#Recensione di Endless di Richard Osborn, 2017 su #neuguitars #blog

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Recensione di Endless di Richard Osborn, 2017

http://www.richardosbornguitar.com/

“Har, har, har, har, har”
Mi sembra di sentirla, da qualche parte, la risata di John Fahey, la stessa che trovate nel suo libro “How bluegrass destroyed my life”, quando racconta di Michelangelo Antonioni… “Har, har, har, har, har” mi sembra proprio di sentirla quella risata mentre ascolto questo “Endless”, l’ultimo cd realizzato dal chitarrista americano Richard Osborn.
“Har, har, har, har, har” se la ride John Fahey, se la ride di gusto assieme a Robbie Basho, anzi magari Robbie Basho non ride sguaiatamente come Fahey, lui era una persona più tranquilla e gentile, sorride dolcemente Basho, ma il senso è lo stesso: “Che cosa abbiamo combinato John? Noi volevamo solo suonare..fare una cosa nostra, abbiamo avuto qualche buona idea, abbiamo unito il blues ai raga indiani, ciascuno di noi due a modo suo e cosa abbiamo creato? Una scuola?
“Har, har, har, har, har. Proprio così caro Basho, guarda, guardati attorno, è incredibile, siamo stati scoperti e riscoperti, migliaia di persone si sono innamorate della nostra musica e ci hanno preso ad esempio, hanno preso le loro chitarra acustiche a 6 e 12 corde e hanno ripreso da dove noi ci siamo fermati, da dove le Parche hanno tagliato i nostri fili e guarda, guarda hanno inondato il mondo di musica, bella, malinconica, sognante…”
Hanno ragione i due grandi vecchi a godersela.
Prendete ad esempio questo cd “Endless” realizzato da Richard Osborn. Che storia la sua: studente di Robbie Basho nei primi anni del 1970. Poi scomparve da tutto e da tutti, a causa di un grave infortunio alla mano sinistra. E’ riapparso nel 2010 ,partecipando alla compilation Beyond Berkeley Guitar della Tompkins Square, e nel 2012 ha pubblicato il suo primo album da solista,“Giving Voice: Guitar Explorations”, seguito nel 2015 da “Freehand”. E ora, questo suo “Endless” continua il suo percorso creativo personale, un percorso che si muove tra quei “American raga” iniziati proprio da Basho e che prosegue tra musica classica, blues e forme di improvvisazione idiomatiche, aggiungendo un nuovo capitolo a quella che sta diventando la tradizione consolidata di di Basho.
Si può sognare sulle musiche di Richard Osborn e magari… “Har, har, har, har, har.” Accidenti a te, caro vecchio John Fahey…

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