#Intervista con Marios Joannou Elia (Settembre 2016) su #neuguitars #blog

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Intervista con Marios Joannou Elia (Settembre 2016)

Come è nato il tuo interesse per la musica? Quali sono state e sono le tue principali influenze musicali?

Da bambino avevo un’attrazione acustica verso i suoni e I rumori di tutti i giorni. Ricordo ancora la volta che ho visitato un cantiere di costruzione / ricostruzione navale nel Pireo e mi ero sentito come se fossi stato dentro allo svolgimento di un’opera eccezionale. Durante la mia gioventù, l’interesse per una educazione musicale più ampia, la conoscenza della teoria e della storia musicale, dal folk alla musica classica e anche la musica pop, così come saper suonare vari strumenti, come il mandolino, la chitarra, il clarinetto o il sassofono, era più importante me che, per esempio, per perfezionarmi su un solo strumento e quindi concentrarmi su un solo percorso. Allo stesso tempo e fino al mio ventesimo compleanno, vivendo principalmente a Cipro, un ‘deserto’ della musica classica, mi sono sentito ‘libero’ perché non avevo né influenze specifiche né una tradizione da dover seguire.

Hai studiato con un sacco di insegnanti, quali impressioni hanno lasciato nella tua musica?

Tra gli altri, ho studiato chitarra classica con Alvaro Pierri, Marco Tamayo e Leo Brouwer, e composizione con Karlheinz Stockhausen, Adriana Hölszky e Michael Finnissy. Un’altra esperienza fruttuosa sono stati i miei studi in filosofia e didattica della musica con l’ allievo di Carl Orff e Dean del Mozarteum, Wolfgang Roscher. Durante i miei studi, il mio obiettivo è stato quello di acquisire una conoscenza olistica profonda e la piena comprensione tecnica ed estetica di vari stili musicali. Mi sono reso conto in questa fase iniziale che questo doveva essere un ‘pensiero accademico’, in particolare della musica contemporanea, e che sembrava mirare a riprodurre le idee e le caratteristiche di qualcun altro. Una volta, il mio primo insegnante di composizione, Bogusław Schaeffer, mi ha chiesto di scrivere un pezzo con uno stile e un approccio che di solito non mi piaceva fare e che non mi rappresentava. Questa è stata una rivelazione per la mia creatività perché è venuto fuori qualcosa di davvero puro.

Hai scritto un sacco di musica interessante per la chitarra, perché hai scelto questo strumento?

Da una parte, come dicevo prima, la chitarra era uno strumento che ho ampiamente studiato ed suonato in diversi concerti. Di conseguenza, ero abbastanza consapevole del suo repertorio, delle tecniche e della sua estetica. D’altra parte, avevo una serie di chitarristi eccellenti che mi circondava, che hanno tutti sostenuto lo sviluppo e l’esecuzione della mia musica. Non è cosa comune eseguire musica contemporanea con il cuore, e questo è ciò che accade con alcuni dei miei pezzi per chitarra. Inoltre, a partire dal 2007 presso l’Università di Musica e Spettacolo di Monaco di Baviera, venne effettuata una seria analisi e ricerca sulla mia musica da un certo numero di musicologi e di mucisti, che sono o erano chitarristi, questo mi diede un ulteriore, profonda intuizione del mio lavoro.

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Come è nata l’idea per il tuo ultimo CD “Staubzucker”? Perché hai scelto questo titolo?

L’intenzione era quella di pubblicare un album con opere selezionate dedicate alla chitarra, in varie formazioni strumentali, che erano state composte nel decennio tra il 1999 e il 2008. Allo stesso tempo, ci hanno offerto di registrare un nuovo CD al ORF RadioKulturhaus a Vienna . Il titolo del CD è lo stesso di un pezzo per quartetto di chitarre – la mia opera più eseguita e il lavoro più caratteristico del disco, checonta oltre 100 rappresentazioni in quattro continenti.

Ascoltando il tuo ultimo CD “Staubzucker”, mi sembra che non tu non componi utilizzando un linguaggio tecnico ideomatico per la chitarra, ma che si preferisci esplorare le possibilità nascoste all’interno di questo strumento… o è solo una mia impressione?

La metodologia varia. Cerco di rimanere fermo nel mio obiettivo, ma di rimanere flessibile nel mio approccio. Ecco due esempi: cerco di concentrarmi su una idea musicale, che spesso presenta delle suddivisioni. Poi provo ad esaminare quali possibilità un dato strumento mi potrebbe offrirmi la sua implementazione. Per esempio in “Staubzucker” l’idea era quella di trasformare il quartetto di chitarre in un quartetto di percussioni. Oppure il contrario, cioè, ho in mente alcuni aspetti tecnici o armonici e da questo punto di partenza cerco di trarre lo scopo, l’idea o il tema del pezzo. Per esempio in “Cursed” per chitarra classica ed elettrica, l’opera è interamente composto su una sola nota, MI, utilizzata con tutte le sue dieci diverse posizioni sulla tastiera, quindi, in totale ci sono venti Es. Attualmente, il chitarrista e docente del Mozarteum, Kostas Tosidis, che finora ha suonato tutti i miei pezzi per chitarra, mi ha incaricato di comporre un nuovo pezzo per il dottorato presso al Brussels Arts Platform all’interno dell’University Association Brussels. Questo pezzo farà interamente uso di tecniche tipiche degli strumenti ad arco.

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Che cosa significa l’improvvisazione nella tua ricerca musicale? Possiamo tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscire e rivolgersi ad altri repertori: jazz, contemporanea, ecc?

A prescindere dal genere, l’improvvisazione è, per esempio, parte della realizzazione dell’idea della composizione da parte dei musicisti nell’interazione con il compositore. È un passo importante prima un lavoro sia completato, perchè in questo modo, si offre ad altri la possibilità di eseguirlo in modo il più vicino possibile all’idea originale in tandem con la sua concezione/prestazione. Questo aspetto finale è comunemente dato attraverso lo spartito, indipendentemente dalla sua forma, su carta o tramite mezzi digitali ed elettronici.

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Duitsland, Berlijn, 30.5.2007 Deutschland, Berlin. Tango Loft, Wiesenstrasse. Operare 07. Foto: Erik-Jan Ouwerkerk

Ho notato che hai un gruppo di musicisti che eseguono da tempo tue opere, come cambia la tua metodologia musicale attraverso l’influenza della comunità di persone (musicisti e non) con cui lavori? Il tuo approccio cambia in relazione a ciò che ricevi, direttamente o indirettamente, da loro?

Si tratta di una profittevole interazione reciproca. È sempre stato importante lavorare con musicisti e non musicisti, come il virtuoso della chitarra Kostas Tosidis e il Miscelanea Guitar Quartet di Salisburgo. Un membro del Miscelanea, Yiorgos Pervolarakis, ha anche scritto la sua tesi di laurea sulla mia musica per chitarra, fornendomi così interessanti osservazioni da tenere in considerazione per il futuro. Questo è utile in particolare quando seguo un approccio più visionario, o a volte uno in più extra-musicale, come lavorare ai limiti di ciò che è o è stato pensato come possibile, almeno per quello che ne siamo consapevoli. Si pensi all’esempio accennato prima, quando ho trasformare una chitarra in un quartetto di percussioni utilizzando 23 diversi stili di percussioni, notati in un modo non convenzionale per un chitarrista. Ogni nuovo pezzo richiede una contestualizzazione sulle sue fondamenta rappresentative. Quest’ultime racchiudono lo spartito e l’esecuzione. In altre parole, il compositore e gli esecutori.

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A volte mi sembra che nel nostro tempo la storia della musica scorra senza più particolare interesse per il suo corso cronologico, nella nostra libreria musicale, il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo potrebbe presentare per un interprete e un compositore il rischio di una visione uniforme?

E’ essenziale è ciascuno sviluppi la sua nozione di autenticità, costruita sulla conoscenza del passato e del presente, e presneti delle opere qualitativamente valide che lo/la rappresentino. Il tempo è il miglior giudice.

Quali sono i tuoi cinque dischi essenziali, da avere sempre con te … i classici cinque dischi per l’isola deserta …?

In questo caso, preferirei ascoltare la colonna sonora della natura.

Che musica ascolti di solito?

Tutto ciò che suona allettante, classica e non classica. Cerco sempre di nuove esperienze e sfide. Attualmente, un sacco di barocco e musica antica.

Quali sono i tuoi prossimi progetti? A cosa stai lavorando in questo momento?

Schott Music sta per pubblicare due miei libri verso la fine dell’anno; uno riguarda il mio “”The Concept of Polymediality””, che ho sviluppato a partire dal 2003, e come esso trova applicazione nella musica contemporanea in relazione alla letteratura; la seconda è una ricerca su “Aventures” di György Ligeti. In questo momento, è pronto per la pubblicazione da parte Schott di un altro articolo dal titolo “Contemporary Music in the Context of Polymediality and Polyästhetics”. Contemporaneamente, e da inizio anno, sto lavorando su un nuovo album, insieme a mio fratello Nick Elia, che è uno specialista in musica elettronica. Il progetto si concentra su sintetizzatori analogici e rumore organizzato. Tra i sintetizzatori rari utilizzati ci sono Jupiter-8, ARP2600, Odyssey, OB-Xa, SH-7, EMS Synthi AKS, Prophet 6, Prophet T8, Memorymoog Plus, Voyager, Source, Korg MS-20, OSCar and TB303. La prima fase di produzione è stata completata – agli Angelic Studios nel Regno Unito, in collaborazione con l’ex tastierista Jamiroquai, Toby Smith, che ci ha fornito la sua collezione unica di synth.

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