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Intervista con Andrea Monarda (Settembre 2016)

Quando hai iniziato a suonare la chitarra e perché? Che studi hai fatto e qual è il tuo background musicale? Con che chitarre suoni e con quali hai suonato?

Ho iniziato a studiare la chitarra a 11 anni con il maestro Francesco Zizzi, chitarrista e violoncellista, che ancora adesso stimo con molto affetto: tra le altre cose ha sempre trasmesso e continua a trasmettere ai suoi allievi l’importanza della prima vista e dello studio costante e quotidiano. Qualche giorno prima di iniziare le lezioni avevo fatto un sogno, nel quale ero di fronte a una chitarra suonata da un chitarrista del quale vedevo solo il braccio sinistro sfiorare le corde a una velocità per me allora molto alta e in maniera indefinita.

Sin da piccolissimo, ho ascoltato alcune delle arie tratte dai capolavori di Puccini, di Verdi e di Mozart che mia madre ascoltava per prendere ispirazione prima di cantarle in pubblico. Mi portava spesso a lezione dal suo insegnante Agostino Di Ciaula (http://www.somsmartinafranca.it/news/il-maestro-agostino-di-ciaula), dove ascoltavo i momenti di riscaldamento vocale e i lunghi discorsi tra docente e allieva riguardo alla scelta di repertorio. A 18 anni ho avuto la fortuna di conoscere il Maestro Alirio Diaz, che con entusiasmo ascoltò il Capriccio Diabolico che allora gli feci ascoltare. In seguito, mi sono laureato presso la Scuola Superiore per Interpreti e Traduttori di Trieste, fiore all’occhiello dell’Università di Trieste e la più prestigiosa tra le scuole per interpreti in Italia. Da allora, ho continuato a perfezionarmi sia in Italia sia all’estero, e da più di un paio d’anni studio da solo, alla costante ricerca di nuovi progetti.

Attualmente suono con una chitarra del liutaio Fabio Schmidt, chitarra costruita nel 2012 alla quale mi sono affezionato per la profondità di suono. Ho anche suonato ( e continuo a suonare) con una chitarra di Sergio Abreu del 1991 e una di Paulino Bernabè del 2009.

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Come è nata l’idea di realizzare il cd Dieci Minuti all’alba Omaggio a Giorgio Gaslini? Come mai questa scelta, conoscevi già la musica di Gaslini?

Conoscendo di persona il Maestro Giorgio Gaslini, che aveva accettato di scrivere un brano per chitarra sola e mi invitò a prendere di persona la mia copia. Mi parlò di Berio e dei momenti di studio a quattro mani, così pensai che nel disco i due amici avrebbero potuto racchiudere la raccolta (nel disco, Dieci minuti all’alba è il primo brano, la Sequenza XI l’ultimo). Ho poi conosciuto due grandi maestri, davvero grandi: il Maestro Giorgio Colombo Taccani, che ha scritto il brano Erma e il Maestro Gilberto Bosco, che dopo un primo incontro e da lì dopo una settimana, ha composto la Fantasia (alla Passacaglia). Di Giorgio Gaslini conoscevo solo il nome e alcune delle sue musiche per piano solo, come le improvvisazioni sulla Sicilienne di Gabriel Fauré e le sue colonne sonore di Profondo Rosso e della Notte di Michelangelo Antonioni.

Come mai hai scelto la Stradivarius per produrre questo disco?

Stradivarius aveva già pubblicato altri CD con musiche di Gaslini e autori contemporanei, quali Luis De Pablo, Giulio Castagnoli, Gilberto Bosco e Luciano Berio tra gli altri, quale casa discografica migliore avrei potuto scegliere per un prodotto di musica nuova? 

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Quale significato ha l’improvvisazione nella tua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

Nel repertorio classico ci sono molti esempi di inviti, da parte del compositore, all’improvvisazione (come accadeva nelle cadenze dei concerti barocchi per strumento solista e orchestra). Nella musica per chitarra del secolo scorso vi sono dei micro residui di quelle improvvisazioni richieste per iscritto proprio dagli stessi compositori, come, ad esempio, nello Scherzo della Sonata op. 47 di Ginastera, quando il compositore propone una “very fast but discontinuous improvisation sul ponticello”, e proprio nella Sequenza XI di Luciano Berio, dove il compositore propone dei box da ripetere ad libitum o ancora nel Pour jouer à deux di Leo Brouwer, dove il compositore nel Prologo o Epilogo II invita gli interpreti a cambiare l’ordine delle note all’interno di determinati box.

In che modo la tua metodologia musicale viene influenza dalla comunità di persone (musicisti e non) con cui collabori? Modifichi il tuo approccio in relazione a quello che direttamente o indirettamente ricevi da loro? Se ascolti una diversa interpretazione di un brano da te già suonato o che vuoi eseguire, tieni conto di questo ascolto o preferisci procedere in totale indipendenza?

Kurt Lewin asserì che il comportamento (C) è una funzione regolata dalla personalità del singolo (P) e dell’ambiente (A), che la circonda.
C = f ( P, A)
Sicuramente, le persone con le quali mi sono relazionato negli ultimi anni (parlo soprattutto di compositori, direttori d’orchestra e musicologi) mi hanno influenzato nell’avere un imprinting musicale più ampio e approfondito di quello che avrei potuto avere da solo o con altri esecutori, e per questo sono loro molto grato.
Ogni nuova visione musicale rappresenta uno stimolo verso il quale non si può rimanere indifferenti, e per quanto la propria visione a volte non rispecchi quella dell’altro, nulla costa rispondere allo stimolo e scoprire nuovi orizzonti.
Per quanto riguarda gli ascolti, ci si può far influenzare da qualsiasi ascolto di un brano, con la giusta elaborazione personale basata su una seria ricerca approfondita.

Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

Credo che il prima e il dopo siano, condividendo il tuo pensiero, elementi intercambiabili, e proprio in virtù di questa prospettiva cangiante che possiamo trovare nuovi fenomeni, senza guardare il futuro o il passato come elementi cristallizzati … Mi viene in mente la visione spaziale di Escher e il concetto di durata reale di Bergson, secondo cui i nostri stati di coscienza non sono esterni gli uni agli altri come gli istanti del tempo omogeneo, ordinati secondo il prima e il dopo, ma si compenetrano l’un l’altro.

Ci consigli cinque dischi per te  indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta..

Le Cantate di Bach dirette da Nikolaus Harnoncourt, I Concerti per pianoforte di Beethoven nelle interpretazioni di Arturo Benedetti Michelangeli e di Krystian Zimmerman come pianista e direttore, Stravinsky conducts Stravinsky (Petruschka, Sacre du Printemps, Symphony in C, Violin Concerto e Symphony of Psalms), i Gürrelieder di Schoenberg e la Nona Sinfonia di Bruckner diretta da Abbado, anche se porterei una valigetta più ampia sull’isola, per non far torto agli altri grandi.

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Con chi ti piacerebbe suonare e chi ti piacerebbe suonare? Che musiche ascolti di solito?

Sarebbe meraviglioso suonare un concerto per chitarra e orchestra sinfonica scritto da un grande compositore di oggi, se si provi a pensare che un John Adams o uno Steve Reich (o magari Ades) potessero scrivere e dirigere un proprio concerto per chitarra e orchestra, credo sarebbe un’occasione meravigliosa. Ascolto di tutto, da Josquin, Machaut, Bach, Mozart, Debussy e Schoenberg fino ai Queen, ai Pink Floyd, ai Dire Straits e agli Area…

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando?

Dopo il disco “Dieci minuti all’alba”, ho terminato una raccolta di “Sette miniature” per chitarra sola da poco pubblicate, e adesso sono alla ricerca di nuova musica!!

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