Richard Pinhas, il chitarrista-filosofo deleuziano…. su #neuguitars #blog

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La filosofia è essenzialmente un’attività riflessiva. Richiede sempre una superficie su cui rimbalzare. In un vuoto culturale noi non esisteremmo. Dj Spooky in Cox, Franck, Hinant, Miller, Murphy, Paci Dalò, Quinz, Szepanski, “Millesuoni. Deleuze, Guattari e la musica elettronica” (Cronopio, 2006) pag.152

https://www.richard-pinhas.com/

Ho conosciuto Richard Pinhas in modo indiretto. Anni fa stavo approfondendo, per piacere personale alcuni aspetti correlati tra la musica e il pensiero di Gilles Deleuze e avevo comprato questo libro “Millesuoni. Deleuze, Guattari e la musica elettronica”, uscito a nome di diversi autori: Cox, Franck, Hinant, Miller, Murphy, Paci Dalò, Quinz, Szepanski.
Leggendolo mi imbattei nel nome di Richard Pinhas, un chitarrista dal curriculum davvero fuori dal comune.

“All’inizio, appaiono dei riferimenti sparsi. Alcuni esempi musicali sono utilizzati per illustrare dei concetti filosofici. Ma, a partire dal 1977, diversi corsi di Deleuze all’Università di Vincennes si concentrano sulla musica, spesso su istigazione di uno dei partecipanti, Richard Pinhas.” Cox, Franck, Hinant, Miller, Murphy, Paci Dalò, Quinz, Szepanski, “Millesuoni. Deleuze, Guattari e la musica elettronica” (Cronopio, 2006) pag. 17

Un tempo assistente di Filosofia alla Sorbonne di Parigi e appassionato di romanzi di fantascienza, Pinhas lasciato il mondo accademico per fondare prima gli Heldon e poi perseguire una carriera solistica. Influenzato dal clima politico, la letteratura di fantascienza e la musica ambient di Fripp & Eno, Pinhas si è dimostrato essere una sorta di “corpo estraneo” all’interno dei chitarristi sperimentali, è riuscito, infatti, a sviluppare un atteggiamento verso la musica che va ben oltre i suoni che estrae dalle sue chitarre rifugiandosi in una quasi concettualizzazione del loro significato appoggiandosi alle teorie filosofiche e estetiche di Gilles Deleuze e di Felix Guattari. Ho voluto provare a scrivere sulle sue musiche ricorrendo a tre cd, usciti tutti e tre in momenti diversi grazie alla Cuneiform Records, in un periodo in cui mi sembra che la sua attività musicale sia tornata di nuovo su livelli molto interessanti….

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Richard Pinhas
Event and Repetition (2002, Cuneiform Records Rune 166)

Sembra uscita fresca fresca da un gioco fatto con Photoshop la copertina multicolore di questo cd, mentre le idee dei due filosofi si fanno notare fin dal titolo del disco e si fanno sentire fin dall’inizio in crescendo del primo brano, EFRIM. Il suono che esce dalle casse dell’impianto stereo (in questo caso regolato ad alto volume) è quello di una musica basata su sovrapposizioni di note distorte, dilatate, ricche di armonici e di echi creando una tessitura, un intreccio musicale dove è difficile distinguere e ricordare i singoli passaggi che si ripetono con minime variazioni e dove è più facile lasciarsi avvolgere e coinvolgere da un soundscape rigoglioso, ribollente e caleidoscopico.
Più che di minimalismo in questo caso è forse meglio scomodare il termine massimalismo andando con la memoria ad altre musiche vicine come quelle di Brian Eno e di Robert Fripp, anche se qui il contenuto melodico è minore mentre più alti sono i livelli di distorsione, il tutto omaggiando ancora una volta i rizomi e il corpo senza organi di Gilles Deleuze, solo che questa volta il corpo è quello di una chitarra elettrica.

“Gli ultimi dischi di Richard Pinhas pubblicati su Sub Rosa e Cuneiform, anch’essi costruiti attorno alle parole e alla voce di Deleuze, costituiscono un terzo memoriale, sebbene non siano etichettati in questo modo.” Cox, Franck, Hinant, Miller, Murphy, Paci Dalò, Quinz, Szepanski, “Millesuoni. Deleuze, Guattari e la musica elettronica” (Cronopio, 2006) pag 61

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Richard Pinhas – Tatsuya Yoshida – Masami Akita (Merzbow)
Process and Reality, Cuneiform Records, 2016

Un super gruppo sperimentale? I Cream versione avangarde? Un nuovo concetto di power trio psichedelico? Non lo so. Ma questo trio spara, letteramente spara una musica tesa, energica, forte e potente. Sono blocchi di suoni ad alta intensità, sono movimenti concettuali espressi su piani musicali? Forse, ma la musica qui è intensamente godibile anche solo su un piano acustico e fisico: sparatela ad alto volume e vedrete!
La presenza di Masami Akita, alias Merzbow, potrebbe suggerire all’ascoltatore prevenuto la presenza di una monotonia noise, ma non è così, grazie al drumming davvero possente e fisico di Tatsuya Yoshida, che riesce a interferire e a creare dinamiche ritmiche nuove all’interno degli scontri delle masse sonore provocate da Pinhas e Merzbow, il disco si rivela piacevole e, almeno per me godibile. Anche qui Pinhas non rinnega i suoi trascorsi filosofici già nella citazione del titolo del libro del filosofo e matematico Alfred North Whitehead, questa musica risente di atmosfere cupe e apocalittiche che rimbalzano nella copertina policroma del disco, dove delle inquietanti torri petrolifere si stagliano contro un cielo plumbeo presagendo foschi scenari per il futuro…

“Pinhas ha creato uno stile influenzato in egual misura dall’esplosione della techno music degli anni ’90 e dal lavoro pioneristico, negli anni ’70 e ’80, della “Frippertronics” di Robert Fripp, fondatore dei Kink Crimson.“ Cox, Franck, Hinant, Miller, Murphy, Paci Dalò, Quinz, Szepanski, “Millesuoni. Deleuze, Guattari e la musica elettronica” (Cronopio, 2006) pag. 62

cover

Richard Pinhas & Barry Cleveland -Featuring- Michael Manring & Celso Alberti
Mu, Cuneiform Records, 2016

Se il precedente ascolto di Process and Reality parlava di atmosfere cupe e quasi apocalittiche, per questo Mu mi sento invece di usare termini come atmosfere pastorali e quasi zen-bucoliche. E’ musica cosmica? E’ musica tribale? Sono tornati a correre I corrieri cosmici? Di sicuro anche in questo disco Pinhas ritorna su concetti filosofici, questa volta orientali e legati al buddismo zen.
Nel buddhismo Zen, infatti, mu è un termine che può essere tradotto approssimativamente come “nessuno” o “senza”. Questo termine è conosciuto per essere la risposta ad un famoso Kōan di origine cinese , quello del maestro Zhàozhōu Cóngshěn e si risolve in questo aneddoto:
Una volta un monaco chiese al maestro Zhàozhōu: ‘Un cane possiede la natura di Buddha?’.
Zhàozhōu rispose: Mú!
Al di là della natura esotica del titolo, questo sottende un altro concetto: dato che alcuni maestri buddhisti cinesi e giapponesi avevano affermato l’universalità della natura di Buddha, rispondere “no” a questa domanda avrebbe significato negare la loro saggezza, mentre dire “sì” sarebbe sembrato seguire acriticamente e pedissequamente i loro insegnamenti. E’ possibile quindi interpretare la risposta di Zhàozhōu (e forse anche la musicadi questo disco) come come un non negare né affermare, né non negare, né non affermare. In altre parole, le risposte ‘sì’ e ‘no’ risultano al contempo sia giuste che sbagliate. Tenendo conto che le musiche di queste disco sono interamente improvvisate, forse questa potrebbe essere una chiave interpretativa interessante: la musica come atto in se stesso, e null’altro. Un momento “Mu” in cui bisogna solo ascoltare e lasciarsi portare senza sovrastrutture e analisi eccessive.
In questo disco Pinhas sembra tornare a atmosfere più serene, “quasi frippertroniche”, mentre la presenza del bassista Michael Manring e del batterista Celso Alberti aggiungono onde e movimenti a una musica che, come spesso succede quando ci si muove all’interno dell’elettronica o dell’ambient, rischia di diventare troppo statica.

Alla fine mi sento di affermare che le idee di Pinhas, quando funzionano, trascendono qualsiasi convenzione o stereotipo, creando una musica davvero particolare e personale.

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