#Recensione di Deeprint di Santi Costanzo, Improvvisatore Involontario, 2016 su #neuguitars #blog

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Recensione di Deeprint di Santi Costanzo, Improvvisatore Involontario, 2016

http://www.santicostanzo.com/

La prima cosa che mi colpisce di questo cd, di questa impronta profonda lasciata da Santi Costanzo seguendo le altre impronte del suo mentore Paolo Sorge, è la formazione del quartetto: Santi Costanzo alla chitarra e autore di tutte le composizioni; Fabio Tiralongo al flauto, sassofono soprano e tenore; Carlo Cattano al flauto contralto e sassofono baritono e Alessandro Borgia alla batteria. Niente basso o contrabbasso. Un quartetto molto diverso da quello jazz standard e quindi portatore di nuove idee e nuove possibilità.
La seconda cosa che mi ha impressionato invece sono queste parole presenti nel sito di Improvvisatore Involontario: “I tre elementi che compongono questo lavoro si riferiscono in primo all’aspetto melodico, polifonico e poliritmico contrassegnato dal ricorso alla serialità; ne consegue un riferimento alla musica classica contemporanea della seconda metà del ‘900, mutuata ed adattata ad un contesto jazzistico non esente da contaminazioni di genere. Il secondo riguarda la composizione estemporanea, presente tanto nel prologo, come nell’epilogo, posti a cornice del disco, ambedue in qualità di improvvisazione estemporanea con struttura. Il terzo, ma non ultimo per importanza, è l’aspetto legato alla free improvisation, guidata anche attraverso l’uso di conduzioni. ”
http://www.improvvisatoreinvolontario.com/blog/24/e-uscito-deeprint-di-santi-costanzo

Le trovo davvero interessanti e stimolanti: in un mondo artistico che continua a interrogarsi su se stesso e si dice aperto a ogni possibilità creativa è bello vedere e ascoltare un esempio così profondo di pluralismo musicale: questo cd offre un ascolto sempre vario, sempre interessante. Da sottolineare l’accurato interplay tra i musicisti del quartetto, se la voce del leader si fa sentire, più come spirito guida che come strutturato direttore d’orchestra, gli altri strumentisti danno tutto se stessi portando ai limiti le capacità dei loro strumenti e fornendo una sintesi e un’unione davvero interessanti. Un ottimo disco d’esordio. Molto bello il suono di Costanzo, versatile e ricco, credo suoni una Gibson 335.

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