#Intervista con DuoBlancoSinacori (Agosto 2017)

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Intervista con DuoBlancoSinacori (Agosto 2017)

Giuseppe… con Alessandro abbiamo già fatto un’intervista non molto tempo fa, i lettori del blog in un certo senso, lo conoscono già, ti dispiace se iniziamo questa intervista rivolgendoti direttamente qualche domanda?
Come è nato il tuo interesse per la chitarra? Con che chitarre suoni e hai suonato? Qual è il tuo background musicale?

G.S. Intanto un caro saluto a tutti voi di NeuGuitars.
Ho cominciato a manifestare interesse per la musica da bambino poiché a casa si respirava musica grazie a mamma che per tanti anni ha studiato in conservatorio canto e pianoforte. È stata lei ad avviarmi allo studio della musica. All’età di otto anni cominciai a studiare chitarra privatamente e a tredici anni entrai al conservatorio di Trapani.
Lo strumento utilizzato per tutti gli anni di conservatorio è una chitarra del liutaio Giuseppe Guagliardo ma dal 2014 alla Guagliardo fa compagnia una delle gemelle del trapanese Vincenzo Candela costruite per il Duo Blanco Sinacori, l’amore per questi strumenti è da sempre immutato.
Scrivendo di musica, dall’infanzia ho sempre amato la letteratura pianistica e lirica del romanticismo ma, crescendo, oltre alla musica classica ho cominciato ad apprezzare molto il jazz e la bossanova.

Anche questo nuovo disco è uscito con la Almendra Music, sembra che ormai avete stabilito un ottimo rapporto con questa casa discografica….

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G.S. La collaborazione con Almendra Music è stabile da quasi tre anni, abbiamo creato con loro dei meravigliosi progetti e il nostro nuovo Hacked Arias | Vol. 1 – Giacomo Puccini rientra tra questi.
Almendra è un’etichetta discografica formata da professionisti che lavorano con dedizione e con un particolare sguardo alle innovazioni.
A.B. Trovarsi bene con il team di lavoro è importante, in casa Almendra, oltre che qualità in termini tecnici utili alla realizzazione di un disco, troviamo una piccola famiglia da cui nascono idee, collaborazioni. Quando incidiamo nel loro Zeit Studio, ad ogni occasione terminiamo la sessione di registrazione con la sensazione che il progetto partito in un modo, si sia arricchito di idee e miglioramenti fondamentali. Il loro apporto è prezioso per noi. Con la famiglia Almendra siamo al nostro secondo disco ma ce ne sono altri due in arrivo!

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Prima di questo Hacked Arias avevate già realizzato “Hacked Overtures”, sembra che il termine Hack vi piaccia davvero, è un termine un po’ desueto, roba da vecchi maghi della console informatica, ai miei tempi non era un termine dispregiativo, l’hacker non era un pirata informatico, era una persona curiosa, capace, anticonformista magari, che amava ficcare il naso nelle cose e capire il loro funzionamento e magari migliorarlo: qual è la vostra idea di “hack musicale”?

G.S. Abbiamo pensato al concetto di “Hacking” durante le lezioni presso l’Accademia di musica da camera di Imola, con il nostro caro maestro Antonello Farulli. Lavorammo ad un repertorio quasi esclusivamente classico/operistico ma avevamo bisogno di qualcosa che spezzasse l’atmosfera ottocentesca e portasse un vento di novità al progetto. Pensammo che dei piccoli brani di musica contemporanea, ricchi di effetti, potessero rappresentare dei virus informatici che “hacherano” il contesto classico con l’intento di far godere questo repertorio sotto inediti e attuali punti di vista.
A.B. In un certo senso, caro Andrea, ci aiuti a riflettere sul fatto che la nostra percezione di Hacking in questi progetti corrisponde alla sua accezione più “antica” che tu descrivi. In ogni “hack” che ascolterete nei nostri dischi si trovano celati i temi delle opere contenuti nella sua precedente o successiva traccia.
Il pubblico che interviene ai nostri concerti rimane forse più attento a queste composizioni piuttosto che alle opere che, in fondo, già conoscono: le overtures e le arie fluiscono senza impegno; quando si arriva agli intermezzi, scopriamo sguardi sempre molto attenti ed incuriositi per il nuovo. Un traguardo, questo di portare musica nuova sui palcoscenici, a cui teniamo tanto.

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Come mai la scelta di Puccini?

A.B. In un programma di sala ricco di Overtures, per i nostri concerti volevamo un bis che rimanesse nel contesto operistico e la durata di un Aria era perfettamente utile allo scopo. Di conseguenza, riflettemmo su quale Aria potesse rappresentare al meglio l’Italia nel mondo e pensammo a Nessun Dorma, sicuramente fra le arie più celebri. Il suo successo fu immediato!
In dialogo con Almendra, poco dopo perseguimmo la volontà di continuare il concept iniziale lavorando, questa volta, sulle arie d’opera. La scelta di Puccini avvenne in naturale conseguenza.
G.S. Abbiamo sempre avuto un amore profondo per le melodie pucciniane. Nella sua musica c’è anima, sensualità e passione, elementi che abbiamo voluto trasportare sulle due chitarre.

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Nella mia recensione cito Umberto Eco a proposito dell’interpretazione quando dice che “interpretare significa fare una scommessa sul senso di un testo”, quanto avete scommesso nelle vostre trascrizioni su Puccini e quanto avete dovuto limare, togliere senza compromettere la sua struttura musicale?

G.S. Quando si parla di trascrizione ci si imbatte in una strada rischiosa, il nostro è stato un approccio rigoroso nei confronti dello stile pucciniano. Abbiamo cercato di dare senso alla sua scrittura emulando l’organico orchestrale e sfruttando ogni tecnica e registro delle nostre due chitarre.
A.B. Avevamo molti dubbi sulla riuscita del progetto. Far funzionare una overture con due chitarre è diverso dal tradurre la potenza comunicativa di un’aria d’opera. Fu il successo insperato di Nessun Dorma a convincerci che il percorso intrapreso poteva dare buoni frutti.
La costante difficoltà in cui ci imbattiamo sta nel ‘tradurre’ gli elementi caratterizzanti di un brano nel linguaggio chitarristico, con le potenzialità che le nostre due chitarre offrono. La tecnica spesso utilizzata, come molti di voi immaginerete e come molti di voi ascolterete (ci auguriamo), si chiama “tremolo” ma è solo uno degli espedienti che aiutano il nostro compito. Tentiamo di emulare i respiri, le dinamiche, i ritenuti esasperati nei momenti in cui il testo del libretto lo richiede. Sono davvero poche le frasi musicali che eludiamo nelle nostre trascrizioni. Il più delle volte, questo avviene per contingenze di registri: la chitarra si muove nelle sue tre ottave piene (e poco più) ma nella prima Aria, E lucevan le stelle, abbiamo risolto anche abbassando di grado la sesta corda della chitarra di Giuseppe e intonandola in SI!

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Ho apprezzato la scelta di alternare le musiche di Puccini con le musiche di Valentina Casesa, come avete conosciuto questa compositrice e come avete scelto le sue musiche?

A.B. Prima di questo lavoro, mi capitò di eseguire un brano di Valentina intitolato Pleiadi, con la regia del suono realizzata da Pietro Bonanno. Un brano folgorante, pieno di belle idee, profondità musicale. Musica nuova che finalmente apprezzavo appieno. Da quel momento rimasi molto attento alle produzioni di Valentina Casesa che, tempo dopo, scrisse per noi un brano intitolato The History, per due chitarre e quartetto d’archi (altro progetto, questo, di cui sentirete parlare a breve, spero). Il brano fu un incredibile successo! Non si trovano spesso compositori non chitarristi abili nel rendere credibile una parte per chitarra, eppure, Valentina riusciva in questo compito con naturalezza e senza stravolgere il suo estro e le sue idee. Dovevamo assolutamente continuare la collaborazione ed eccoci approdati a Hacked Arias.
G.S. Gli intermezzi rappresentano una parte fondamentale del concept “Hacked” e in questo nuovo progetto volevamo fortemente che Valentina Casesa, nostra cara amica e compositrice che stimiamo tanto, scrivesse due brani per noi. A Valentina piacque molto il progetto, accettò subito l’invito e scrisse due perle intitolate “Frammenti” e “Riflessi” sulla base delle nostre trascrizioni. I brani sono pensati e realizzati appositamente per la loro posizione in scaletta. Un progetto da ascoltare tutto d’un fiato!

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Che cosa ci raccontate delle vostre chitarre gemelle? Se non sbaglio le ha realizzate apposta per voi il liutaio siciliano Vincenzo Candela… che caratteristiche hanno?

G.S. Dopo anni di esibizioni con chitarre valide ma profondamente diverse, nacque in me ed Alessandro l’esigenza di avere due strumenti che avessero una forte personalità e somiglianza timbrica. Qui entra in gioco il liutaio Vincenzo Candela, grande amico e professionista. Costruì per noi due splendide chitarre gemelle e di questa storia ci piace sempre raccontare un episodio: durante la scelta dei legni, io e Alessandro ci dividemmo in due spazi separati con diverse decine di scelte ciascuno, il risultato fu che la scelta del palissandro e dell’abete utile alla costruzione della tavola armonica ricadde, da parte di entrambi, su legni proveniente dallo stesso identico albero, fatto che ci lasciò dapprima increduli e poi piacevolmente sicuri che la scelta fosse assolutamente corretta.
A.B. L’episodio raccontato da Giuseppe fu tanto strano ma tanto bello, lo ricordo come fosse ieri. Vedere costruire una chitarra da zero è un’esperienza affascinante, per un chitarrista è come tornar bambini. Si mantiene viva l’emozione e l’aspettativa di avere finalmente quei legni accuratamente assemblati fra le mani. Di queste chitarre abbiamo scelto qualsiasi cosa, consigliati sempre dal nostro caro amico Vincenzo. Sono pensati da noi anche i colori della rosetta, le meccaniche e, soprattutto, i filetti che richiamano nei colori giallo e rosso la nostra amata casa, la Sicilia.
Grazie ancora una volta per lo spazio, Andrea, e grazie ai lettori che han voluto conoscerci un po’ meglio, a presto.

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