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Recensione di Basket Full of Dragons a tribute to Robbie Basho Vol II, Obsolete Recordings, 2016

Robbie Basho è stato ed è tuttora qualcosa molto di più di un chitarrista, o di un musicista. Qualcosa ancora di più, che provo a definire come un “kami” della musica. I Kami (nel giapponese non esiste la distinzione tra plurale e singolare) sono oggetti di venerazione per la fede shintoista, questo termine indica un’onorificenza per spiriti nobili e sacri, che implica un senso di rispetto o adorazione per la loro virtù e autorità. Dal momento che, per lo shintoismo, tutti gli esseri (viventi e non) possiedono tali spiriti, l’essere umano (come d’altra parte ogni altro essere) potrebbe essere considerato a sua volta un kami o un kami potenziale, specie se nel corso della sua esistenza si è distinto per la sua nobiltà di spirito e per la sua rettitudine.
Robbie Basho me lo sono sempre immaginato così… un kami della chitarra acustica a dodici corde, non un santo della religione cattolica, no un santo no, troppo distanti, troppo puri i santi, non credo che a Basho sarebbe mai neanche interessato diventarlo. Assieme a John Fahey, Basho è uno delle due grandi figure della chitarra acustica americana, una figura complementare e altrettanto affascinante e complessa. In un certo senso si potrebbe azzardare nel dire che i due sono i lati della stessa medaglia: entrambi sono partiti dalla musica tradizionale americana, dal fingerpicking blues e dai dischi di prewar folk per poi portarla a un livello superiore e diverso integrandola con la musica classica indiana, con la musica colta europea, ciascuno con la propria personale sensibilità. Una figura più travagliata e ossessionata dai propri fantasmi, Fahey, più sensibile, più spirituale Basho.
Io ho incontrato prima Fahey e solo dopo Basho, la cui discografia non era stata ristampata nello stesso modo e il cui culto era ancora più “esoterico” tra i chitarristi di quello di Fahey. A tenermi anche un po’ lontano da Basho una certa idea di “new age”, che ho sempre detestato e che gli vedevo associare.
Nulla di tutto questo ovviamente: Basho era ben oltre alle banali disquisizioni o teorie sulla nuova era dell’Acquario. Basho era un gigante che ha saputo creare e indicare un via personale e innovativa, me ne resi conto quando cominciai a collezionare i suoi cd a cominciare dalle due raccolte realizzate dalla Takoma intitolate Guitar Soli e Bashovia, che ancora consiglio vivamente a chiunque voglia interessarsi all’ascolto della sua musica.
Ma eccoci a questo tributo, il secondo dopo “We Are One, In The Sun: A Tribute To Robbie Basho” del 2010 uscito per la Important Record. In questi anni il culto, l’interesse per Basho è cresciuto, merito delle nuove leve del fingerpicking, come Matt Valentine, Steffen Basho-Junghans, Glenn Jones, James Blackshaws, Ben Chasny e il compianto Jack Rose, che hanno saputo catalizzare nuove attenzioni sulla sua figura.
E’ bello vedere e sentire l’affetto che circonda Basho, perché credo che in questo disco si vada oltre al semplice omaggio, ci sono tredici brani tutti eseguiti da artisti diversi, ma tutti con in comune l’idea dello stile di Basho. E per stile non intendo solo le sue caratteristiche accordature aperte o l’uso del basso alternato che ricordava i bordoni della musica classica indiana, intendo qualcosa di più della semplice “technicality”, ma l’essenza della sua musica, quella semplicità che in realtà nasconde una grande complessità di pensiero, quell’essere leggero ma non banale, quel senso spirituale che non scade mai in banale affettazione.
I chitarristi qui coinvolti sono tutti nomi interessanti: il grande Glenn Jones, Chuck Johnson, Buck Curran affiancato dalla cantante italiana Adele H, il suonatore di oud siriano Tammam Saeed e la percussionista April Centrone, il chitarrista italiano Paolo Laboule Novellino, il duetto di Henry Kaiser e Michael Gulezian, compositore israeliano Yair Yona, Twelve Hides con Ben Tweddell, Mike Tamburo , la collaborazione tra Mariano Rodriguez, Karina Vismara e Jonah Schwartz e la cantante Eva Sheppard accompagnata da suo padre Jesse Sheppard alla chitarra a 12 corde. Disco eccellente.Viva Basho.

1. Portrait of Basho as a Young Dragon – Glenn Jones & Matthew Azevedo (USA)
2. Fog upon the Moon – Tammam Saeed & April Centrone(Syria & USA)
3. Manifestations of the Sun – Adele H & Buck Curran (Italy & USA)
4. Walk in Beauty: A Healing Way Song – Richard Osborn (USA)
5. Salangadou – Eva Sheppard and Jesse Sheppard (USA)
6. Pasha – Paolo Laboule Novellino (Italy)
7. Kahlil Gibran – Yair Yona Music (Israel)
8. Golden Rose at Dawn – Chuck Johnson (USA)
9. California Raga – Twelve Hides (UK)
10. The Rediscovery of the Basho Cathedral – Steffen Basho-Junghans (Germany)
11. Enigmatic Eagle – Michael Gulezian and Henry Kaiser (USA)
12. The Chameleon and the Crow – Mike Tamburo (USA)
13. Wine Song of Love – Mariano Rodriguez, Jonah Schwartz, Karina Vismara (Argentina & UK)

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