#Recensione di J.S.Bach Sonatas di Sébastien Singer e André Fischer, Stradivarius, 2016 su #neuguitars #blog

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Recensione di J.S.Bach Sonatas di Sébastien Singer e André Fischer, Stradivarius, 2016

Bach. Ovvero la complessità quando non viene percepita come tale, perché è portatrice di un messaggio di tale elevata bellezza che il nostro orecchio e il nostro cervello si sintonizzano su un’altra frequenza d’onda lasciandosi portare dalle onde musicali che ricevono e che sono in grado di lambire e curare il nostro spirito. Scusatemi, non volevo essere troppo mieloso, ma questo cd è davvero bello e interessante. Gli interpreti sono bravissimi e ascoltarli è puro piacere, e pensare che queste sonate dal loro interpretate magnificamente, BWV 1027-1029, erano state composte per viola da gamba e clavicembalo. Le conclusioni a cui possiamo arrivare ascoltando questo disco, che vede il chitarrista André Fischer registrare nuovamente per l’italiana Stradivarius, sono di due diversi tipi: nel primo non si può nuovamente rimanere stupiti di fronte alla grandezza della mente compositiva di Bach, del genio della sua scrittura e della bellezza della sua struttura musicale, talmente flessibile e articolata da poter essere tradotta e eseguita da altri strumenti, diversi da quelli previsti nella forma originaria. La seconda è l’intelligenza e la sensibilità artistica e culturale dei due interpreti, sinceramente è la prima volta che ascolto suonare assieme in duo questi due strumenti ed erano incerto sull’esito, se effettivamente, come scritto nel libretto che accompagna il cd, la chitarra poteva validamente sostituire il ruolo del clavicembalo, era il rapporto e il bilanciamento con il violoncello che presentava la maggiore difficoltà. Una difficoltà brillantemente superata due volte: non solo redistribuendo in modo efficace e equilibrato le voci tra i due strumenti senza oscurare o limitare nessuna delle loro rispettive capacità cromatiche, ma soprattutto senza alterare la struttura, le maglie del contrappunto di Bach, quella struttura architettonica impalpabile, all’apparenza fragile, che si mantiene, si sostiene e paradossalmente si moltiplica, sgretolandosi durante l’ascolto e che la quintessenza della bellezza espressa dal grande compositore tedesco.
Se in questo momento vi sentite preda delle cassandre musicali che come i corvi di Lady Macbeth da tempo intonano grigi e monocordi inni funebri alla musica di ieri, di oggi e di domani, l’ascolto di questo disco fa per voi, porterà nuova luce e speranza nelle vostre vite e vi dimostrerà, spero una volta per tutte, che la musica, la grande musica, di qualunque genere essa sia, vive attraverso le capacità dei suoi interpreti e della loro intelligenza creativa e musicale, non attraverso l’arroganza di chi, definendosi “critico musicale” si erge a baluardo di un tempo (per lui) ormai perduto oltre al quale non c’è più redenzione e di cui lui solo ne custodisce le chiavi, novello Sauron musicale. Oppure, fino ad esso avete ascoltato gli interpreti sbagliati, i grigi fotocopiatori di una tradizione che progressivamente si sbiadisce ad ogni loro banale passata. Apritevi alla fantasia e all’intelligenza di questi due interpreti eccellenti: Sébastien Singer al cello e André Fischer alla chitarra classica, rimarrete stupiti e ne uscirete rinvigoriti. Lunga vita.

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