#Intervista con Paolo Sorge (Settembre 2016) su #neuguitars #blog

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Intervista con Paolo Sorge (Settembre 2016)

Ciao Paolo, è un po’ che non ci sentiamo, direi che dal tuo eccellente cd Tetraktys (2010) è passato un bel po’ di tempo, adesso sei arrivato questo Triplain dopo essere passato per RingLike (2015), ascoltando questi dischi e conoscendo bene la tua musica direi che hai seguito un nuovo percorso mantenendo sempre la tua integrità artistica…

Caro Andrea, tu mi conosci e segui da anni il mio percorso artistico con un attenzione che suscita in me un sentimento di gratitudine sincera! Già nella nostra conversazione di qualche tempo fa (che hai deciso poi di pubblicare su Chitarre Visionarie) spiegavo quanto sia importante per me mantenere una visione aperta di musica come luogo di sintesi degli opposti, di confluenza delle diversità. Cerco di mantenere il più ampio possibile lo spettro delle mie esperienze musicali per un atteggiamento di sincera curiosità. 

Nel Jazz e nelle musiche che provengono da quella tradizione, in cui mi riconosco, conta molto la capacità di offrire una sintesi personale al pubblico contemporaneo, piuttosto che limitarsi a riprodurre modelli del passato, che pure è importante conoscere e assimilare. Per questa ragione i miei diversi interessi riguardo alle musiche con cui vengo a contatto confluiscono in una visione molto aperta e multiforme di jazz contemporaneo, la mia sintesi personale.

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Hai definito RingLike come un “cycle games for seven instruments (and so many ears!) “la componente del gioco, anche matematico, sembra davvero essere una delle caratteristiche della tua musica….

Certamente, sottolineo la parola “gioco”.
Non mi prendo troppo sul serio riguardo al serialismo o alle ciclicità di Schillinger e Slonimsky,  c’è molto divertimento. Sono strutture che studio e utilizzo da anni divertendomi a trarne materiali compositivi interessanti.
Tutta la musica che scrivo per i miei progetti attraversa poi una seconda fase di sviluppo – altrettanto divertente – quando viene eseguita e interpretata durante i concerti, solitamente da musicisti di estrazione jazzistica con una capacità improvvisativa molto matura. Scrivo partendo da materiali rigorosi, ma poi mi affido molto allo sviluppo e al gioco estemporaneo, con una prassi tipicamente jazzistica.

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Quello che mi ha colpito in Triplain è stata la “densità” della musica, la prima volta che l’ho ascoltato non ho guardato il minutaggio nel lettore cd e non mi ero accorto che durasse solo 33 minuti, me ne sono accorto solo leggendo le note nel tuo sito internet, avete davvero messo tanta carne al fuoco in così poco tempo.. le idee che tu, Cusa e Evangelista avete tirato fuori sono tantissime….

Ti ringrazio per avere posto la tua attenzione all’ascolto di un mio cd! E’ una prassi che rischia di sparire al giorno d’oggi. Quell’attenzione all’ascolto è esattamente l’ingrediente segreto per apprezzare e far crescere la nostra musica. Grazie alla musica tra i musicisti e gli ascoltatori le differenze si annullano, si può perdere per un po’ quel senso del tempo “cronometrico” cui siamo sottoposti ogni giorno con i nostri orologi, le nostre agende, gli smartphone e appuntamenti da rispettare.

Nel tuo sito internet parli di narrazione senza parole per Triplain, ma in fin dei conti tutta la tua musica è sempre stata una continua narrazione, che con questo ultimo disco ha raggiunto una notevole maturità artistica, dove pensi ti porterà questa volta la tua chitarra?

La mia definizione si basa sulla mia propensione alla musica strumentale, narrazione senza parole.
Chissà che invece non stia arrivando il momento di realizzare un progetto vocale!
Nell’attesa, più concretamente nel mio immediato futuro cercherò di portare ad una ulteriore maturazione il mio trio con Evangelista e Cusa attraverso i prossimi concerti, che mi auguro possano essere numerosi e annunciati a breve sul mio sito! Attraverso i concerti, la mia chitarra e i musicisti che frequento mi porteranno senza dubbio alla prossima fase di crescita personale e musicale.

Parliamo un po’ di Improvvisatore Involontario, questo progetto musicale indipendente sta battendo parecchi record di longevità, quali saranno i vostri prossimi progetti?

Siamo proprio in procinto di pubblicare alcuni lavori di giovani improvvisatori/compositori che hanno bisogno di una cassa di risonanza mediatica, e con Improvvisatore Involontario da circa dodici anni ci impegniamo senza scopo di lucro e senza sovvenzioni di alcun tipo per la diffusione delle musiche creative attuali che in qualche misura e in vari modi si confrontano con l’improvvisazione. Abbiamo costituito un luogo di incontro importante per queste musiche che sentiamo affini alla nostra visione.

L’ultima domanda, classica: i tuoi prossimi progetti?

Ultimamente qui in Sicilia cerco di frequentare più spesso i musicisti più giovani. Qui c’è una nuova generazione di musicisti di grande talento che ha bisogno di interagire creativamente con chi come ha più esperienza ed opera da anni sul territorio. Le forme artistiche hanno bisogno di prassi, artigianato, esperienze formative e di incontro a tutti i livelli. I giovani adesso viaggiano molto e hanno una mente più aperta. Sto pensando a nuovi progetti basati su queste premesse.

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