Le chitarre di Steve Reich

L’arrivo alla Biennale di Musica di Venezia 2014 di Steve Reich per la consegna del Leone d’Oro alla carriera, giusto e meritato riconoscimento per la mole incredibile di lavoro svolto in oltre cinquant’anni di attività, mi ha stimolato il desiderio di scrivere qualcosa a riguardo dell’attenzione di Reich nei confronti della chitarra.

Mi sono sempre domandato cosa deve aver pensato Pat Metheny quando nel 1987 ricevette la telefonata di Steve Reich che gli chiedeva la sua disponibilità per eseguire e registrare un suo nuovo pezzo per chitarra elettrica intitolato Electric Counterpoint. Ho sempre trovato curiosa la scelta di Metheny, all’epoca il buon Pat aveva già 33 anni ed era ben lanciato verso il successo, da anni faceva incetta di Grammy Awards, nello stesso anno col Pat Metheny Group avrebbe registrato il suo best seller Still Life (Talking) e, cosa rara, nell’ambiente musicale, godeva ovunque di una solida reputazione e stima, maturata con una carriera musicale perfetta, un professionismo ineccepibile, una costante ricerca verso nuove soluzioni espressive e tecnologiche e una serie di dischi magici come 80/81, Song X, First Circle prima e Zero Tollerance for Silence poi.

Quindi nulla da eccepire sulla scelta professionale: un musicista come Metheny, con la sua professionalità e esperienza non avrebbe sicuramente avuto nessun problema a interfacciarsi con le geometrie e il processo minimalista di Reich. Inoltre Reich ha sempre avuto un notevole interesse nei confronti del jazz ed è quindi possibile che si sia mosso in quest’ambito per la ricerca di un musicista capace di interpretare al meglio la sua musica, anche se questo era comunque distante dall’ambiente culturale che Reich abitualmente frequentava all’epoca.

Nel libro di Luigi Viva “Pat Metheny Una chitarra oltre il cielo”, il chitarrista ricorda l’evento in termini più che entusiastici: “E’ stata un’esperienza fantastica. Steve è uno dei più grandi compositori americani di questo secolo. Aver posto l’attenzione sulla chitarra e avermi chiamato, mi ha molto lusingato.”

Nell’incontro con Steve Reich in occasione della sua premiazione del Leon D’Oro alla Biennale di Venezia, ho avuto la fortunata possibilità chi chiedere al compositore il perché della scelta di Metheny, ma vi lascio il piacere di leggere la risposta di Reich nel prossimo post del blog dedicato proprio all’incontro del 21 settembre presso Palazzo Gistinian a Venezia.

Visti i risultati possiamo comunque dire che si è trattato di una scelta felice. I tre movimenti  “Fast,” “Slow”, and “Fast” (per nastro magnetico con registrazione di due bassi elettrici e sette chitarre) sono stati incisi nel disco Different Trains, assieme al brano omonimo inciso dal Kronos Quartet, su Nonesuch’s.

In realtà Reich ne aveva realizzata anche una seconda versione per ensemble di chitarra che è stata registrata nel 2007 dal guitar ensemble Forestare su ATMA Classique. Versione molto interessante, eseguita in ensemble Electric Counterpoint guadagna una apertura di suono e un respiro che esaltano le sue strutture contrappuntistiche. Un’altra bella versione è stata eseguita dal Conservatorio Santa Cecilia di Roma con la direzione di Arturo Tallini.

Arturo Tallini ha più volte suonato anche una personalissima versione di Clapping Music per chitarra.

Per i chitarristi che volessero suonare il brano, magari dal vivo, non restano invece che due possibilità: utilizzare la registrazione della base fatta dallo stesso Metheny e messa a disposizione dal Reich oppure ricreare la base tramite un intenso lavoro di overdubbing in studio di registrazione, suonando poi sopra dal vivo la parte per chitarra solista (come fatto da Elena Càsoli in occasione della sua performance al Teatro Fondamenta Nuove a Venezia nel 2001, utilizzando la base registrata ad Agon con Tadini) . Nel libretto del suo cd “StrongStrangeStrings” del 2006 dove questo brano è stato registrato, Elena Càsoli ribadisce la sua visione personale del brano: “Vivo sempre l’esperienza di con un nastro come un duo virtuale con un altro musicista … nell’esecuzione della parte solista, non ho voluto essere interprete che interviene ulteriormente nel pezzo, ma esecutore che si lascia trascinare dal meccanismo. Io partecipo al contrappunto, mi inserisco e ne faccio parte, non lo posso e non lo voglio più influenzare , perché il meccanismo è già dato.”

Nel corso degli anni questo pezzo ha cominciato a riscuotere un interesse crescente da parte dei chitarristi in tutto il mondo. Nel 1990 il chitarrista americano David Tanenbaum ne ha incisa una bella versione per chitarra classica nel suo disco uscito per la New Albion Records.

Scrive Tanenbaum nel libretto che accompagna il cd “One of the great strenghts of Reich’s coounterpoint series is its flexibility … for the first entirely acoustic rendition fo the piece, Iused a 1983 Dieter-Hopf contra bass classical guitar for the bass part … it’s larger than a standard classical and tuned an octave lower.” Del 1994 la versione, sempre per chitarra classica, pubblicata per la casa discografica Edition al segno dalla chitarrista ungherese Tatjana Kukoč. Della versione di Elena Càsoli abbiamo parlato poco sopra, molto interessante è stata la versione realizzata da Marco Cappelli nel 2002, nel suo disco Yun Mu inciso per l’etichetta Teatro Del Sole, dove la base è stata realizzata utilizzando la straordinaria collezione di strumenti etnici del suo primo insegnante Gino Bufano.

Il risultato è una versione dove si perde completamente il sapore geometrico e rigoroso della struttura di Reich a favore di una festa mariachi. La versione così ottenuta ha ottenuto, dopo una iniziale perplessità, il plauso dello stesso compositore, contento di sentire una versione così originale e lontana dai suoi canoni.

Questo brano ha riscosso anche successo in altri ambiti non solo chitarristi. Negli ultimi anni sono stati molti i DJ che hanno tributato il loro rispetto e interesse nei confronti del maestro minimalista newyorkese. Nel 1999 esponenti della scena elettronica come DJ Spooky, Kurtis Mantronik, Ken Ishii e Coldcut hanno tributato un interessante tributo al maestro con le loro rielaborazioni di diversi brani di Reich nel disco Reich Remixed featured.

Anche Electric Counterpoint non è sfuggito alle orecchie dei migliori DJ: qualche anno prima, 1990, gli Orb avevano utilizzato alcuni sampler del terzo Movimento nel loro brano Little Fluffy Clouds , aprendo le orecchie alle sonorità di Reich a un nuovo bacino di ascoltatori. La cosa, in realtà non autorizzata dall’autore, creò qualche iniziale dissapore legale che venne poi sistemato amichevolmente. Il duo norvegese Röyksopp ha remixato il terzo movimento realizzandone due versioni: “True to Original Edit” and “Milde Salve.”

Non basta. Electric Counterpoint III Fast è presente anche all’interno del videogioco Civilization V . Quanto basta per definire questo pezzo un esempio di successo virale, una cosa inaspettata per un brano di musica contemporanea.

Basterebbe un brano come questo per sancire definitivamente le migliori simpatie chitarristiche nei confronti Reich, ma la storia non finisce qui.

Nel 1994 David Tanenbaum arrangia per due chitarre il brano Nagoya, originariamente composto per due marimba nel 1994, nel suo disco “David Tanenbaum” del 1997. L’idea della trascrizione venne al compositore americano Aaron Kernis, dopo aver ascoltato il pezzo in concerto eseguito dalle marimba. Tanenbaum ne realizza una versione alzando l’originale intonazione di una quinta, ma comunque mantenendo intatto lo spartito. Nel libretto che accompagna il cd il chitarrista americano specifica “I ended up lowering the original pitch a fifth but otherwise translated every notes literally. I then added some slurs and harmonics as well as fingerings to exploit the guitar’s possibility.”

Nel 2001 è uscito il disco Steve Reich Triple Quartet ad opera degli eterni Kronos Quartet e altri artisti, tra cui il chitarrista newyorkese Dominic Frasca che, nel ruolo di interprete, arrangiatore e produttore, realizza Electric Guitar Phase, uno dei “phase pieces” di Reich, un arrangiamento per chitarra elettrica e tape (o per quattro chitarre) del brano Violin Phase del 1967. Operazione perfettamente riuscita: Electric Guitar Phase suona come un pezzo totalmente nuovo e ammaliante nella sua energica carica elettrica, con le chitarre che lentamente scivolano nel phase shifting in modo che la chitarra solista si ritrovi otto note avanti al tape o alle altre. Rispetto alla versione originaria l’uso della chitarra elettrica evidenzia di molto questi progressivi cambiamenti ritmici e cromatici a causa dell’attacco più ritmico rispetto al violino.

2010. Esce “Double Sextet 2 X 5” e Steve Reich torna alla chitarra elettrica, in questo caso quella di Mark Steward dei newyorkesi Bang on a Can. “What happened with 2 X 5was, I wanted to write for rock instruments, and particulary for the elctric bass, believe it or not. “ E il risultato è un pezzo davvero notevole. Reich nel libretto del cd, spiega come durante l’interazione tra il suo software di notazione musicale e il sampler la parte per chitarra era andata fuori, suonava un’ottava più alta. “I checked with Mark Steward, and we both agreed that these chords, which were ringing out bell-like sounds, sounded great. He said “Keep it that way!” and I said , “Fine, Mark, but it’s not going to be possible to play” and he said “Don’t worry, we are going to use an octave transponser!” [laughs] And they did. Cleary 2×5 is not rock and roll but use the same instruments.It’s an example of the essential difference between classical music and popular music. And that essential difference is:one is notated, and the other is not notated. I had to find musicians who (A), could read, and (B), had a genuine rock feeling, and there Bang on a Can excels.”

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