Intervista a Massimo Lonardi di Andrea Aguzzi (Novembre 2009)

Interviste

La prima domanda è d’obbligo: come è nato il suo amore e interesse per la chitarra e per il liuto?

Sono nato nel 1953 ed ho cominciato lo studio della musica da autodidatta verso i 13 anni, come chitarrista rock (amavo,ed amo, soprattutto i Jethro Tull). Dopo qualche tempo ho deciso di iscrivermi al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano dove ho avuto la fortuna d’avere come insegnante di chitarra classica Ruggero Chiesa che, fin dai primi anni di studio, mi fece conoscere la musica per liuto. Grazie a mia madre, che è pittrice e decoratrice, conoscevo già le arti figurative del Rinascimento, ma non sapevo nulla della musica di quest’epoca storica che cominciai ad amare attraverso trascrizioni per chitarra del mio insegnante. In seguito, dato che con la chitarra classica non suonavo altro che intavolature per liuto, decisi di dedicarmi esclusivamente allo studio della prassi esecutiva degli strumenti antichi e frequentai diversi corsi con Hopkinson Smith.

Lei si è diplomato al Conservatorio di Milano con Ruggero Chiesa e poi ha studiato con Hopkinson Smith, che ricordi ha di questi due insegnanti?

Di Ruggero ricordo soprattutto la grande disponibilità, la pazienza e l’amore col quale insegnava. Hokpinson Smith , oltre che un grande esecutore ( rimane il liutista al quale mi sento più vicino e riconoscente) è, come tutti sanno, un ottimo insegnante dotato di straordinario intuito e di affettuosa ironia.

Il suo penultimo cd per la Stradivarius, “La Suave Melodia”, ha ricevuto, giustamente, molte lodi e commenti positivi dalla stampa specializzata, vuole raccontarci come è nato questo progetto e come mai è stata scelta la formula del trio chitarristico, in compagnia di Lorenzo Micheli e Matteo Mela? Come è stato lavorare con questi chitarristi, stilisticamente e anagraficamente più giovani di lei?

Qualche tempo fa Lorenzo Micheli mi disse che aveva intenzione di iscriversi al corso estivo che ogni anno tengo a Brisighella. Pensavo che scherzasse, ma invece me lo trovai lì, iscritto assieme al suo ex insegnante Frederic Zigante (in seguito, arrivò anche Leopoldo Saracino). Fui sorpreso ed onorato di avere, anche se per breve tempo, allievi di questo calibro che costituirono la Master Class di più alto livello ch’io abbia mai avuto.
L’anno successivo con Lorenzo e Matteo Mela, un altro chitarrista di eccezionale livello al quale ho avuto il piacere di dare qualche consiglio per la prassi esecutiva antica, abbiamo formato il trio composto da tiorba, chitarra barocca e arciliuto (o arciliuto e due chitarre barocche), per realizzare il progetto “ La suave melodia “dedicato ad Andrea Falconieri ed al suo tempo. Dopo aver eseguito questo programma per un anno abbiamo deciso di registrarlo per la Stradivarius.
Lavorare con Lorenzo e Matteo è per me una delle più grandi soddisfazioni perché siamo amici e abbiamo un’intesa musicale assoluta. Inoltre collaborare con loro che, essendo chitarristi classici utilizzano le unghie (anche se piuttosto corte ), è stata l’occasione per definire meglio il concetto che, attraverso lo studio di vari documenti dell’epoca, mi sono formato della sonorità degli strumenti a pizzico nel Barocco italiano e spagnolo. Molti miei colleghi liutisti sono tuttora convinti che il liuto e gli strumenti similari vadano comunque suonati senza l’utilizzo delle unghie, ma questo non corrisponde alla realtà storica. L’impostazione della mano destra secondo la prassi rinascimentale (molto orizzontale con il pollice sotto all’indice, chiaramente descritta nella prefazione all’intavolatura di Vincenzo Capirola- Venezia ca.1517, e documentata da un’enorme quantità di documenti iconografici) non richiede l’uso delle unghie (che con questa posizione darebbero solo fastidio), ma per il Barocco italiano le cose cambiano notevolmente. Alessandro Piccinini, che ritengo sia stato il più grande liutista-compositore italiano vissuto a cavallo tra ‘500 e ‘600, nelle preziose istruzioni contenute nella sua “ Intavolatura di liuto e di chitarrone “ pubblicata a Bologna nel 1623, richiede esplicitamente l’utilizzo delle unghie della mano desta. Dopo aver raccomandato che l’unghia del pollice non sia molto lunga scrive : “ Le altre tre dita. cioè Indice, Medio, & Anulare, i quali certamente debbono havere le ugne tanto lunghe che avanzino la carne, e non più, & che abbiano dell’ovato, cioè ; che siano più alte in mezo; s’adopreranno in questa maniera ; che quando si farà una pizzicata … si piglierà detta corda con la sommità della carne, & urtandola verso il fondo , si farà, che l’ugna lasci sfuggire tutte due le corde, e faranno armonia buonissima….”. Ovviamente questo tipo di attacco delle corde, unito alla diversa impostazione della mano destra in uso dal tardo Rinascimento ( meno orizzontale rispetto a quella in uso nel Rinascimento e più simile, fermo restando l’appoggio del mignolo alla tavola armonica, a quella della moderna chitarra classica, col pollice all’esterno), non può che generare una sonorità liutistica diversa da quella che si ottiene con l’impostazione rinascimentale. Non bisogna però credere che questa prassi sia un’anomalia o una bizzarria ascrivibile solo a Piccinini ; l’analisi delle fonti iconografiche conferma, in alcuni casi, l’uso delle unghie e Filippo Della Casa, uno degli ultimi liutisti italiani, nel suo manoscritto “ Suonate di Celebri Auttori … “ parla di “ … tasteggiare con le unghie … “ confermando la continuità di questa prassi, almeno per quanto riguarda l’ Italia, fino alla fine del ‘700, mentre nell’ imprimatur del maestro di cappella Sebastian Alfonso per il libro di chitarra di Gaspar Sanz leggiamo : “ vi sono alcuni che suonando con le unghie e vi rapiscono l’anima mentre altri ve la graffiano … “ Quindi ciò che conta è il modo, la qualità del tocco col quale le unghie vengono utilizzate. Per il CD dedicato a Falconieri anch’io, che essendo soprattutto un liutista rinascimentale normalmente non uso le unghie, mi sono lasciato crescere un filo d’unghie nella forma raccomandata da Piccinini.

Come è nata la sua collaborazione con il progetto Guitar Collection della Stradivarius e come si trova con questa casa discografica?

La collaborazione con il progetto Guitar Collection è nata grazie a Frederic Zigante. Devo a lui l’idea di realizzare un’ antologia dedicata alle musiche per chitarra rinascimentale “ Comiença la musica para Guitarra” (il chitarrino rinascimentale si suona senza unghie, con una tecnica simile a quella del liuto). Prossimamente, nella stessa collana diretta da Zigante , pubblicherò un’antologia dedicata ai libri di intavolatura di vihuela stampati in Spagna. Sono molto grato a Frederic ed alla Stradivarius per avermi dato l’opportunità di realizzare questi progetti.

Lei sembra prediligere un particolare repertorio, c’è un autore in particolare che esalta in modo specifico il suo modo di suonare e con cui si trova di più a suo agio?

Come ho già detto prediligo il repertorio rinascimentale italiano. Gli autori coi quali mi sento più a casa sono Francesco da Milano e Petro Paulo Borrono, poi , ovviamente, amo molto John Dowland e, fra gli autori spagnoli che eseguo con la vihuela , Luys Milan e Luys De Narvaez.

Ultimamente stiamo assistendo a una serie di “riscoperte” di autori e di spartiti musicali finora trascurati e nuove edizioni musicali estramemente curate dal punto di fvista filologico (strumenti d’epoca, recupero delle trascrizioni originali, etc), ritiene esaurita la ricerca storica sugli autori originali per chitarra dei secoli passati o crede che possano ancora verificarsi “scoperte” di repertorio inedito di rilevante valore?

Senza dubbio si potranno verificare scoperte di grande valore perché il repertorio per liuto e strumenti similari, considerando anche i manoscritti relativamente poco conosciuti, è enorme.

Quali sono le differenze tecniche tra il suonare un liuto, una chitarra rinascimentale e una tiorba?

Le differenze più rilevanti riguardano l’impostazione della mano destra. Per questo motivo ho scelto di dedicarmi principalmente al repertorio solistico del liuto rinascimentale e della vihuela, mentre ho smesso di suonare la tiorba e la chitarra barocca ( che richiedono una tecnica dlla mano destra più simile a quella della chitarra moderna e l’utilizzo della diteggiatura medio-indice e dei legati in luogo dell’alternanza pollice-indice caratteristica prassi rinascimentale che mi è più congeniale). Attualmente suono l’arciliuto soprattutto nell’ambito della musica d’assieme. Adoro accompagnare la voce.

Trovo estremamente affascinante l’idea di riproporre con rigore filologico un repertorio di diversi secoli fa, interpretandone la musica con strumenti d’epoca. Quanto però può essere diverso il suo modo di suonare rispetto a quello dell’epoca? Ci vuole parlare dei suoi strumenti, la loro storia e come sono arrivati a voi attraverso il tempo?

Come ho spiegato nella risposta ad una precedente domanda, cerco di adeguare il più possibile il mio modo di suonare a tutto ciò che oggi sappiamo sulla prassi esecutiva e sullo stile degli autori che eseguo.

Lei suona sia strumenti d’epoca, che copie di recente costruzione, che rapporto ha instaurato con i liutai per la realizzazione e la manutenzione delle sue chitarre e liuti? Collabora con dei liutai di fiducia?

Collaboro con alcuni liutai di fiducia che mi mostrano tutta la loro pazienza e comprensione.

Quale significato ha l’improvvisazione nella sua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

Come è ormai noto l’improvvisazione giocava un ruolo fondamentale nell’ambito della musica del Rinacimento ( Il celebre “ Tratado de Glosas “ – 1553 – di Diego Ortiz altro non è che un metodo di improvvisazione). Il Barocco è il trionfo dell’esecuzione estemporanea, basti pensare alla pratica del basso continuo e all’ornamentazione vocale e strumentale, ma anche nel periodo Classico-Romantico l’improvvisazione aveva un ruolo importante, non dimentichiamo che Mozart e Beethoven erano fantastici improvvisatori, mentre oggi quest’arte è rimasta appannaggio soprattutto di alcuni generi musicali come il Jazz o il Rock o di una parte della musica contemporanea. Purtroppo non sono un buon improvvisatore (il mio carattere lo impedisce), ma ho suonato e registrato con eccezionali improvvisatori come i cembalisti-organisti Ottavio Dantone e Guido Morini o il cornettista Doron David Sherwin , e forse qualche cosa ho imparato.

Sono un appassionato di musica contemporanea e sono rimasto piuttosto colpito di vederla suonare il liuto nel video di CATULLVS, un brano di Maurizio Pisati, dove la si vede suonare in combinazione con percussioni e strumentazione elettronica. Come è nata questa collaborazione con Pisati? Si è trattato solo di un fatto estemporaneo nel suo cammino musicale? Come valuta, più in generale, l’impiego di strumenti d’epoca in contesti diversi da quelli originari, ad esempio proprio per la musica contemporanea?
Ho avuto la fortuna di studiare composizione con Azio Corghi e per qualche anno ho fatto parte, sia come chitarrista che come liutista, del suo gruppo di musica da camera col quale negli anni ‘70 ho preso parte ad alcuni concerti. Non sono quindi nuovo a collaborazioni in quest’ambito e credo che l’utilizzo degli strumenti antichi possa essere per un compositore d’oggi una nuova risorsa e un’ardua sfida.

Al di fuori della musica classica e per chitarra classica ascolta altri generi musicali?

Ascolto molto il Rock degli anni ’60-’70 : Jetro Tull, Led Zeppelin , Pink Floyd , ma anche questa ormai è Musica Antica ( David Gilmour è il mio chitarrista elettrico preferito per l’essenzialità e il lirismo delle improvvisazioni, e stimo molto Mark Knopfler dei Dire Straits, che non suona col plettro ma con le dita della mano destra, utilizzando una tecnica simile a quella dei liutisti del tardo Rinascimento: mignolo appoggiato e pollice all’esterno in alternanza con indice o medio ).Mi piace anche Sting, ma quando esegue le canzoni dei Police o Moon Over Bourbon Street, non quando canta Dowland ! Ho un antico amore per il Jazz ( Miles Davis, John Coltrane ,Chick Corea …) e per la Bossa Nova. Mi interessano i cantautori francesi ed italiani e la musica popolare ; venti anni fa ho pubblicato una piccola antologia di canti popolari in collaborazione con Brigitte Gras .

Come vede la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario?

Mi spiace ma, benché abbia registrato una cinquantina di dischi fra LP e CD, di questi argomenti non capisco nulla. Chiedo scusa.

Ci Consigli cinque dischi per lei indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta …

Stand Up dei Jetro Tull , La Symphony of Psalm di Stravinsky, Kind of Blue di Miles Davis , i concerti per violino e orchestra di Mozart nella versione di Giuliano Carmignola ed quartetti di Beethoven nella versione del Quartetto Italiano ( se possibile aggiungerei The Dream of the blue Turtless di Sting, per la bellezza delle canzoni e per gli interventi del sax di Branford Marsalis ).

Quali sono invece i suoi cinque spartiti indispensabili?

Cinque fantasie di Francesco da Milano, ma non vi dico quali.

Il Blog viene spesso letto da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli si sente di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

Consiglierei i giovani chitarristi di dedicarsi soprattutto alla musica d’assieme e, purché non utilizzino unghie troppo lunghe e abbiano la duttilità necessaria per sperimentare l’impostazione antica, di provare a suonare anche la chitarra barocca e la tiorba. Attualmente un buon esecutore di basso continuo ha possibilità di lavoro più ampie di quelle offerte a un solista, ma la cosa più importante è dedicarsi con amore a ciò in cui si crede di più.

Con chi le piacerebbe suonare?

Con Francesco da Milano o con Luys Milan, ma non mi sento ancora pronto.

Quali sono i suoi prossimi progetti? Su cosa sta lavorando?

Come ho già detto sto preparando, per la Stradivarius , un’antologia dedicata alle musiche per vihuela e, dopo averlo ben rodato in concerto, vorrei registrare il nuovo programma dedicato al ‘700 italiano con Lorenzo Micheli e Matteo Mela. Continuo l’attività concertistica sia come solista che accompagnando vari cantanti. Con la collaborazione della clavicembalista Ero Maria Barbero e di pochi fidati amici musici dirigo il Conserto Vago. Con questo gruppo, e la cantante-attrice Renata Fusco, recentemente abbiamo registrato le “ Villanelle alla Napolitana del Rinascimento “ per la rivista Amadeus.

Grazie Maestro!