#Intervista con Pablo Montagne (Dicembre 2016) su #neuguitars #blog

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Intervista a Pablo Montagne

Ciao Pablo, se non ricordo male l’ultima nostra intervista risale al 2014, poi ci siamo sentiti per il mio libro “Visionary Guitars Chatting with Guitarists” Avevamo parlato delle tue composizioni per chitarra e delay Mirrors… che cosa hai fatto dopo? Mi sono perso altro per strada?

Dopo l’uscita dei due volumi dei Mirrors, ho trascorso un lungo periodo dedicandomi alla scrittura di composizioni sia per chitarra elettrica che per chitarra classica.
Proprio in questo periodo usciranno “12 studi, legato e tecniche non convenzionali” per chitarra classica con cd allegato (Ed. Sinfonica) ed altri lavori per chitarra elettrica sola:
“Electric Pages” ( dedicato a Maurizio Grandinetti), “20” un quartetto per chitarre elettriche, “Kaleidoscope suite” per due chitarre classiche con due dei tre movimenti dalla scrittura a pannelli e non completamente definita (Ed. Glissato nuovi linguaggi).

Di recente Maurizio Grandinetti ha suonato delle tue musiche per chitarra elettrica a New York, cosa ci puoi dire di queste composizioni?

Sì, l’anno scorso è stato eseguito “20” con il quartetto di chitarre elettriche Dedalo Guitar Project formato da Maurizio Grandinetti, Domenico Caliri, Roberto Cecchetto e Marco Cappelli,
invece quest’anno Maurizio ha suonato due Mirrors per chitarra elettrica e delay con una sola ripetizione. Del brano “20” non ho ancora una buona registrazione, mentre dei 10 Mirrors ho caricato l’audio su youtube.

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Poi c’è il lavoro in duo con Adolfo La Volpe, voi due siete praticamente fratelli ormai, come è nata l’idea di questo lavoro? Ogni tanto sentite il bisogno di ritrovarvi e fare il punto della situazione?

Con Adolfo siamo praticamente in contatto giornaliero, con un costante scambio di idee e di proposte di materiale musicale, dal primo lavoro fatto insieme 10 anni fa fino ad oggi. La cosa singolare è che siamo due chitarristi che hanno alla base modi di suonare molto diversi, derivanti sia dai differenti studi che dall’approccio allo strumento, però ci unisce la grande passione per la scoperta di procedure espressive diverse del fare musica, sia nel campo dell’improvvisazione che in quello della musica scritta, ma soprattutto nel mescolare queste due attitudini.
Siamo perfettamente “accordati” su tutto quello che riguarda la parte creativa del far musica.

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Cosa c’è di diverso da A little less rispetto a lavori come 15 Improvisations?

Per 15 Improvisations ci siamo incontrati, messo un microfono d’avanti …..rec…….e via.
Invece A little less rispecchia, secondo me, tutto il nostro modo di vivere la musica e soprattutto fare musica insieme: ci sono sia improvvisazioni (in stile 15 Improvvisations) ovvero i brani intitolati Fragment, ma anche composizioni completamente scritte come Carillon e molte altre composizioni che spaziano fra questi due mondi.

Ascoltandolo ho notato qualcosa di diverso rispetto alle vostre precedenti collaborazioni: c’è un uso più ampio della melodia, le dissonanze, come le vostre texture, suonano più come dei colori….

Nei Fragments rimangono le tessiture più concrete e meno melodiche, invece secondo me più che melodia, c’è una ricerca della vocalità applicata all’improvvisazione libera o per lo meno non su giri di accordi preconfezionati. Come succede nel 99,9% della musica Jazz, Rock etc.

Improvvisazione e composizione… sembra che alla fine siano sempre questi i due elementi primari del tuo modo di suonare e comporre musica, o sbaglio?

Sì, l’improvvisazione è per me il mezzo indispensabile per andare dentro la chitarra e sfruttare al meglio le sue potenzialità sonore ed espressive. La composizione invece mi aiuta a riflettere su delle idee musicali e a fissarle con scrittura convenzionale (pentagramma) e non (partiture grafiche schizzi, disegni, scarabocchi sequenze numeriche pensieri).
Solo con l’improvvisazione queste cose andrebbero perse.
Mi capita spesso di sentire delle composizioni contemporanee per chitarra e pensare che se fossero scritte in altro modo o se fossero improvvisate anche solo in parte verrebbero molto meglio.
Il pentagramma può essere una gabbia per la musica.
Nonostante ciò, questo modo suonare in certi ambienti musicali dà una aria di sicurezza e professionalità, di affidabilità e di sicurezza….. anche se oggettivamente fa schifo.

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Il vostro progetto CHAQUE OBJECT continua o è per il momento in stand by?

Io e Adolfo ne siamo lo zoccolo duro, insieme a noi hanno collaborato nel tempo diversi amici con cui abbiamo condiviso il fare musica insieme. Il nome per adesso non lo stiamo usando più, le idee sono le stesse e comunque sempre in evoluzione, cambia la forma ma non la sostanza.

Pensi di realizzare ancora dischi con la Amirani Records e con Setola di Maiale?

Se avrò ancora la forza per fare qualcosa che sia all’altezza, sì.

Alla fine della nostra intervista nel 2011, mi hai detto: “Il musicista, a parte alcuni casi più conformi al sistema, è sicuramente una figura socialmente isolata. La musica è stata, è e sarà come una nave spaccaghiaccio dell’evoluzione sociale.” Lo pensi ancora? Pensi ancora che la musica possa generare un’evoluzione sociale nel nostro contesto?

Tolta una buona parte di tutta la musica che ci fanno ascoltare, penso che una “buona/onesta” musica porti con se un modo di percepire, di sentire e nasconda un pensiero che è vitale e necessario per l’uomo.
L’essere umano per stare bene (in tutti i sensi) e non marcire dentro, ha bisogno della verità in qualsiasi sua forma… anche in quella musicale.
Se ci si nutre solo di merendine e patatine il corpo sta male.
Così come gli occhi non si possono alimentare di reality show, di quartieri degradati o di violenza anche le orecchie hanno bisogno di sostentarsi con “materiale sonoro” di qualità o di puro silenzio.

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando?

Con Adolfo stiamo pensando di fare una versione elettrica di A little less, vorremmo chiamarla A little more… stiamo ore a decidere queste cose!
Inoltre ho diverse composizioni che devo ultimare sempre per chitarra sia elettrica che classica.

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