#Intervista con Alberto Mesirca (Novembre 2016) su #neuguitars #blog

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Intervista con Alberto Mesirca

Quando hai iniziato a suonare al chitarra e perché? Che studi hai fatto e qual è il tuo background musicale? Con che chitarre suoni e con quali hai suonato?

Ho iniziato a suonare all’età di otto anni, un’età relativamente tarda rispetto ad altri strumentisti classici che ho conosciuto e con cui collaboro. Sebbene non appartenga ad una famiglia di musicisti, in casa si respirava musica da sempre, essendo mio nonno un pianista amatoriale (medico di professione, ma scrittore vincitore del Campiello) e uno storico d’arte che apparteneva al circolo di artisti e intellettuali del padovano. Mio padre è sempre stato appassionato di jazz. Mi affascinava il suono della chitarra, prodotto dalle dita e non da un strumento intermedio come può essere un archetto. Tramite un amico comune ho iniziato gli studi con un maestro locale, e poi ho proseguito al Conservatorio di Castelfranco con Gianfranco Volpato e alla Musikakademie di Kassel con Wolfgang Lendle, e preso parte a varie masterclass con concertisti (Barrueco, Diaz, Pierri, Vieaux ecc.).
Suono con una bellissima chitarra di Giuseppe Guagliardo, liutaio siciliano, e una Gilbert, americana.

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Come è nata l’idea di realizzare il cd dedicato a Claudio Ambrosini?

A parlarmi per la prima volta di Ambrosini è stato il grande maestro vercellese Angelo Gilardino, che lo stima moltissimo come compositore. Ho preso contatto con Ambrosini alcuni anni fa, e sono rimasto sorpreso nello scoprire che avesse scritto tantissima musica per chitarra, che era lui stesso un chitarrista e liutista amatoriale, e che gran parte delle sue composizioni per chitarra fossero rimaste ineseguite per moltissimo tempo. Alcune di esse non erano state ancora portate in bella copia, ma lo spessore delle opere, la loro perfetta idiomaticità per la chitarra e il fatto di avere la possibilità di ridare luce a lavori che meritavano decisamente attenzione mi hanno spinto a decidere di dedicare un disco intero alla sua musica, il che in realtà è il risultato di tre anni di lavoro, di costante studio e perfezionamento a stretto contatto con Ambrosini.

Personalmente sono rimasto molto stupito dalla mole di composizioni inedite che questo cd ha svelato, come mai Ambrosini le ha tenute per se per così tanto tempo?

Credo che molte delle composizioni per chitarra siano in realtà stati degli studi, di ricerca formale o strumentale e timbrica, che in origine non prevedessero un’esecuzione pubblica. Poi però riprendendo in mano il materiale (e scartando lavori che erano rimasti sotto forma di bozze) Ambrosini stesso si è convinto del contrario. Bisogna dire anche che per alcuni anni nell’ambito chitarristico ci sia stato un grosso fraintendimento della sua musica, basata molto sulla prospettiva e sulla continuità compositiva che dalla tradizione, imprescindibile, punta in avanti ed è immersa nella modernità. La sua musica per chitarra è stata scambiata per nostalgica, mirante ad un passato che ora non c’è più, quando invece secondo la sua visione la tradizione dovrebbe essere solo un punto di partenza (penso sia paradossale come questa incomprensione sia giunta nei confronti di un compositore che in realtà in campo cameristico e sinfonico sia sempre stato considerato d’avanguardia). Quindi la sfida del nostro nuovo progetto è stata quella di cercare di ridare la luce corretta alle opere. Se si pensa poi che alcune delle composizioni presenti nel disco siano state scritte negli anni Settanta, e che per struttura compositiva compositiva ricerca timbrica siano assolutamente moderne, credo che lo sforzo venga ripagato dalla loro riscoperta.

Hai inciso anche un disco di musiche di Frantz Casseus , come è nata l’idea di registrare le sue musiche? Come è nata la tua collaborazione con Marc Ribot?

Anche questo progetto è nato con l’intento di dar luce a un repertorio poco conosciuto. Tramite un amico comune, il produttore della Metropole Orchestra di Amsterdam Gert-Jan Blom, sono venuto a conoscenza del fatto che Marc Ribot avesse appena scoperto, dentro ad una custodia di vinili, un quaderno di schizzi e composizioni complete di Casséus, il suo primo insegnante di chitarra. Ribot non aveva tempo di esaminare né incidere la musica, così mi sono offerto e, con suo regolare controllo, abbiamo preparato un’incisione e insieme l’edizione per Chanterelle-Zimmermann. Marc è un musicista straordinario, nonché una persona umile e generosa, come solo i grandi possono essere.

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E il cd con le musiche dei compositori britannici, British Guitar Music?

Avevo da anni in repertorio il Nocturnal di Britten e brani di Berkeley e Dowland, così ho immaginato che potesse essere interessante un lavoro incentrato sulla musica britannica. Penso che un progetto discografico con un’idea omogenea di fondo abbia più forza di un recital di autori che non abbiano alcun nesso tra loro. Così ho iniziato le ricerche e sono approdato anche a compositori come Whettam e Fripp, che ritengo essere uno dei grandi geni musicali di questo secolo e quello passato.

Mi parli del brano Moto perpetuo di Robert Fripp? Non ti sapevo amante del signore dei King Crimson… 

La mia storia con Fripp parte da un po ‘ lontano, dal Workcenter di Jerzy Grotowski and Thomas Richards, gruppo teatrale di amici di Pontedera, dove ho incontrato una direttrice di teatro turca, Gülsen Gürses, la quale mi aveva detto che a Vienna, dove risiedeva, c’era un Guitar Circle di allievi di Fripp. Li ho incontrati quando erano arrivati a tenere un corso i membri del California Guitar Trio, con cui ho stretto amicizia (specialmente con Bert Lams, ex chitarrista classico, amante di Britten). Sono stati loro a consigliarmi di andare ad incontrare Fripp a Sant Cugat, un monastero nei pressi di Barcellona, dove teneva un corso. Questo incontro è stato determinante per la mia vita di musicista. Fripp stesso mi ha dato la parte di questo frammento da Fracture e la bellissima Suite no.1, tratta da un album di Giles, Giles & Fripp.

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E del compositore Graham Whettam? Non conoscevo le sue musiche...

Whettam è stato un compositore straordinario, del calibro di Berkeley. Non era chitarrista, ma compositore sinfonico. Ebbe un grandissimo successo da giovane, però a causa delle sue idee politiche di estrema sinistra venne bannato dalle radio e dai cartelloni delle maggiori stagioni musicali. Ha scritto un bellissimo duo per chitarra e violoncello e un’imponente Partita per chitarra sola.

Però oltre alla musica contemporanea hai sempre dimostrato un grande interesse per la musica rinascimentale, vero? In particolare Scarlatti….

Verissimo! Adoro il rinascimento (a Castelfranco abbiamo un manoscritto liutistico del 1565 con opere incredibili, da Da Milano a Bakfark, fino alle opere per tre liuti di Pacalono) e il barocco, da Scarlatti a Sanz.
Con Romina Basso abbiamo registrato e suonato tanto in giro le meravigliose musiche(originali per mezzosoprano e chitarra) di Jose Marin e canti sefarditi (partendo dalla primissima canzone ispanica di tema religioso su testo non – latino, “Triste estaba el rey David” di Alonso Mudarra) in un disco dal titolo “Voces de Sefarad”.

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Mi incuriosisce molto anche il tuo lavoro presso il Musical Archive of the Beyazit Library in Istanbul, Turkey… di cosa ti sei occupato?

Tramite Gülsen Gürses avevo preso parte ad un progetto supportato dalla Comunità Europea dal nome “The Library production of memory” che prevedeva il coinvolgimento di artisti di ambiti diversi, come la musica, la danza, la fotografia; il lavoro doveva essere strutturato in due viaggi di ricerca in terra turca, uno urbano ad Istanbul, ed uno rurale in Cappadocia, per reperire materiale, incisioni, interviste, e poi due presentazioni negli stessi luoghi di lavori o rielaborazioni delle ricerche. Purtroppo per motivi economici il progetto si è fermato alla sua prima fase, tuttavia questo mi ha permesso di incontrare Volkan Gulcek, direttore della Biblioteca Nazionale di Istanbul, il quale mi disse che c’era stato un lascito di 500 vinili a 77 giri, ancora da ordinare e catalogare, che comprendeva musica classica ottomana, religiosa e tradizionale. Per mesi ho messo mano all’archivio digitalizzando tutto e catalogando le composizioni!

Parlando di dischi, ci consigli cinque dischi per te  indispensabili, da avere sempre con se… i classici cinque dischi per l‘isola deserta…

La scelta è davvero difficile! Allora posso consigliare cinque album che mi hanno personalmente emozionato o cambiato nel corso degli anni:
Debussy-Michelangeli: Images – Children’s corner
Miles Davis: Bitches Brew
King Crimson: Islands
The complete Julian Bream recordings
Jimi Hendrix: Are you experienced?

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Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando?

Dunque adesso sto preparando alcuni concerti da solo con repertorio italiano, poi in trio con Marcelo Nisinman e Winfried Holzenkamp, e il Concierto del Sur di Ponce, che per me è tra i più belli scritti per il nostro strumento. Marc Ribot mi sta dando delle delucidazioni riguardo a The Book of Heads di John Zorn, che vorrei suonare – incidere assieme al Libro dei Volti di Carlo Boccadoro. Sto lavorando a Sanz con la chitarra barocca e in duo con la fantastica Romina Basso; un progetto col mitico Ivano Zanenghi e un altro con autori contemporanei italiani.

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