Intervista con Alessandro Blanco e Nicola Mogavero, Heptachord (Febbraio 2017) su #neuguitars #blog

Heptachord
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Intervista con Alessandro Blanco e Nicola Mogavero, Heptachord

Benvenuti sul Neuguitars Blog, come mai la scelta del nome Heptachord per il vostro duo?

N.M. Grazie a voi per l’ospitalità. L’idea del nome del nostro duo è nata pensando a noi come ad un solo strumento, quello che nell’antichità qualcuno avrebbe potuto definire un “Eptacordo” dove il sax si aggiunge alle sei corde della chitarra ed è proprio la settima corda.

heptachord-cover

Come è nata l’idea di realizzare il vostro cd Heptachord e come mai la scelta della Almendra Music?

N.M. Il nostro EP nasce dalla volontà di cristallizzare un momento storico-musicale della nostra formazione. Dopo anni di lavoro abbiamo scelto due autori che racchiudevano le sfide più complesse che ci siamo trovati ad affrontare in questi anni, la musica originale (poca a dire il vero) e la musica scritta apposta per noi da autori viventi. Almendra Music è il contenitore giusto per la nostra realtà musicale, proprio per la forte attenzione rivolta ai prodotti nuovi, giovani e talvolta cross-over come noi. Condividiamo questa culla culturale con altri gruppi e solisti interessantissimi quali Alessio Pianelli, Giovanni Di Giandomenico, il duo Blanco Sinacori, il duo Troja-Cicero e molti altri. Lo staff di Almendra è inoltre un continuo fluire di suggestioni e idee di produzioni musicali; a loro si deve per esempio l’attenzione rivolta a Dimitri Nicolau.

Alessandro Blanco, quando hai iniziato a suonare la chitarra e perché?

A.B. A sei anni iniziai lo studio del pianoforte. Poco soddisfatto, a otto scelsi la chitarra nel modo in cui penso sia capitato a molti: catturato dal suo suono e dall’immagine di un musicista che abbraccia il proprio strumento.

Con che chitarre suoni e con quali hai suonato?

A.B. La musica da camera è diventata la mia attività principale. Lavorando molto in situazioni acusticamente ‘estreme’ per un chitarrista classico, ho optato per una “Antonino Scandurra” con la quale mi trovo da sempre bene (fra l’altro si tratta del suo primissimo esemplare con diapason 64… ahimè, son piccoletto). Da solista e con il Duo Blanco Sinacori, utilizzo una delle due gemelle di “Vincenzo Candela” (la seconda è stata affidata all’altro mio collega, il chitarrista Giuseppe Sinacori). In passato ho avuto un De Miranda ma è un amore passato.

E tu Nicola Mogavero, quando hai iniziato a suonare il sax?

N.M. Ho iniziato a studiare sassofono a nove anni, ero minuto ed il sassofono mi sembrava difficile e pesante, ma quello con il sassofono soprano fu amore a prima vista, dall’11 Aprile 1993 non ci siamo mai più lasciati

Che studi avete fatto e qual è il vostro background musicale?

A.B. Credo che più si faccia musica e più si riesca a definire quali esperienze abbiano inciso in particolar modo per la propria formazione. I fondamentali rudimenti chitarristici mi vennero insegnati a Trapani dal maestro Alessi ma altrettanto formativa in quegli anni fu la copiosa attività corale maturata in un repertorio di indiscussa bellezza (capolavori corali di Mozart, Rossini, Beethoven, Orff, Ramires). La gestione della melodia, il respiro musicale, furono per me elementi chiari grazie a questo percorso. Mentori del mio restante sviluppo chitarristico e musicale furono il chitarrista Giovanni Puddu ed il violista Antonello Farulli. Quest’ultimo fu mio insegnante di musica da camera all’accademia internazionale “Incontri col Maestro” di Imola, mia ultima esperienza da studente.
Di sicura utilità mi fu anche il trascorso adolescenziale con la musica rock, prog e jazz, percorso (quest’ultimo) che cerco ancora di approfondire.

N.M. Il mio background musicale è molto ampio. Ho studiato sassofono classico e contemporaneo in Italia con Giuseppe Palma e Ignazio Calderone per proseguire in Francia sotto la guida di Jean-Louis Delage e Christian Wirth. Da questa esperienza francese è nato e si è rafforzato il mio background internazionale ed i miei rapporti con tutti gli altri docenti che ho incontrato sulla mia strada, ultimo in ordine di tempo lo straordinario Claude Delangle.
Pochi anni fa ho completato il mio percorso di studi anche in Composizione sotto la guida di Marco Betta. La mia apertura musicale è a 360° e ha toccato molte sponde: classica, rock, jazz, folk, contemporanea, ska, musica da camera, sinfonica.

Heptachord
Heptachord

Come avete scelto il brano Grottapinta Op. 200 di Dimitri Nicolau? Confesso di non conoscere questo compositore…

N.M. La scelta del brano di Dimitri nasce da una mia conoscenza pregressa. Avevo affrontato le pagine di questa splendida partitura diversi anni fa in una mia prima e fugace esperienza in duo con il chitarrista Dario Mandracchia (ora Professeur de Guitare presso Conservatoire de Musique et d’Art Dramatique G.Litaize di Parigi). Rimasi stupito dalle sonorità di questo brano, ma soprattutto a colpirmi fu la grandissima competenza con cui l’autore trattava i due strumenti. Musica che richiama immagini greche e romane, ma con una completa e solida conoscenza delle tecniche strumentali. Ho avuto modo di eseguire altri brani di Nicolau e tutti hanno confermato che abbiamo fatto bene a insieme all’equipe di Almendra Music a metterci su una bella lente d’ingrandimento (proprio su di lui si pensa ad un lavoro monografico…).

E il brano di Melo Mafali, Trittico di Vulcano? Non credo ci sia molta letteratura musicale per un duo di sax e chitarra…

A.B. Già dai tempi del conservatorio ebbi la grande fortuna di vivere l’esperienza di un rapporto stretto fra compositore ed interprete. La ‘scommessa’ di far musica con il collega Mogavero ci portò dapprima a testare le sonorità e le possibilità del duo tramite trascrizioni per poi passare alla ricerca di compositori interessati al progetto. Melo Mafali è forse il compositore che abbiamo coinvolto di più. Messinese come me, con Melo nacque da subito una forte amicizia che portò dapprima alla stesura di uno dei tre tempi del “Trittico di Vulcano” e poi ad altre quattro opere a noi dedicate.
Il “Trittico di Vulcano” nasce da un’idea di racconto mediterraneo, tre episodi (legati all’isola dell’arcipelago messinese delle “Egadi”) allusivi a posti ed immagini realmente esistenti sull’isola. I titoli svelano molto degli scenari descritti. Credo, però, che i brani vengano sicuramente assaporati meglio fatta l’esperienza sul posto, uno dei motivi per cui ritengo Melo Mafali un abilissimo compositore.

N.M. Per quanto riguarda la letteratura per sax e chitarra non c’è tantissimo materiale nei nostri archivi ma, in realtà, credo ce ne sia più di quanto immaginiamo, poiché esistono altri gruppi simili al nostro che a loro volta hanno stimolato compositori minori a scrivere nuova musica (mi viene in mente ad esempio il sassofonista di Siviglia Alfonso Padilla).

Parlando di dischi, ci consigliate i vostri cinque dischi indispensabili, da avere sempre con sé… i classici cinque dischi per l’isola deserta…

A.B. Impossibile stabilire quali siano i preferiti ma riporto le prime cose che fioccano alla mente: “Debussy/Ravel, Strings Quartet” del Quartetto Italiano; “Beethoven: Symphonies” Karajan/Philarmonia Orchestra; “Martha Argerich – Debut Recital”; “Live in Japan” – Deep Purple; “Trilogy” – Emerson, Lake & Palmer.

N.M. Credo anche io che sia impossibile limitare la scelta a 5 dischi, ma ci provo: “Silencium – Sogn of the spirit” di John Harle; “Saxophone concertos” di Eugene Rousseau; “The planets” di G.Holst dei Berliner Philarmoniker diretti da S.Rattle; “Il migliore dei mondi possibili” degli Statuto; “Under the sign of the sun” di Claude Delangle.

Se ascoltate una diversa interpretazione di un brano da voi già suonato o che volete eseguire, tenete conto di questo ascolto o preferite procedere in totale indipendenza?

A.B. Le mie considerazioni sugli ascolti preliminari ad una registrazione sono queste: se l’esempio è negativo (mettiamo il caso di un’interpretazione fin troppo slegata dalla parte), non sarà sicuramente da imitare; se l’esempio è positivo, di sicuro non sarebbe fruttuoso (né dignitoso, forse) riportare l’idea di un altro in un proprio disco, soprattutto se l’idea di quell’altro è già stata pubblicata.
Uno degli aspetti che preferisco del far musica scritta oggi è la possibilità di interpretare per la prima volta il materiale musicale. Lo ritengo un gran privilegio.

N.M. Concordo con Alessandro sulla possibilità enorme che si ha con la nuova musica, terreno fertile per mettere in campo le proprie idee musicali e la propria sensibilità. In particolare io soffro particolarmente l’idea di ascolto legata a qualcosa da riprodurre in futuro o addirittura di già eseguita da me (ad esempio non riascolto mai i miei dischi), quindi è difficile che io provi a trovare esempi di interpretazione in altre esecuzioni.

Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

N.M. In effetti nella mia biblioteca c’è una grossa commistione di generi ed epoche e forse la supposizione è fondata. D’altra parte, da esecutore, ho molto precisa in me una scansione cronologica, stilistica e di epoche che mi impone un approccio decisamente rigido alla musica di epoche altre rispetto alla mia, con distinzioni nette di lettura ed interpretazione.
Certamente il mercato ci fa correre il rischio di creare un grosso calderone globalizzato e globalizzante nel quale spero di non finire (o di non essere già dentro).

Quali sono i vostri prossimi progetti? Su cosa state lavorando?

N.M. Nei nostri progetti futuri ci sono due idee fondamentali, la prima, in realtà neonata, ve l’ho anticipata prima, ossia un lavoro monografico su Dimitri Nicolau che si basa sulla grande mole di repertorio e sul suo splendido gusto compositivo. Non è escluso che possa essere un Heptachord and friends.
La seconda idea è quella di un lavoro ancora più contemporaneo e più vivo che strizzi l’occhio all’elettronica e che, soprattutto, contenga pagine di musica “nostra” di e per Heptachord.

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