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Recensione di Adrian Utley’s Guitar Orchestra In C, Invada, 2013

Adrian Utley, chitarrista del celebre gruppo trip-hop Portishead, ritorna sulle scene con un disco che dovrebbe far riflettere chi ha liquidato sommariamente e velocemente quel movimento musicale sorto a metà degli anni ’90 in quel di Bristol. Il trip-hop di dischi come Dummy e come quelli dei Massive Attack sono di più di semplice musica di intrattenimento, sono dei modi contemporanei di rileggere stili già da tempo presenti all’interno della musica popolare, come la musica elettronica, il dub, l’hip hop rallentato ed incupito e la house inglese, mescolandoli e speziandoli come elementi della musica psichedelica e spunti jazz, funk e soul.
I Portishead sono gli alfieri di questo genere, realizzeranno pochi dischi che però lasceranno un segno duraturo. La chitarra di Utley è uno dei sostegni del loro suono, un suono che, ripeto, guarda ben oltre il sempre intrattenimento e che getta collegamenti e ponti con altri aspetti dell’arte contemporanea, la visual art e i video on particolare.
In attesa che i Portishead tornino negli studi di registrazione Utley ha ben pensato di impiegare il proprio tempo con questa sua orchestra di chitarre, un ensemble composto da 19 chitarre elettriche, quattro organi elettrici (probabilmente presi dalla sua collezione di tastiere vintage) clarinetto baso e percussioni, intrepretando il classico di Terry Riley, In C.
Com’è questa versione? Direi molto trip-hop. E’ la più lenta tra quelle ascoltate finora, il pulse viaggia tranquillo a circa 80 bpm, creando un’atmosfera calma e rilassata, accentuata dalla lentezza quasi ipnotica di certi passaggi e dall’uso del suono vintage da parte delle quattro tastiere qui impegnate che, come scrive Federico Capitoni, nel suo libro fondamentale “In C – Opera aperta”, offrono un tributo ai primi lavori (Music in Twelve Parts in particolare) di Glass e Reich.
Molto bello l’uso del clarinetto basso, una soluzione alla Eric Dolphy, e le timbriche pulite e naturali delle chitarre elettriche. L’assenza dell’uso di pedali come distorsori o altre diavolerie mantiene l’attacco originale dello strumento e le masse di suoni, tipiche delle altre interpretazioni, hanno qui un carattere più sereno e timbricamente pulito. Sessantuno minuti di puro piacere. Bentornato Mr. Utley.

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