sono fortunato, comunque sto superando la crisi indenne. Probabilmente la fascia di mercato in cui mi sono collocato si è salvata. Il grosso rischio, sempre considerando i limiti della mia esperienza e delle realtà che ho conosciuto, è quello di operare in un settore molto definito e limitato come il nostro. Il vantaggio, invece, è che si tratta di un settore di alta qualità, con una clientela mediamente molto esigente. Se devo pensare al’economia italiana, credo che l’unico scudo alla crisi economica, so di non dire una novità, sia puntare sull’alta qualità.
Se dovessi distinguere i clienti di uno strumento di liuteria potrei definire quattro categorie:
L’allievo che frequenta i primi corsi, che in genere ha bisogno di uno strumento funzionale per affrontare i primi esami e per capire se completerà o no il percorso formativo. Ovviamente gli “sponsor” sono i genitori che si trovano ad affrontare una spesa di una certa cifra, magari inaspettata. Per loro pagare uno strumento 2000 o 3000 euro spesso vuol dire sacrificare due o tre mensilità.
La seconda categoria sono i diplomandi o gli studenti di corsi avanzati, con già un’idea di quello che vogliono, e spesso con desideri che superano le proprie possibilità economiche raccimulate con i primi lavori.
La terza categoria è quella dei docenti e dei concertisti, ovviamente la fascia più difficile, che sa bene quello che cerca ed è disposto ad investire molto perchè è lo strumento che gli permette di lavorare.
L’ultima fascia è quella dei dilettanti, cioè gli appassionati tra i 30 e i 70 anni, che ad un certo punto della vita decidono di regalarsi uno strumento di liuteria ma, non essendo professionisti, guardano bene al portafoglio.
Quando ho deciso il mio prezzo e la gestione del suo aumento, ho ben riflettuto su queste categorie. Un prezzo più elevato, diciamo dai 3000 euro in su, esclude quasi completamente gli allievi ai primi corsi e i dilettanti. Un prezzo più basso, sotto i 3000 euro esclude i diplomandi ed i professionisti che legano, per questioni di psicologia di mercato, la qualità al prezzo: più spendo più ottengo. Considerando che, anche proponendo a 1000 euro, una chitarra che non suona o è costruita male, nessuno te la prende, io in linea di massima riesco a coprire tutte le quattro fasce di mercato. A volte il mio prezzo è un’arma a doppio taglio, perchè, come dicevo, un cliente che vuole lo strumento di alta qualità non mi prende in considerazione perchè ritiene che costo troppo poco, altre volte, prima provano la chitarra, poi mi chiedono il prezzo e rimangono piacevolmente colpiti di poter spendere molto molto meno del previsto. Per me l’importante è far girare gli strumenti, questa è la nostra migliore pubblicità, piuttosto che girare con gli strumenti, per cercare di venderli ad un prezzo che, probabilmente, non è quello giusto.

Progetti per il futuro? Pensi continuerai a dedicarti solo di chitarre classiche?

Credo che la costruzione di chitarre classiche rimarrà sempre la priorità.
Posso anticiparti dei desideri che ho e che vorrei realizzare un giorno, quando avrò un po di tempo, prima di andare in pensione! Vorrei realizzare almeno un liuto e un violoncello. Probabilmente, per curiosità, proverò a fare delle copie di chitarre antiche.

Per concludere questa piacevole intervista .. vuoi raccontarci qualche aneddoto successo durante o dopo la costruzione di uno dei tuoi strumenti?

Il panico. Quando il Prof. De Nardis (docente al conservatorio di Venezia) che mi ha visto nascere professionalmente e mi ha aiutato con i suoi indispensabili consigli, mi ha affidato per la prima volta il restauro di una delle sue chitarre più importanti Una Leone Sanavia stupenda alla quale lui è particolarmente legato. Dopo tutte le raccomandazioni mi chiede di rifare la tastiera, io sicuro di me, gli dico di non preoccuparsi. Elimino i vecchi tasti, rettifico l’ebano e inserisco i nuovi tasti utlizzando il mio bel martelletto di teflon. Il problemino è che arrivato all’ultimo tasto, prendendo la paletta con una mano per spostare la chitarra, mi rendo conto di una strana flessibilità della paletta medesima. In sostanza in passato la chitarra aveva subito una riparazione alla paletta, eseguita non proprio a regola d’arte, e le vibrazini del martelletto avevano crepato e fatto staccare la colla. L’ncastro della paletta era di tipo tedesco, a coda di rondine, e per attaccarla, il “restauratore” aveva inserito diversi chiodi, vuoi di legno, vuoi di ferro, per saldare il tutto, non curandosi dell’adesione delle facce dell’incastro. Quindi si era scollata ma non staccata, e la cosa più difficile era quella di capire la direzione d’ingresso dei chiodi e cercare di rimuoverli senza fare troppi danni. Insomma, una settimana di lavoro per ricostruire pezzetto su pezzetto l’incastro e restaurare la vernice. Alla fine è venuto un bel lavoro, ma ricorderò sempre il panico durante la telefonata che spiegava al Professore quello che era successo. Lui, con voce ferma che mi diceva: “Se non te la senti, forse è meglio passare il lavoro ad un’altro”. Ed io: “No Maestro, non posso, lo finisco io”. Sicuramente avrà inteso il “finire” come si usa il colpo di grazia per un nemico morente….ma mi ha dato fiducia per la seconda volta…ed è andata bene.

Pensavi avessimo finito? Un’ultima domanda, dai: quando lo finisci quel violino?
Ci penso ogni volta che ci passo davanti. Spero presto, ma dovrò andare a bussare alla porta del Maestro Bellei per ritrovare lo spirito da violinaio.

Ringrazio Andrea che ha pazientato molto per vedere l’intervista completata, e tutti coloro che hanno avuto la pazienza e la curiosità dei leggerla. Vi aspetto nel mio laboratorio per un caffè e quattro chiacchere!
A presto.
Marco Maguolo
ci vediamo una di queste sere come al solito
Grazie