Meltframe di Mary Halvorson, Firehouse 12, 2015



“Everyone plays the guitar . It’s a great instrument to play because it is not genre-specific, it can be heard in context from classical to folk, to jazz, to rock, and beyond. One’s options are wide open when playing the guitar, which has been crucial in my search for creative self-expression because I don’t feel locked in one genre. It is also a challenge: how do you say something that millions of other people aren’t saying?”
Mary Halvorson, “State of the Axe”, Ralph Gibson, pag.118

Dopo diversi anni di onorata e intensa carriera Mary Halvorson realizza, potrei dire finalmente, il suo primo cd dedicato solo e unicamente alla sua chitarra. Dico finalmente perchè da tempo speravo che la Halvorson si cimentasse in una fatica del genere. Chitarrista talentuosa, caratterizzata da un approccio assolutamente personale allo strumento e al suo impiego sempre in contesti diversi, sia in ambito improvvisativo e compositivo, la Halvorson mi faceva ben sperare di poter ascoltare qualcosa di davvero interessante. Come spesso avviene in questi casi la pazienza è stata abbondantemente premiata, questa sua ultima fatica discografica è un lavoro eccellente sotto ogni punto di vista. Non mi stupisce che la Halvorson abbia preferito però misurarsi con composizioni e standards siglati da altri musicisti, tutti e 10 i brani qui registrati non le appartengono, ma sono appannaggio di musicisti come Oliver Nelson, Annette Peacock, Noel Akchoté, Ornette Coleman, Duke Ellington, Carla Bley, McCoy Tyner, Chris Lightcap, Tomas Fujiwara e Roscoe Mitchell. Già in passato altri chitarristi avevano preferito cimentarsi con brani di altre persone, in linea di massima standards come nella tradizione del jazz prevede e anche la Halvorson paga il suo tributo a Sadness di Coleman, Solitude di Duke Ellington, mentre gli altri brani sono meno famosi e meno suonati. La cosa non mi colisce quindi più di tanto, quello che invece affascina nell’ascolto del cd, è la sua capacità di rilettura e rigenerazione di ciascuno dei brani da lei reinterpretati. In una recente intervista su PremierGuitar la Halvorson, come generazioni di jazzisti prima di lei, ha confermato di aver suonato e di continuare a suonare standards per migliorare le sue capacità armoniche. Ma qui si va oltre. Mi sono spesso interrogato sul diverso modo in cui un jazzista e un musicista classico possono interpretare un medesimo brano musicale. Lasciando stare inutili polemiche su chi lo possa eseguire meglio (sempre se questa possibilità esista) quello che mi ha sempre colpito nel jazz e la sua capacità di metabolizzare e ibridare delle musiche trasformandole ogni volta in qualcosa di nuovo. L’operazione di reinterpretazione svolta dalla Halvorson va oltre a una “semplice” interpretazione: il materiale musicale qui viene rielaborato, filtrato, smontato e ricostruito generando qualcosa di nuova che è qualcosa di più di una “semplice” lettura personale o un “semplice” punto di vista. In questo senso rileggo le sue note scritte da lei a fianco della foto di Ralph Gibson che la ritrae, assieme a altri chitarristi, nel suo libro “State of the Axe”. Credo che, come nel libro, anche per questo disco il concetto di “creative self-expression” sia la chiave di volta di questo lavoro. Un disco che magari potrà non convincere tutti i suoi ascoltatori ma che credo che richieda più di qualche onesto e sincero ascolto. Mary Halvorson è una chitarrista particolare che può anche non piacere, ma che non credo sia giusto liquidare affrettatamente: le sue visioni, le sue strutture sono curiose, laterali, affascinanti e soprattutto mai banali o ripetitive, come il suo uso della chitarra, del distorsore, o delle possibilità offerte dagli effetti elettronici. Molto personale, sì, questo lo è sicuramente, ma questo non credo sia un difetto!

“With Meltframe, Mary Halvorson not only establishes a privileged place in the recent history of music for solo guitar; she also continues to make clear that she is an artist with the vision to imagine nw worlds, and with the courage and genius to built them.”
Sergio Piccirilli from the notes inside the Meltframe cd.

http://firehouse12records.com/album/meltframe
http://www.maryhalvorson.com/

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