Domenica 21 settembre 2014: incontro con Steve Reich nella Sala delle Colonne a Palazzo Giustinian, Venezia

 

Simpatico, gentile, disponibile. Steve Reich fa il suo ingresso nella Sala delle Colonne di Palazzo Giustinan a Venezia, sede amministrativa della prestigiosa Biennale di Venezia per un incontro informale con il pubblico. E’ la seconda volta che ho il piacere di incontrare Reich, la prima risale al 1998 dopo un suo concerto a Mestre con il suo Ensemble, concerto bellissimo conclusosi con l’encore di Clapping Music. Ricordavo una persona cortese e estremamente disponibile e sono contento di dire che ho ritrovato la stessa personalità gentile e affascinante.

A condurre l’incontro in veste di moderatore il critico musicale Oreste  Bossini il quale, dopo un ascolto in anteprima del nuovo disco di Reich basato su sue rielaborazioni di due brani dei Radiohead ha rivolto le prime domande, rivolgendo al compositore newyorkese

domande attinenti alla sua posizione nei meriti dell’armonia e melodia. Come già in altre occasioni nel corso della sua carriera Reich ha ribadito al sua posizione di assoluto confronto e disponibilità nei confronti della musica popolare e di distacco dalla musica contemporanea europea, i cui compositori hanno fallito nel creare una musica carente di un centro tonale, di una ritmica da poter battere col piede e una melodia da poter fischiettare. In particolare il compositore si è soffermato anche nel corso delle
seguenti domande sui “debiti formativi” della sua musica nei confronti del jazz, parlando diffusamente su come il batterista Kenny Clarke e i sassofonisti John Coltrane e Eric Dolphy lo avessero influenzato direttamente. In particolare ha spiegato le caratteristiche dello stile ritmico di Clarke e il suo senso del groove, l’uso del clarinetto basso di Dolphy “Dolphy was the first to introduce the bass clarinet in jazz … and the main reason why I used this instrument in Music for 18 musician” e l’abilità di John Coltrane nel saper gestire e integrare tra loro melodia, ritmo e capacità creativa riuscendo, lui e il suo gruppo, a suonare per oltre un quarto d’ora rimanendo sempre e soltanto su un accordo di Mi minore citando il brano Africa pubblicato nel disco Africa/Brass uscito per la Impulse! nel 1961.

Ha ribadito la differenza del suo approccio compositivo nei confronti della musica popolare citando altri illustri casi di interazione tra musica colta e musica popolare che hanno abbracciato tutto il corso della storia della musica europea, evidenziando come questo netto distacco si fosse creato solo nei tempi più recenti della musica contemporanea europea targata Darmstadt. Alla domanda sull’importanza della figura di Luciano Berio nell’ambito della sua formazione musicale ha ricordato i suoi studi a Los Angeles con Berio “At those times I studied in the morning with Berio and in the evening I played in jazz session, listening to Coltrane .. it was not a bad think!” ricordando come si fosse avvicinato dopo aver ascoltato a New York i suoi brani presso la Juilliard School, dove lui studiava. 
In particolare era rimasto affascinato dal ruolo della voce della cantante lirica del mezzosoprano americano Cathy Berberian nel brano Circles per voce femminile, arpa e 2 percussionisti del 1960, in particolare per gli effetti delle percussioni che cercavano di
riprodurre le stesse intonazioni e sequenze musicali della cantante:
“Ah .. I thought this could be interesting for me .. and I took notes”.
Aveva anche molto apprezzato Chamber Music per voce femminile, clarinetto, arpa e

violoncello su testi di James Joyce. Ha anche più volte sottolineato l’importanza della musica di Perotinus , di Guillaume de Machault, di Bela Bartok e di Igos Stravinsky nella sua formazione musicale.

Ho avuto al possibilità di fare una domanda al Maestro Reich e ne ho approfittato per chiedere come mai avesse chiesto proprio a Pat Metheny di interpretare e registrare
il suo Electric Counterpoint. La risposta è stata: “For the same reasons I was talking about jazz before”. La sua ricerca di un esecutore non aveva ottenuto significative risposte
presso I chitarristi di formazione classica a New York. Così chiese a …. , responsabile all’epoca presso la ECM se gli poteva indicare qualche chitarrista jazz che potesse dimostrarsi interessato  e era stato fatto il nome di Metheny. Ottenuto il suo numero di
telefono Reich chiamò immediatamente Metheny che si rivelò non solo interessato ma anche “a professional and charming person”.
Sorridendo Reich ha ricordato di come Metheny fosse rimasto sorpreso della stesura in forma contrappuntistica del brano e gli avesse espressamente richiesto una diversa stesura con le singole voci che compongono il contrappunto in modo tale da poterle suonare meglio indipendentemente l’una dall’altra.
Personalmente ritengo che da questo incontro non sia uscito nulla di nuovo rispetto
a quello che ogni appassionato di Reich può ritrovare e leggere nel suo libro “Writings on Music, 1965-2000”. I lettori italiani potranno trovare uguale soddisfazione nell’ottimo “Steve Reich” a cura di Enzo Restagno pubblicato nel 1994 dalla EDT di Torino, che
contiene anche una bella intervista a cura dello stesso curatore.

Al di là delle poche novità emerse dall’incontro sono rimasto piacevolmente sorpreso dall’entusiasmo di Reich nel parlare non solo della sua musica ma anche degli autori a lui più vicini: ha suggerito l’ascolto di cd di autori classici, contemporanei e di jazz dimostrando una vera passione musicale, lontana da qualunque forma di sterile intellettualismo o facile solipsismo artistico che invece spesso accompagna chi si occupa di musica contemporanea. Steve Reich è un grand’uomo.

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