#Intervista con Paolo Laboule Novellino (Ottobre 2016) su #neuguitars #blog

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Intervista con Paolo Laboule Novellino

Senti… nel suo disco Gommalacca, Franco Battiato aveva messo in copertina l’immagine di un borsa dell’acqua calda.. è per questo che è diventata il tuo nome d’arte o c’è un’altra ragione?

Da adolescente durante i primi tentativi compositivi scrissi una canzone che parlava di 20.000 elefanti rosa e della perdita di una Boule dell’acqua calda. Anni dopo durante un difficile inverno iniziai a esplorare in solitaria una chitarra acustica.. fu la boule dell’acqua calda a salvarmi dalle rigide temperature, così decisi di tributare quell’oggetto usandolo come nome d’arte.
Posso dirti che continuo a trovare nuovi significati a questo nome, anzi per me è diventato quasi un cognome che mi fa sentire parente e parte di un tutto… ma lo sai che mio fratello aveva gommalacca? ricordo benissimo quella copertina, forse mi è rimasta inconsciamente nella testa.

Quando hai iniziato a suonare la chitarra e perché? Che studi hai fatto e qual è il tuo background musicale? Con che chitarre suoni e con quali hai suonato?

Da bambino mi mandarono a pianoforte, mi piaceva ma mio fratello maggiore suonava la chitarra e a me sembrava uno strumento pazzesco.
Sempre mio fratello maggiore mi insegnò i “barrè” mi disse: se ti sposti sul manico suoni tutti gli accordi. Così presi il disco (cassetta) Dooky dei Green Day e imparai a suonarlo.
Ho preso qualche lezione ma essenzialmente sono un autodidatta, ho imparato suonando in svariati gruppi, da solo a casa e sopra i dischi e alle cassette; la mia formazione e i miei ascolti hanno attinto molto ad una attitudine “post punk intuitiva”, per anni ho suonato anche la batteria.

Solo negli ultimi tempi, grazie alla chitarra acustica e alla scoperta di nuove accordature, ho trovato un nuovo punto di vista riguardo lo studio dello strumento e della musica e sto affinando il mio personale metodo di apprendimento.
Ultimamente sto suonando una Yamaha 331 OM size, ho scoperto che alcune serie tra i ’70 e gli ’80 sono pazzesche, quando l’ho suonata la prima volta non ci credevo…un suono ricco di armonici, molto meglio di tante chitarre più blasonate.

Nel 2013 hai realizzato il disco d’esordio Refugio con la Long Song Records, come è nata l’idea di fare questo disco?

Quel disco è stato il punto di arrivo di un lavoro durato 3 anni, ho cercato la sintesi del mio percorso musicale sino a quel momento. quindi direi che è stato un disco mosso da una grande urgenza espressiva.
E’ il primo disco di Laboule è stato un passo importante che non scorderò mai.

Ho molto apprezzato il tuo brano Pasha che hai pubblicato nell’omaggio a Robbie Basho, Basket Full of Dragons, che accordatura hai adoperato? Come sei entrato a far parte della cerchia di musicisti che ha realizzato questo tributo?

Pasha è stato suonato in CGCGCD# è una accordatura molto sospesa e profonda, perfetta per un tributo a Basho.
Il collegamento è stato l’amico Buck Curran ottimo musicista, scrittore e liutaio con cui ho diviso il palco per un paio di tour europei con anche Shanti Deschaine (insieme sono gli Arborea). Curioso che l’agenzia di booking che mi propose il primo tour di spalla agli Arborea mi disse: “ho saputo che amate entrambi Basho”! Sono molto felice, orgoglioso e onorato di fare parte di questo disco.

A proposito, vi consiglio l’ascolto di “Immortal light” nuovo disco solista di Buck Curran:
https://obsoleterecordings.bandcamp.com/album/immortal-light

Basho in Italia non è molto conosciuto, come neanche un certo tipo di fingerpicking, distante dalle mode new age, io ho scoperto Basho grazie a Gino Dal Soler, tu come sei arrivato alla sua musica?

In Italia sembra che il fingerpicking si diffonda solo con approccio iper tecnico e un po’ new age come dici tu, fatto di chitarre di liuteria da 3000 euro in su..
Negli USA c’è stata una bella riscoperta, grazie a chitarristi come Jack Rose Daniel, Bachmann, William Tyler ecc… però hanno un approccio molto più roots e spontaneo, microfono alla buca e via, viaggiano sul loro suono con grande libertà espressiva.
Dagli Americani vorrei prendere questa attitudine, ma allo stesso tempo vorrei allontanarmi da certi stilemi ormai classici di genere.
A Basho ci sono arrivato grazie a John Fahey e a youtube che un bel giorno me lo suggerì a lato. Ne fui subito molto colpito anche solo vedendo il suo volto.

Quale significato ha l’improvvisazione nella tua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

Bellissima domanda…
l’improvvisazione credo sia possibile solo con una grande padronanza e consapevolezza tecnica e spirituale di quello che si sta suonando. Se sei un jazzista il tuo linguaggio sarà estremamente sofisticato, se fai musica minimale sarà essenziale ecc. Nella mia ricerca musicale per ora l’improvvisazione è uno strumento che mi porta alla composizione di un nuovo brano.
In futuro però vorrei portare maggiormente questo elemento anche nei live.

Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

Certo si corre sicuramente questo rischio ma allo stesso tempo siamo di fronte ad una possibilità senza precedenti.. in questa fase di estrema accelerazione anche tecnologica intravedo la possibilità di scardinare determinati modelli e strutture musicali… per esempio, avere accesso alla musica popolare antica o religiosa di qualsiasi parte del mondo ti apre nuove scenari, facendoti trovare anche l’origine di tutto quello che si è ascoltato sino ad ora. Inoltre questo processo lo sento necessario per rimettere la musica e il musicista nella giusta posizione che dovrebbero avere nella società.
Allo stesso tempo è difficile orientarsi e scegliere, visto che in rete puoi trovare qualsiasi tipo di musica, quindi ritengo altrettanto importante togliersi le cuffie, ascoltare di più il canto degli uccelli e lavorare per sottrazione.

Ci consigli cinque dischi per te  indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta..

Difficilissimo… ci provo

1- Joy Division – Unknown Pleasures
2- Robbie Basho – Venus in cancer
3- Broken social scene- You forgot it in people
4- Norberto lobo- Pata lenta
5- John Frusciante – To record only water for ten days

Con chi ti piacerebbe suonare e cosa ti piacerebbe suonare?

Chitarristicamente parlando è difficile perché quello che sto facendo è abbastanza solitario.. però mi piacerebbe lavorare con delle voci magari con un coro.
ma il mio grande sogno è quello di suonare la batteria con un gruppo di suonatori di trombe tibetane… pensa che muro di suono

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando?

Per quanto riguarda la chitarra in autunno registrerò il nuovo disco, si intitolerà TECNOTECLA, sarà un disco totalmente strumentale. spero di farlo uscire entro marzo 2017.
Contemporaneamente sto ampliando il progetto Laboule con nuove sezioni di creazione e ricerca del suono, mi sto dando molto al field recording con lo scopo di raccogliere materiale sonoro valido per svariate forme di linguaggio. (sonorizzazioni, audiodocumentari, didattica, mappatura sonora e altro)

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