Minimalist Guitar Music di Massimo Menotti, Orange Mountain Music, 2015

Recensione di Minimalist Guitar Music di Massimo Menotti, Orange Mountain Music, 2015

Massimo Menotti è un chitarrista che si è dedicato in questi anni in particolare al repertorio moderno e contemporaneo, dividendosi tra chitarra classica e elettrica, creando musiche originali per installazioni, video e sonorizzazioni di ambienti presentate in numerosi festival e spazi pubblici. Il 2015 lo ha visto felicemente impegnato nella realizzazione di questo ottimo cd “Minimalist Guitar Music” dedicato al repertorio del primo minimalismo, anni 1967-1969, ad opera dei due “American maverick” Philip Glass e Steve Reich e incise per la Orange Mountain Music, casa discografica indipendente gestita dallo stesso Glass.

I tre brani che ascoltiamo in questo cd, non sono opere minimaliste composte per chitarra, ma piuttosto arrangiamenti per la sei corde elaborate dallo stesso Menotti. Si comincia con “Music in Similar Motion” di Glass, originariamente eseguito per un sestetto con tre strumenti a percussione e tre organi, da Menotti arrangiato per quattro chitarre, qui utilizzate in veste quasi rigorosamente percussiva e con un suono lontano dalla dinamica e dai colori a cui lo strumento classico ci ha abituato. Il secondo brano è “Two Pages”, anch’esso per organo, e qui per chitarra sola, un brano caratterizzato ancora di più di “Music in Similar Motion” da un linguaggio rigoroso e quasi ascetico dalla lunghezza di quasi 23 minuti in tonalità di Sol minore. Chiude il disco la trascrizione per due chitarre di “Piano Phase” (1967) di Steve Reich Music, forse il lavoro più conosciuto, dove Reich applica per la prima volta l’idea di phasing a una performance dal vivo per due pianoforti.

L’idea di tradurre questi tre brani per chitarra è interessante e non cambia di una virgola l’originalità e il valore di questi brani, che essendo stati pensati e eseguiti per una varietà di strumenti, ben si prestano alla trasposizione per sei corde, dimostrando piuttosto ancora di più le potenzialità insite all’interno stesso delle musiche e delle loro strutture. Menotti si dimostra un esecutore e un interprete rigoroso e originale riuscendo a mantenere alta la propria attenzione e intensità in brani caratterizzati da una notevole lunghezza (minimo i quasi 18 minuti di “Music in Similar Motion”) riuscendo a generare una sorta di quasi trance chitarristica che permette all’ascoltatore di evadere dal rigore e dalla scarsa dinamica prevista dalle macchine minimaliste dei due compositori. Disco dall’ascolto non facile ma che getta una nuova luce nel repertorio minimalista, molto buona la qualità della registrazione audio.

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