#Recensione di Tetraktys di Paolo Sorge, Improvvisatore Involontario, 2010 su #neuguitars #blog

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Paolo Sorge: chitarra elettrica

Giancarlo Mazzù: chitarra elettrica

Fabrizio Licciardello: chitarra elettrica

Enrico Cassia: chitarra elettrica

 

Nel corso della sua intervista del novembre 2009, avevamo accennato al progetto di Paolo per un quartetto di chitarre elettriche, una sorta di laboratorio dove poter combinare tra loro diverse forme di musiche contemporanea sfruttando al massimo il potenziale della chitarra elettrica.

Il cd che esce per ImprovvisatoreInvolontario è una efficacia testimonianza della volontà di Sorge di ricavare nuovo spazio per le chitarre, mantenendosi all’interno di una “cornice” musicale geometrica e essenziale. Il titolo stesso, Tetraktys, di natura e origine pitagorica rimane presente in tutta la musica del disco, e il cui simbolo campeggia sulla copertina del cd. Eccellente arrangiatore e rielaboratore di temi (ce ne eravamo già accorti nel suo cd dedicato a Monk e con i Jazz Waiters di Slow Food) qui Sorge si scontra con dei problemi concettualmente complessi: come combinare scrittura e improvvisazione? Come “incrociare” tra loro l’idea classica del quartetto d’archi e il suono elettrico di quattro chitarre? Come gestire i loro suoni e contemporaneamente rispettare l’idea di ordine pitagorico che le figure geometriche e i quadrati magici disseminati all’interno del booklet lasciano trasparire?

L’attenzione per il suono e la sua dimensione spaziale sembra essere la costante che accompagna l’ascoltatore per tutti i 7 brani che compongono il cd, tutti sopra i cinque minuti di durata, alcuni oltre ai 10. Un flusso musicale che attraversa due brani scritti dallo stesso Sorge (spring Changes e Sloninsky’s Domino), il terzo movimento dal Quartetto D’Archi Op. 10 di Debussy, arrangiato dallo stesso Sorge, Day of Miracles di Giancarlo Mazzù, Chiovi di Enrico Cassia e Bubblewrap e Goongerah provenineti rispettivamente dalla creativita di di Elliott Sharp e Fred Frith.

La presenza di questi due brani non è infatti insolita visto il fatto che sia Sharp che Frith sono chitarristi di notevole esperienza e anche compositori impegnati da tempo a disegnare nuovi confini e possibilità per la sei corde elettrica.

Il disco è molto molto bello e confesso di aver provato un “patriotico” piacere nel vedere dei nomi italiani in un progetto di sperimentazione così interessante ed efficace, in cui i due grandi aspetti dell’avanguardia musicale moderna, composizione e improvvisazione, si inseguono, si intrecciano, in un percorso non canonico e dai labili confini linguistici.

Certo, non aspettatevi ammiccamenti pop, Tetraktys non è un disco facile, ma è comunque molto lontano da quel solipsismo che è stato causa frequente dell’allontanamento del pubblico dalla musica contemporanea e poi … un quartetto di chitarre elettriche .. vale sempre la pena!

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