Intervista con Davide Di Ienno (Giugno 2016)

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http://www.davidediienno.com/

Quando hai iniziato a suonare al chitarra e perché? Che studi hai fatto e qual è il tuo background musicale? Con che chitarre suoni e con quali hai suonato?

Ho iniziato a suonare la chitarra all’età di 7 anni come naturale conseguenza dell’ambiente in cui vivevo. Da appena nato i miei genitori mi portavano alle prove del coro nel quale ancora oggi cantiamo. Ascoltavo quindi molta musica polifonica antica mentre a casa crescevo con la musica rock e progressive degli anni ’60 e ’70. Crescendo ho sempre ascoltato, oltre a quella classica, musica cantautorale, rock e metal-progressive. Mi sono formato con Marco Salcito, uno dei più grandi maestri dello strumento, per poi perfezionarmi con Aniello Desiderio, in particolare alla International Koblenz Academy in Germania. Le chitarre più importanti con le quali ho suonato sono una Lovadina dell’89 in abete rosso e una Philip Woodfield del 2012, con la quale suono ora, con abete delle Dolomiti e fasce e fondo in ebano.

Come è nata l’idea di realizzare il cd Raffaele Bellafronte Guitar Works? Come mai la scelta della musica di questo compositore?

Conosco il compositore da una vita e posso assolutamente dire che sono cresciuto con la sua musica. Ho sempre studiato molte composizioni di Bellafronte, così due anni fa sentii l’esigenza di dare ancora più sostanza a quello che stavo facendo e di unificare tutti questi brani in un’unica raccolta.

Come è nata la scelta degli altri musicisti che suonano con te nel disco?

Agli altri musicisti presenti nel CD mi lega una forte stima e con molti di loro anche una profonda amicizia che dura da diversi anni. Sono musicisti straordinari che ho conosciuto grazie al compositore Bellafronte e grazie ai miei studi.

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Quale significato ha l’improvvisazione nella tua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

L’improvvisazione in senso stretto è certamente una pratica rilegata ad altri generi. Nella musica contemporanea è più facile imbattersi con questa eventualità, però anche nella musica classica ci sono alcuni brani, come ad esempio nella serenata notturna n. 6 in Re maggiore K 239 di Mozart, dove vi sono momenti in cui il compositore, ponendo delle corone, concede ai diversi strumenti di improvvisare una cadenza.

In che modo la tua metodologia musicale viene influenza dalla comunità di persone (musicisti e non) con cui collabori? Modifichi il tuo approccio in relazione a quello che direttamente o indirettamente ricevi da loro? Se ascolti una diversa interpretazione di un brano da te già suonato e che vuoi eseguire tieni conto di questo ascolto o preferisci procedere in totale indipendenza?

Credo di avere una chiara e forte personalità musicale, che come tutti porta a convincersi a volte narcisisticamente delle proprie idee. Però devo dire che crescendo ho imparato ad ascoltare. Ho fatto diverse lezioni con musicisti non chitarristi per creare una certa indipendenza interpretativa che vada oltre lo strumento. Ho anche imparato tanto da diversi ragazzi che ho incontrato nei corsi che ho frequentato. E’ affascinante vedere come uno stesso brano possa avere tante personalità diverse, tutte con una grande dignità e un chiaro e senso musicale.

Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

Credo che per noi oggi sia molto difficile leggere la nostra contemporaneità e sia quindi complicato storicizzare il nostro presente. E’ certamente una questione che ha riguardato ogni epoca. E’ compito di chi viene dopo dare una lettura storica e catalogare i generi e lo stile o gli stili compositivi che stiamo creando e utilizzando. Credo però antistoriche alcune scelte che richiamino stili compositivi passati ad esempio molti brani “neoclassici” spacciati per musica “contemporanea” di qualità o scelte interpretative ormai desuete da parte degli interpreti. Dobbiamo essere figli della nostra contemporaneità. Questo vuol dire anche suonare musica dei nostri giorni. In passato lo si è sempre fatto. Oggi invece nei programmi di sala più prestigiosi viene concesso un piccolo spazio alla musica contemporanea. Ovviamente le cause sono molteplici, ma credo che da un lato manchi la curiosità di ricercare e di studiare musica che può sembrare di difficile comprensione e quindi di approccio non immediato. D’altro lato la frontiera del linguaggio “contemporaneo” concede di scrivere musica che rende molto più ostico il legame che si deve creare tra compositore-interprete-pubblico. A noi spetta un compito di ricerca di ciò che si reputa valido e di divulgarlo.

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Ci consigli cinque dischi per te  indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta..

– Requiem di Mozart suonato dai Wiener Philharmoniker e diretti da Herbert von Karajan, edito dalla Deutsche Grammophon nel 1987.
– Le Variazioni Goldberg suonate da Glenn Gould, edito da Sony Classical nel 1981.
– Fabrizio De Andrè, impossibile sceglierne uno.
– Pulse dei Pink Floyd, album dal vivo edito dalla Columbia nel 1995.
– Scenes from a memory dei Dream Theatre.

Con chi ti piacerebbe suonare e chi ti piacerebbe suonare? Che musiche ascolti di solito?

Il mio sogno è di suonare in duo con Aniello Desiderio e sarebbe ancor più fantastico in un brano con orchestra. Ascolto molta musica prog italiana come Le Orme, Area, PFM, Banco del mutuo soccorso, musica rock e metal-progressive, musica cantautorale in particolare italiana e molta musica rinascimentale e barocca.

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando?

Il prossimo progetto sarà registrare un disco di musica antica, un confronto stilistico tra Dowland e Da Milano.

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