#Intervista a SoloDuo (Matteo Mela e Lorenzo Micheli) (Settembre 2008) su #neuguitars #blog


Come è nata la vostra collaborazione con il progetto Guitar Collection della Stradivarius e come vi trovate con questa casa discografica?

[LM] Ho cominciato a lavorare con Stradivarius una decina di anni fa, con la registrazione delle opere di Dionisio Aguado. All’epoca Frédéric Zigante, che è stato il mio maestro per molti anni ed è per me tuttora un’indispensabile figura di riferimento, stava lanciando la Guitar Collection con la sua incisione di Villa-Lobos. Io avevo appena vinto il primo premio al Guitar Foundation of America Competition, avevo firmato un contratto con la Naxos (con la quale avrei pubblicato un disco su Castelnuovo-Tedesco) e avevo pronto un master: Frédéric decise che questo master sarebbe diventato il secondo volume della collana. Qualche anno dopo, quando io e Matteo muovevamo i primi passi come duo e portavamo in giro un programma di musica da camera con gli archi del Trio di Parma, proponemmo a Stradivarius di incidere i Quartetti di De Fossa. E cosi, anno dopo anno, abbiamo rinsaldato questa sinergia, che continua a dare ottimi frutti e che a tutt’oggi conta quattro dischi (oltre ai già menzionati Aguado e de Fossa ci sono il disco con le opera omnia di Piazzolla e il CD sugli autori del Seicento italiano).

Nelle vostre incisioni discografiche sembrate prediligere registrazioni monografiche, concentrandovi su autori specifici. Come mai questa scelta? Si tratta di specifiche richieste delle case discografiche o di una vostra precisa scelta professionale?

[LM] Direi che non c’è un motivo unico e preciso, quanto piuttosto una concomitanza di ragioni. Un disco monografico (con tutto il lungo lavoro di preparazione che gli sta dietro) rappresenta innanzi tutto un “tuffo” nei meandri più profondi dell’opera e della vita di un autore: significa ripercorrere passo dopo passo un percorso creativo, comprendere ciò che è venuto dopo attraverso la conoscenza di ciò che è stato prima (e viceversa), entrare a contatto con una parte significativa delle idee, delle idiosincrasie, delle passioni di una persona. C’è poi una considerazione legata a esigenze di catalogo delle case discografiche: il disco monografico è più identificabile, più facilmente classificabile e quindi – in ultima analisi – più agevolmente commercializzabile. Da ultimo bisognerebbe ricordare il fatto che il disco monografico possiede un valore intrinseco come documento artistico e storico, come mezzo di divulgazione e di conoscenza musicale, come strumento di lavoro.

Nel vostro ultimo cd per la Stradivarius, “La Suave Melodia”, sperimentate la formula del trio di strumenti a pizzico in compagnia di Massimo Lonardi, una soluzione piuttosto insolita. Come mai questa scelta?

[MM] Da tempo lavoriamo al repertorio barocco su strumenti originali (la chitarra barocca e la tiorba) con Massimo Lonardi, che prima di essere un maestro nel senso più nobile e prezioso del termine è un carissimo amico. Massimo ci ha guidati passo a passo alla scoperta del repertorio antico per strumenti a pizzico, e ha avuto l’idea di creare un trio in cui i nostri due strumenti (la tiorba di Lorenzo e la mia chitarra barocca) trovassero un contraltare perfetto nel suo arciliuto. Questa combinazione, che è molto versatile perché tutti e tre gli strumenti sono perfetti per realizzare il continuo ma sono anche impiegabili come strumenti solisti, permette di affrontare tanto il repertorio originale del ‘600 e ‘700 per strumenti a pizzico quanto – è il caso del disco su Andrea Falconieri – la musica “per ogni sorta di strumenti”.

Sono rimasti sinceramente colpito dal disco monografico dedicato alle musiche di Astor Piazzolla: come mai la scelta di questo artista, visto che le vostre uscite discografiche precedenti erano più orientate al repertorio ottocentesco e romantico e come è nata la collaborazione con un artista come Per Arne Glorvigen?

[MM] Ho in repertorio i Cinco piezas per chitarra sola del compositore argentino da moltissimo tempo; e lo stesso si può dire della Tango Suite, che ho eseguito per tanti anni con Giampaolo Bandini (prima) e con Lorenzo, e dell’Histoire du Tango, su cui ho lavorato a lungo con Ivan Rabaglia. L’affinità e l’interesse che ho sempre provato nei confronti della musica di Piazzolla mi hanno spinto a mettere in cantiere, cinque o sei anni fa, questo progetto. Quando si è deciso di includere anche il Concerto per bandoneon e chitarra mi sono messo in cerca di un bandoneonista. Un comune amico mi ha introdotto a Per Arne Glorvigen, un personaggio dal talento e dal carisma incredibili, che in Norvegia è considerato una celebrità nazionale. Per Arne ha accettato con entusiasmo di far parte del grupo di musicisti, e così, dopo una serie di concerti insieme nell’inverno del 2004, abbiamo registrato l’Omaggio a Liegi. I rapporti con lui sono rimasti molto stretti, tanto che non più tardi di qualche mese fa abbiamo eseguito in Olanda un suo pezzo per bandoneon e chitarra.

Ho notato che le note dei libretti che accompagnano i vostri cd sono state scritte direttamente da Lorenzo Micheli. Le ho sempre trovate ben scritte e ricche di informazioni interessanti, segnale di una attenzione non solo verso la musica ma anche verso gli scritti musicali: pensi di dare un seguito realizzando anche un’attività editoriale oltre a quella discografica?

[LM] Ho sempre sentito l’esigenza di affiancare all’attività strettamente musicale una riflessione di tipo storico e teorico che mi aiutasse a dare ordine e sistematicità alle idee e alle intuizioni musicali: credo che sia un retaggio dei miei studi universitari classici, oltre a essere il frutto della mia passione insana per la parola scritta. Da tanti anni collaboro con riviste come “Il Fronimo” e “Guitar Forum”, per le quali ho scritto saggi e articoli su questioni di storia e prassi della letteratura, e a un certo punto la decisione di scrivere le note dei libretti è venuta in modo naturale

Oltre a svolgere una notevole attività come concertisti, siete entrambi insegnanti: Matteo Mela presso il Conservatoire Populaire de Musique di Ginevra e Lorenzo Micheli presso l’Istituto Musicale Pareggiato di Aosta. Come riuscite a combinare queste due attività? A volte si ha l’impressione di una dicotomia tra le due “carriere”:che un concertista non riesca ad essere allo stesso tempo anche un insegnante…

[MM e LM] Ci è difficile pensare a un’attività musicale “a tutto tondo” che riesca a prescindere dall’esperienza didattica. In fondo quella dell’insegnamento è una delle poche occasioni che abbiamo di riflessione (e di autocritica, intesa in senso costruttivo) sul nostro modo di fare musica e su tutte le questioni, tecniche e interpretative, a esso legate. E poi insegnare ci piace: l’entusiasmo degli allievi può essere contagioso come poche altre cose.

La sensazione che si ha ascoltando la vostra musica è che … voi possiate suonare qualunque cosa: indipendentemente dal repertorio, dal compositore, dallo strumento che state adoperando dimostrate sempre un totale controllo sia tecnico che motivo. Quanto è importante il lavoro sulla tecnica per raggiungere a questo livello di “sicurezza”?

[LM] Ti ringrazio per il complimento. La verità è che il lavoro sulla tecnica, che è stato e continua ad essere magna pars del nostro studio quotidiano, ha senso in quanto è interamente funzionale all’espressione e alla realizzazione di un’idea musicale. A quel punto (ammesso e non concesso che quest’idea musicale ci sia, e che sia chiara e forte) tiorba o chitarra, Frescobaldi o Piazzolla, solo o duo sono la stessa cosa – sono tutti riconducibili a quello stesso sistema di gesti, di respiri, di intenzioni e di tensioni che è la musica.

Al di fuori della musica classica e per chitarra classica ascoltate altri generi musicali?

[LM] Oh sì, tantissime cose diverse, dentro e fuori il mainstream musicale. Volendo dare una definizione in negativo, direi che ci piace tutto quello che la radio italiana – pubblica e privata – si ostina a non trasmettere mai…

Come vedete la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario?

[LM] Crediamo di non dire nulla di nuovo se affermo che la trasmissione digitale dei contenuti musicali via internet ha ucciso l’antico e sacrosanto principio della proprietà intellettuale, e che questo – nonostante i proclami di chi saluta la morte del diritto d’autore come compiuta e perfetta democratizzazione della cultura – avrà sempre più conseguenze molto gravi sulla qualità e sull’esistenza stessa della musica registrata. Se un intellettuale o un artista viene spogliato della possibilità di vivere di ciò che produce, attraverso quali mezzi è in grado di garantirsi la sopravvivenza?

Consigliateci cinque dischi per voi indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta …

[LM] L’Orfeo di Monteverdi, l’Estro Armonico di Vivaldi, tutto Schubert, i “Profeti” e “Naviganti” di Castelnuovo-Tedesco e… “As Falls Wichita, So Falls Wichita Falls” di Pat Metheny. Matteo invece è abituato ad avere l’iPod zeppo all’inverosimile di dischi: non riuscirebbe mai a sceglierne solo cinque – morirebbe di vecchiaia prima di riuscire a selezionarli.

Il Blog ha aperto di recente una nuova rubrica dedicata ai giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli vi sentite di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

[MM] Di allargare i propri orizzonti, senza chiudersi mai entro i propri confini, e di cercare il confronto con gli altri musicisti, con gli altri insegnanti, con i compagni di studio. Di fare tanta musica d’insieme, per imparare a sentire e a cercare quello che da soli a volte non riusciamo a scorgere nella musica. Di leggere – tantissima musica, ma non solo – e di imparare le lingue (quanta parte di una carriera musicale si deve alla conoscenza di due o più lingue straniere!). E, naturalmente, di non rinunciare a cercare un proprio percorso artistico, unico e irripetibile, anche al di fuori degli schemi noti e abituali.

Quali sono i vostri prossimi progetti? Su cosa state lavorando?

[MM] In questo momento stiamo portando a termine la registrazione integrale della musica di Mario Castelnuovo-Tedesco per due chitarre: oltre ai 24 preludi e fughe, alla Sonatina Canonica e alla Fuga Elegiaca, il doppio CD conterrà anche il Concerto per due chitarre e orchestra. Inoltre per Natale 2008 uscirà il nostro secondo disco per l’etichetta americana Pomegranate, dedicato ad autori della prima metà del XIX secolo (Giuliani, Mertz, Coste e Lhoyer). Poi ci sono le uscite editoriali: la casa editrice canadese D’Oz ha appena lanciato una collana “Mela – Micheli Collection”, per cui sono in corso di stampa in questi mesi un brano del canadese patrick Roux e due importanti lavori dei compositori italiani Raffaele Bellafronte e Davide Sanson. Infine c’è l’attività concertistica, che nel 2009 ci porterà due volte in America, in Messico, in Giappone e in Corea e in giro per l’Europa.

Grazie ancora!

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