#Recensione di Diminuito di Rolf Lislevand, ECM, 2009 su #neuguitars #blog

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Recensione di Diminuito di Rolf Lislevand, ECM, 2009

Titolo curioso “Diminuito”. Nel bel libretto che accompagna il cd il Maestro Lislevand ci da una spiegazione di questo nome: “Diminutions, divisions, or glosas were one of the renaissance’s unique inventions. Technically it means embellishing a melody into a much more flavored and elaborated melody in faster movement and shorter rhythmical values, presuming that the simple melody still remains in the listener’s mind. This supreme discipline of ornamentation became a new work of art in itself. The original composition on the other hand was reduced to a humble servant of this invention – an object of abuse for an instrumental protagonist without further empathies neither consideration of its origin. The art of diminutions changed the lives of the plucked instruments in a radical way, because until then players of lutes, guitars and keyboards as well always wearied one sorrow with their music: the unfulfilled desire of playing a real melody on their instrument.

Diminuzioni, divisioni, o glosse sono state una delle invenzioni uniche del Rinascimento. Tecnicamente significa abbellire, trasformare una melodia in una melodia molto più elaborata e “gustosa” dal rapido movimento e più brevi valori ritmici, presumendo che la semplice melodia rimanga nella mente di chi ascolta. Questa disciplina suprema degli ornamenti è diventata una nuova opera d’arte. La composizione originale d’altra parte è stata ridotta a una umile serva di questa invenzione – un oggetto per gli abusi perpetrati dal musicista, senza ulteriori empatie né considerazioni per la sua origine. L’arte della diminuzione ha cambiato la vita degli strumenti a pizzico in modo radicale, perché fino ad allora i musicisti di liuti, chitarre e tastiere avevano il desiderio inappagato di suonare una reale melodia sul loro strumento

Un suono di uno strumento a pizzico non sarà mai in grado di “cantare” come un violino, un violoncello, una tromba, un oboe o la voce umana: l’arte della diminuzione comportò una radicale trasformazione nel modo in cui vennero successivamente concepiti i suoni generati dagli strumenti a pizzico, una cosa del tutto simile a quella avvenuta per gli strumenti a pizzico elettrici ai nostri giorni. Il suono distorto di una chitarra elettrica ha reso questo strumento simile a uno ad arco ed ha cambiato tutta la sua logica musicale. Le diminuzioni hanno consentito allo strumento a pizzico di recuperare alcune delle qualità della voce umana, il fraseggio, il colore e la dinamica, facendo emergere il liuto come un protagonista, un solista e un direttore d’orchestra, generando un mosaico policromo di luci, ombre, articolazioni e intensità, in grado di portare un incomparabile valore aggiunto alla semplice e amata melodia.
Il risultato è un disco fresco, vivace e gradevole, dove le musiche scorrono in un divertimento controllato/incontrollato ed è difficile, davvero difficile segnalare un brano piuttosto che un altro. Devo però confessare di aver indugiato di più sull’ascolto di “La Perra Mora”, un pezzo in 5 / 2 caratterizzato sia da un groove incredibile che dalla raffinata polifonia, in cui il colascione, la tripla arpa e il liuto si cimentano in assoli contrappuntistici su un denso tappeto polifonico, e sulla splendida” Fantasia que contraze la harpa en la manera de Ludovico”, una delle fantasie più originali per il liuto, qui elaborata dall’ensemble come un contrappunto caratterizzato da aspre dissonanze in netto anticipo di secoli su quanto poi realizzato dai compositori della Neu Musik.
Un gran disco, suonato da grandi musicisti, sorretti da una grande intelligenza musicale!

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