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Recensione di Dither plays Zorn, John Zorn’s Olympiad Vol.1, Tzadik, 2015

“I never specifically told anyone anything. I set up rules where they could tell each other when to play. It’s a pretty democratic process. I really don’t have any control over how long the piece is, or what happens in it.”

John Zorn in Talking Music, William Duckworth, Da Capo Press, 1999, pag. 462

I game pieces di John Zorn sono stati un momento fondamentale per la sua formazione musicale sia come compositore, come musicista, come improvvisatore e anche come animatore culturale all’interno di una scena musicale che negli anni ’70 si stava creando in una New York in piena crisi economica e politica. Il risultato di questo impegno sono stati una serie di pezzi basati su non su degli scritti, degli spartiti ben definiti ma su una serie di istruzioni, di regole che permettevano a un gruppo di musicisti dotati di particolari caratteristiche e abilità di creare ogni volta delle musiche nuove basate sul rispetto di tali regole e sulla loro reciproca interazione musicale e sociale.

Tutti questi brani sono stati efficacemente documentati nell’ottimo cofanetto di cd pubblicato dalla Tzadik nel 1997 e intitolato “The Parachute Years 1977-1980” e ora sembra che, dopo tanti anni, Zorn abbia trovato una nuova generazione di musicisti interessati a riproporre questi lavori, rileggendoli in modo nuovo e creativo.

“Now, almost 40 years later, a new generation of musicians has appeared who are perfectly suited to execute these challenging and artful composition schooled in improvisation composition and realizing both written music and open forms – musicians who deeply understand the group dinamic of working togheter as a team, which is so crucial in performing these largely community-based compositions.

John Zorn, 2014, nel libretto che accompagna il cd.

Il quartetto di chitarre elettriche Dither è il primo team di questa nuova generazione a cui è stato affidato il difficile compito di “giocare” ancora queste “composizioni estemporanee”. Tre sono i brani da loro interpretati e giocati: Curling, Hockey e Fencing per otto tracce complessive. A dimostrazione infatti delle possibilità di queste strutture aperte, infatti, tutti i brani sono stati registrati due o tre volte, a dimostrazione dell’ampio ambito di possibilità e di scelte disponibili.

Il risultato è un cd che ho trovato davvero divertente, con una musica sì impegnativa ma allo stesso tempo non triste, cupa o …”dry”. C’è un senso di divertimento che aleggia su tutte le musiche e vi prometto che vi divertirete voi stessi a cercare tutte le citazioni e le digressioni musicali che esso contiene. I Dither sono bravissimi e non fanno certo rimpiangere la prima generazione di musicisti che aveva interpretato questi brani quasi 40 anni fa.

Molto bello anche il design del cd, il libretto all’interno sembra seguire con intelligenza e eleganza la struttura formale dei game pieces: i testi sono divisi, frammentati e montati in sequenze precise che costringono il lettore a un divertente gioco di “inseguimento letterario” per poterli leggere. Tutto merito della bravissima designer Chippy (Heung-Heung Chin).

Questo è il primo volume di una nuova serie, aspetto con una certa ansia, i nuovi cd. Zorn non finisce mai di stupirci, come sempre.

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