#Intervista con Pablo Montagne e Giacomo Mongelli (Giugno 2011) su #neuguitars #blog

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Intervista a Pablo Montagne e Giacomo Mongelli (giugno 2011)

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Allora Pablo, poco più di qualche mese fa è uscita sia la tua release per AlchEmistica e il cd Solo Immobile per Setola di Maiale, ora questo nuovo Crudités … non ce la fai proprio a stare fermo?

P.M. In realtà il disco lo abbiamo registrato verso settembre 2010, ci è voluto un po’ per farlo uscire, ma sembra sia venuto bene e siamo contenti.
Il problema di non riuscire a stare fermo è perchè con questo approccio alla musica non si può e non si deve stare fermi. L’atteggiamento verso il “suonare” e il comporre è sempre tendente ad approfondire dei Microaspetti ( Sonori, Performativi, di Relazione/Intenzione nel caso di brani in duo o trio e più, Costruttivi sullo strumento, Gestuali etc…), così ci si ritrova sempre con tanto materiale sotto le mani, forse troppo….

Sei già al secondo lavoro per Setola di Maiale, vuoi parlare di questi due dischi? A me è sembrato che con Crudités analizzi e approfondisci alcuni temi che erano già presenti su Solo Immobile ...

P.M. Beh, sicuramente il mio approccio sullo strumento (per quanto cerchi sempre di completarlo)è quello di “Solo Immobile”, poi una certa propensione a “organizzare” il suono in un certo modo, direi anche il continuo contrasto fra le varie tracce è una cosa che accomuna i due dischi, ….. anche “Chaque Objet” per Evil Rabbit Records è così.
Il motivo del duo Chitarra/Batteria …beh c’è ne sono molti, due forse sono i più importanti:
1- Ho un modo di suonare molto percussivo , non inteso come percuotere lo strumento ( che comunque faccio), ma inteso proprio come organizzazione del materiale sonoro,
mi interessa materiale con cicli ritmici, poliritmici, l’idea di ruotare sempre attorno a qualcosa,
diciamo che mi piace l’idea della circolarità…
2- Ho spesso lavorato con mio materiale su brani in Quartetto, Trio, e molto sul Solo.
Il “Solo” è un genere musicale, il “trio” è un genere musicale, e così via…
Sul genere musicale del “Duo” non avevo mai lavorato, fra l’altro nel disco Crudités sono tutti brani in duo , “nessun Solo”, come specificato all’interno del disco.
Forse il “Duo” alla fine è quello più difficile, non hai la libertà del solo (dove non devi rendere conto a nessuno), e non hai la massa sonora e la densità di eventi rassicurante del trio o del quartetto.
Diciamo che l’inconveniente del “Duo” è che si stanno facendo due “Soli” ma bisogna vedersi e mettersi d’accordo per fare le prove!

Ti mantieni sempre su un confine, sempre in bilico tra composizione e improvvisazione, tra decostruzione e ricostruzione .. sono davvero questi alla fine gli elementi che proponi nella tua musica? Riesci a gestire queste componenti indipendentemente dai generi musicali con i quali giochi?

P.M. Non esiste un genere musicale se non per classificarlo nei negozi di dischi, o per rassicurare qualche ascoltatore ottuso in modo che non possa incorrere in spiacevoli incontri.
Sono i processi “sinceramente” messi in ballo che mi interessano principalmente, il risultato finale non è la prima cosa.
Non voglio dire che “non mi interessa il risultato finale” , che comunque è “FINALE” e va messo alla fine non all’inizio, ……………………direi che basta così!.
Aggiungerei che la musica cosiddetta commerciale ma anche un certo Jazz fighetto che va molto di moda , utilizza processi dove il risultato finale è la sola cosa che conta.

Ascoltandoti mi sembra a volte di vedere Steve Reich che va a spasso con Derek Bailey, nella tua musica avverto un forte rigore associato alla volontà di buttare tutte le carte per aria, ogni volta di riscrivere per decifrare, di riassemblare per poi distruggere, un radicalismo che si pone tra gli Einsturzende Neubauten e Luigi Nono .. esagero?

P.M. Non saprei, …. se è così vorrà dire che stiamo indietro di almeno Trent’anni.
La prossima volta se ci va bene cercheremo di arrivare indietro di Venti anni!?!
Riguardo al fatto di buttare le cose per aria è divertente.
La scrittura può servire a diverse cose, normalmente la si usa per fissare/organizzare contemporaneamente Altezze, Durate e altri parametri volute dal compositore per tutta la durata della composizione, a me piace fissare solo alcuni parametri, spesso uno solo e fare ruotare gli altri attorno. Per me la scrittura è un parametro come tanti altri , ne più ne meno.

Un anno fa (2010) ci lamentavamo della mancanza di contatti, della difficoltà di un musicista di essere attivo in Italia, come va adesso? La crisi .. il mondo che cambia … la cultura derisa e umiliata … lo sai che a Venezia un comune cittadino non può più entrare in Conservatorio? .. la porta si apre solo con un badge magnetico … ma che stiamo facendo? Che ci stanno facendo?

P.M. Sul Conservatorio la questione è molto delicata ( e troppo lunga), bisogna distinguere se questo serve a diffondere in generale “cultura musicale”, o se serve anche a preparare musicisti professionisti ( perlomeno quelli Classici) di alto livello in grado di diffondere a loro volta cultura.
L’esempio della Francia…, ci sono moltissimi conservatori Regionali, e due Superiori, uno a Parigi e uno a Lione. C’è una dura selezione per il Superiore, domanda….In Italia possibile che sono tutti Conservatori Superiori? (non credo proprio), chi decide chi diventa superiore e chi invece normale? Chi ci va ad insegnare a quello Superiore? L’amico di turno?
In Italia se non hai risultati con gli allievi non hai problemi, in Svizzera per esempio, è il nome e la fama dell’insegnante a richiamare allievi e iscrizioni, se non viene nessuno non lavori e te ne vai.
Riguardo al Conservatorio in Italia aperto a tutti è da vedere bene, dato che viene rilasciato alla fine del percorso di studi un Diploma riconosciuto.
Molti diplomati sono ben lontani dall’essere dei musicisti ( trascinati per inerzia fino alla fine del percorso di studi) , e il dramma è che molti di questi sono e saranno i docenti di domani. (soprattutto nelle Scuole Medie e nei “futuri” Licei Musicali).
Credo molto nella forza dell’individuo sbattuto qua e la, in quel conservatorio o in quel paesello, alla fortuna dello studente o appassionato di andarci a sbattere, e alla bravura di saper scegliere e cercare la persona giusta ( ma anche qui c’entra la cultura).

G.M. Poco può cambiare a distanza di un anno vista la critica situazione in cui da tempo, forse da due/tre decenni, le attività culturali in generale pagano le spese di una indifferenza diffusa. Consumismo sfrenato, ritmi lavorativi sempre più serrati, mancanza di tempo per dare spazio al proprio pensiero, introduzione di nuovi canali di comunicazione, altro non fanno che isolare l’uomo nel suo piccolo guscio senza avere quindi la minima esigenza di un confronto diretto con attività ludiche. Ad accentuare questo stato di diffuso malessere ci si mettono anche politiche scellerate che contribuiscono ad emarginare la posizione sociale dell’artista contemporaneo.

Ultima domanda, proviamo a voltare verso la musica le tre domande di J.P.Sartre verso la letteratura: Perché si fa musica? E ancora: qual è il posto di chi fa musica nella società contemporanea? In quale misura la musica può contribuire all’evoluzione di questa società?

P.M.
1- Si fa musica per successo, per esaltare il proprio ego, per trovare la fidanzata,
perché uno sta bene quando lo fa, perché è meglio che andare ad ammazzare qualcuno,un altro modo per pregare, per risolvere problemi con sè stessi, per lavoro, perché fuori è bel tempo o perché piove, perché è una questione di principio, perché ho le scarpe nuove, perché non rimane altro da fare, perché lo fanno tutti….anche Bach e Zappa la facevano……

2- Ci sono tanti posti : boschi, piazze, marciapiedi, deserti, sotto l’acqua, sul balcone, in un campo, nelle stazioni, in macchina, altipiani, spiaggia , giardini, panchine, etc…..
3- In quale misura la società può contribuire alla evoluzione della musica?
In quale misura l’evoluzione può contribuire alla musica di questa società?
In quale misura la società con il contributo della musica può contribuire all’evoluzione?
In quale misura l’evoluzione della musica contribuisce alla società?
Qual è la misura dell’evoluzione della musica in questa società?
Qual è la musica che ha bisogno di questa società per evolversi?
Quanto deve essere la misura dell’evoluzione della società per contribuire alla musica?
In quale misura la musica e la società possono contribuire all’evoluzione?
In quale musica si misura il contributo della evoluzione di questa società?

G.M. Penso sia utopistico saper dare una risposta a queste domande sebbene la musica per me sia in prima battuta una esigenza. Il musicista, a parte alcuni casi più conformi al sistema, è sicuramente una figura socialmente isolata. La musica è stata, è e sarà come una nave spaccaghiaccio dell’evoluzione sociale.

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