Music From a Parallel World Vol 4. New Music For Electric Guitar di Sergio Sorrentino, Map Classics, 2015

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Recensione di Music From a Parallel World Vol 4. New Music For Electric Guitar di Sergio Sorrentino, Map Classics 2015

La chitarra elettrica, strumento popular per eccellenza, sinonimo di ribellione e energia rock giovanile, ha da tempo iniziato un nuovo percorso evolutivo all’interno della musica contemporanea. Nulla di male, anzi, ben vengano lo sviluppo di nuove possibilità e di nuovi percorsi, quello che mi domando , e che mi lascia a volte perplesso, è come uno strumento dal linguaggio così idiomatico (legato principalmente al rock, nelle sue varie sfumature dal rockabilly all’heavy metal, e al jazz, anche qui un genere decisamente ampio che va dalle innovazioni di Charlie Christian alla libera improvvisazione di Derek Bailey, passando per Wes Montgomery) e dal suono legato nel nascere a una produzione di tipo industriale-fordista e nella sua applicazione alla complessa catena strumento-amplificatore-effetti, possa essere efficacemente gestito da compositori di matrice accademica-classica. Quando un compositore pensa un brano per chitarra elettrica ha in mente tutti questi elementi? Provo a semplificare e sintetizzare questi pensieri con un esempio concreto: le due chitarre elettriche più famose, la Fender Stratocaster e la Gibson Les Paul, hanno caratteristiche tecniche completamente apposte già a partire dalla tipologia dei legni impiegati, la leva del vibrato assente nella Les Paul, il tipo di pick up impiegato. Queste differenze tecniche, esaltate dai vari guitar heroes, hanno contribuito a imporre sostanziali differenze stilistiche all’interno non solo dei vari generi musicali, ma nell’esecuzione stessa dei vari brani e nelle tecniche esecutive adottate. Questo ovviamente nell’ambito della musica popular, ma come questo impatta di fronte a uno spartito di musica contemporanea? Il compositore richiede nello specifico l’esecuzione con un particolare strumento con determinati requisiti? Il suono cambia a seconda del tipo di pedale che si usa… un distorsore della Boss suona in maniera diversa da un Ibanez Tube Screaming, un amplificatore Fender Twin Reverb non suona come Marshall, etc.. sono tutti dettagli che impattano significativamente nella catena del suono (rumore) e, soprattutto, nel risultato finale. E’ una mia personale ossessione che mi affascina ed è tornata a stuzzicarmi ascoltando questo disco per sola chitarra elettrica di Sergio Sorrentino, il motivo è legato al fatto che Sergio ha optato per uno strumento dalle caratteristiche decisamente peculiari: la Blackie di Eric Clapton. Ora. Pensare a uno strumento meno adatto alla musica contemporanea della chitarra di uno delle divinità del blues è davvero difficile, le sue caratteristiche tecniche (Clapton non ha usa certo la leva del vibrato scegliendo di bloccare il ponte basculante della Fender con un blocchetto di legno) non la pongono tra gli strumenti più adottati dagli interpreti della musica contemporanea che di solito scelgono chitarre elettriche stilisticamente più versatili, meno iconiche e dalle timbriche e dalle caratteristiche meno personali e definite.
In questo disco, intitolato “Music from a parallel word vol 4 New music for electric guitar”, troviamo dei linguaggi distanti da quello che la produzione popular ci ha normalmente abituato: il rock e il pop vengono usati più come colore e come citazione nel “Rocking Up” di Stefano Taglietti, definito dallo stesso autore “un ponte verso l’espressività, verso il virtuosismo solitistico” e in “A Due” di Bruno Canino (l’autore parla di una possibile indicazione stradale, ma potrebbe essere anche una mossa degli scacchi), brano che unisce chitarra elettrica e pianoforte (connubio già sperimentato con successo nel jazz) dove vengono citati i Beatles di Michelle. Alfredo Franco prende ispirazioni dalle celebri e crude incisioni di Goya nel suo “Los Disastres de la guerra”, mentre Mauro Montalbetti preferisce trasferire le inquietudini di un “Lunar Lanscape” in una visione elettrica melodica e contemplativa. Il “De Nocturno Visu” di Azio Corghi è una trascrizione elettrica del brano Nocturnus Visus per clarinetto solo del 1999, definito dallo stesso compositore “un pauroso sogno notturno, si alternano andamenti cullanti di ninne nanne in cui la componente erotica viene ‘interferita’ dalle apparizioni della morte.” Il cd si conclude con quello che considero essere il brano più cinematico: “Monstrous ships” di Fabrizio De Rossi Re, una visione surround del cimitero delle navi a Port-Etienne in Mauritania: qui sì la chitarra di Sorrentino riesce a cantare un blues, il blues dell’abbandono, della ruggine, della lenta corruzione di questi giganti metallici, il cui metallo si disfa nel mare circondati dalle sirene elettriche che cantano con le corde di Blackie.

http://www.mapeditions.com/classics-cd/3079-2

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