#Intervista con Marco Caiazza (Maggio 2017) su #neuguitars #blog

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Intervista con Marco Caiazza

http://www.marcocaiazza.com/Home.html

Quando hai iniziato a suonare al chitarra e perché? Che studi hai fatto e qual è il tuo background musicale?

Ho iniziato a suonare la chitarra all’età di 9 anni, grazie a mio padre, una persona con una sensibilità artistica incredibile. I suoi insegnamenti sul suono, sul fraseggio e sulla cantabilità sono ancora oggi per me validissimi, soprattutto mi ha insegnato ad apprezzare l’arte in tutte le sue forme e spronato ad accrescere sempre di più la mia curiosità, le mie conoscenze e la ricerca del bello.

In seguito mi sono diplomato con Lode al Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli con Francesco de Sanctis. La mia formazione è dovuta però in gran parte dall’incontro con grandi musicisti dai quali ho cercato di “rubare” tutto ciò che potevo e dalla mia passione per il pianoforte (che studio tutt’ora) e per la composizione. Ho conseguito con Lode anche il Diploma Accademico di Secondo Livello ad indirizzo solistico presso il Conservatorio di Musica G. Martucci di Salerno con Antonio Grande.

Dopo il diploma mi sono perfezionato con Sergio Cantella, Aniello Desiderio, Lucio Matarazzo e Frédéric Zigante.

Con che chitarre suoni e con quali hai suonato?

Dal 2013 suono con una bellissima chitarra in cedro del liutaio Roberto De Miranda, con la quale ho inciso il disco “Medallón Antiguo”.

Con lo stesso strumento sto registrando anche il mio nuovo Cd.

Prima ho sempre suonato chitarre di un altro bravissimo liutaio, Alessandro Marseglia, un ricercatore instancabile, di una precisione unica. Recentemente ho provato un suo nuovo strumento che mi ha affascinato tantissimo e credo che presto sarà nelle mie mani!

Suono anche con una chitarra costruita da mio padre che, al di là del valore affettivo, è uno strumento bellissimo con il quale ho eseguito anche concerti per Chitarra e Orchestra.

Come è nata l’idea di realizzare il cd monografico Medallon Antiguo dedicato alle musiche di Agustin Barrios? Come mai la scelta della musica di questo compositore?

Barrios è una figura che mi ha sempre affascinato, ho eseguito sue composizioni sin dai miei primi concerti, l’ho sempre sentito “nelle mie corde”. Mi appassionava incidere un disco monografico su un autore che è oggi considerato, probabilmente, il più grande chitarrista-compositore di tutti i tempi, un po’ come lo sono stati Chopin per il Pianoforte e Paganini per il Violino.

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Come mai ti sei rivolto alla DotGuitar per la produzione del disco?

Ho proposto questo progetto discografico a varie etichette, ma quando Lucio Matarazzo (direttore di dotGuitar) ha saputo di questa incisione, mi ha contattato proponendomi delle condizioni contrattuali ottime, inoltre dotGuitar è un’etichetta che vanta nel suo catalogo molti artisti di fama internazionale e si sta imponendo come una realtà unica nella distribuzione mondiale.

Quale significato ha l’improvvisazione nella tua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

Se per improvvisazione intendi stravolgere totalmente la struttura armonica, melodica e ritmica, allora direi che è meglio rivolgersi ad altri repertori.

Come compositore non vedrei troppo di buon occhio una mia composizione completamente stravolta… lo accetterei solo se lo facesse Stefano Bollani!

Qual’è il ruolo dell’errore nella tua visione musicale?

Dico sempre ai miei allievi di pensare solo alla musica, al suono, al fraseggio, alle dinamiche. Se ci si concentra solo sull’essere precisi si corre il rischio di suonare senza direzione, senza pathos. E’ lo stesso anche quando si registra, se si pensa solo alla pulizia si rischia di produrre esecuzioni sterili: a volte una frase con qualche “difetto” ha molto più da dire di una asetticamente “pulita”.

E poi accettando gli eventuali errori si vive più serenamente!

Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

Direi di no. Anzi credo sia un aspetto fondamentale soprattutto per chi vuole creare nuova musica. Conoscere approfonditamente le varie epoche e i vari stili ci arricchisce di conoscenze che “aprono” i nostri orizzonti. Non c’è miglior modo per studiare composizione, che leggere le partiture dei grandi musicisti di ogni epoca.

Quale compositore (o che periodo musicale) pensi sia più facile da apprezzare per un non musicista? Pensi che possano apprezzare anche pezzi tecnicamente più difficili o bisogna per forza ricorrere a qualcosa di più … immediato e orecchiabile?

Ritengo che la buona musica possa essere apprezzata da chiunque abbia la sensibilità e, perché no, anche le capacità culturali per comprenderla, a prescindere se sia o meno un musicista.

Detto questo, credo che l’energia che sprigiona Stefano Bollani nei suoi concerti è qualcosa di incredibile. Ecco, penso che per un non musicista, un’artista come Bollani possa essere il trait d’union tra i due mondi.

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Ci consigli cinque dischi per te  indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta..

Davvero difficile indicare solo cinque dischi, anche perché, spesso, l’ascolto di un disco è legato a particolari stati emotivi che caratterizzano momenti della nostra vita. In ogni caso ti elenco i primi cinque dischi che ho caricato nella playlist del mio iPod e che ascolto quando sono in viaggio: Tierra di Vicente Amigo, Carioca di Stefano Bollani, The Koln Concert di Keith Jarrett, le Variazioni Goldberg di Bach eseguite da Glenn Gould (la versione del 1981!) e Vai mo’ di Pino Daniele.

Con chi ti piacerebbe suonare e chi ti piacerebbe suonare? Che musiche ascolti di solito?

Mi piacerebbe un giorno suonare in trio con le mie figlie Gabriella e Giorgia!

In genere ascolto moltissima musica per pianoforte, dal classico al jazz: Pollini, Bollani, Gould, Petrucciani, Jarrett ed altri.

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando?

Sono state pubblicate proprio in questi i giorni le mie revisioni, in due volumi, dell’integrale degli Studi e dei Preludi di Agustín Barrios edite della Casa Editrice Ut Orpheus per la Lucio Matarazzo Collection. Un lavoro che mi ha appassionato moltissimo e che mi è sembrato il naturale seguito alle mie ricerche e ai miei studi di questi ultimi anni sul grande chitarrista-compositore paraguajano.

Inoltre sto ultimando le registrazioni di questi brani che saranno inseriti nel mio prossimo disco: “Agustín Barrios, complete Studies and Preludes”, pubblicato sempre da dotGuitar e la cui uscita è prevista per Settembre. Per il 2018 ho in programma la registrazione di un disco con mie composizioni ed un disco monografico con mie trascrizioni di opere di Johann Sebastian Bach.

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