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Recensione di Hic et Nunc di Marco De Biasi, autoprodotto, 2017

Dieci anni sono tanti. Dieci anni ci sono voluti per permettere a Marco De Biasi di realizzare il suo secondo cd solista. Questi tempi di solito se li prende Donald Fagen, ma non credo che questa misura temporale abbia la stessa valenza trattandosi di Marco De Biasi.
Di sicuro Marco è un perfezionista, cosa che non guasta e che non dispiace dato che sappiamo bene che Dio e il Diavolo amano nascondersi nei dettagli e la cura maniacale con cui ha creato, composto, registrato,mixato queste musiche lo dimostra abbondantemente. Ma non solo.
Questo cd è stato realizzato in sole 98 copie, numerate, con una cover dai colori e dalle tinte astratte e dai connotati decisamente “materici”, all’interno un libretto, ricco, dettagliato dove Marco racconta con attenzione e ricchezza di particolari le caratteristiche delle sue musiche che lui stesso suona. Un oggetto quindi, ben definito, curato, ricercato.
E le musiche? Voglio provare a dare una risposta in maniera indiretta, citando il Maestro Ennio Morricone dal suo libro, quasi autobiografico, intitolato “Ennio Morricone inseguendo quel suono”, (pag. 224) qui Morricone parla del linguaggio e della musica come medium comunicativo e dice “certa musica a volte non vuole significare, non vuole dire qualcosa ne raccontare, almeno non nel senso della nostra tradizione occidentale. Rimane un linguaggio in quanto codice creato dal compositore, poiché con i nostri sensi percepiamo unità codificate che siamo spinti a decodificare per via delle nostre abitudini, ma è un linguaggio ogni volta diverso, che cambia da compositore a compositore…”
Io credo che le musiche di De Biasi vogliano raccontare qualcosa, magari non in un senso discorsivo, magari non in un senso narrativo, ma credo che seguano in primo luogo un percorso molto personale, un percorso di crescita e di evoluzione stilistica personale, già rispetto a quanto possiamo ascoltare dal suo primo cd “Fonocromie” e in secondo luogo, proprio in virtù da quanto espresso con efficacia da Morricone, si pongano loro stesse al di fuori di quella Grande Narrazione artistica di cui parla Arthur C. Danto e a dimostrazione del pluralismo artistico che stiamo vivendo.
Di sicuro qui, ci sono molte novità, addirittura 7 improvvisazioni, con un disco quasi idealmente diviso a metà, come un 33 giri, da una parte i brani di natura più strettamente compositiva, dalle forme più definite (Lumen et Umbrae, Ipnosi) dall’altra le improvvisazioni, dalle forme più libere.
Ve lo dicevo…dieci anni sono tanti e questo cd evidenzia un grande salto creativo. Ce n’erano solo cento copie a disposizione, ma mia è la numero 1P…chi c’è c’è…

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