#Intervista con Paolo Angeli (Settembre 2017) su #neuguitars #blog

sm_angeli_23luglio2912_ph_crippi-3664

Intervista con Paolo Angeli (Settembre 2017)

Allora Paolo… ce l’hai fatta: ti aspetta la Carnegie Hall! Cosa stai provando?

Sono sorpreso e allo stesso tempo lusingato. Corona un percorso di ricerca controcorrente di vent’anni e sdogana una poetica non riconducibile ad un genere musicale specifico. Il fatto di esserci arrivato con il progetto in SOLO è un valore aggiunto: entra nel tempio della musica statunitense questa strana chitarra, zeppa di propaggini meccaniche. Penso che costituisca una delle più importanti conferme della mia parabola artistica.

pat-paolo

Ma è vero che dovrai presentarti in rigoroso vestito da gala, con cravattino e senza maglia a righe? Te lo chiedo perché sembra sia toccato così anche a Metheny per la celebrazione di Steve Reich.. qualche anno fa…

Confermo che suonerò scalzo con una maglia a righe orizzontali (russa o bretone), bianca e blu, con collo a barchetta. A questo proposito volevo chiederti un’informazione: esiste un film di Alberto Sordi in cui utilizzava una bellissima maglia da gondoliere rossa e bianca, con collo a barca (diverso da quello a polo che si usa attualmente). Io adoro la riga veneziana nella variante rossa (che invece non amo nelle tipologie di maglie con righe strette). Vorrei sapere se esiste un negozio di maglie d’epoca da gondoliere in cui possa trovare quella variante. Allo stesso tempo non mi dispiacerebbe suonare con un completo simile a quello utilizzato dai jazzisti negli anni ’40! Riguardo Pat ricordo l’immagine del grammy in cui si presentò al ritiro del premio con dei pantaloncini corti improponibili! 🙂

2259741879_e136e23bb6_o

Guarda prometto di informarmi con qualche gondoliere e nei negozi specializzati a Venezia! Che altri posti toccherà il nuovo tour? Ritorni in Giappone?

Il tour ha inizio a NY, prosegue tra Stati Uniti e Canada per poi deviare verso l’Asia (compreso il Giappone), il Sud America, l’Africa e l’Australia. Sarà un calendario che si estenderà tra il 2018 e il 2019, con circa 40 concerti intercontinentali e i rimanenti 50 in Europa. Non mancheranno gli appuntamenti nei club in Italia. Per me le piccole associazioni culturali operanti nella penisola rappresentano una grande ricchezza. Credo che per un musicista il contatto con il pubblico sia molto importante ed è fondamentale alternare grandi palchi e teatri a luoghi in cui si possa trovare una familiarità e si possano affrontare concetti che necessitano maggior sviluppo. Ad esempio suono al CSC di Schio dal 1993 (ci presentammo con Jon Rose, Otomo Yoshide e Stefano Zorzanello nel tour Budget Shopping). La militanza culturale di un posto così è una risorsa preziosa. In questi ambiti, come ieri alla Spiaggia dei Sassolini di Scauri per il Jazz Flirt e Jazz on Rock, nascono concerti fiume di due ore in cui la musica respira in modo informale. Cerco molto il dialogo con il pubblico e questi ambienti regalano emozioni speciali.

unnamed

L’ultimo tour ha prodotto Talea, quanto tempo e fatica ha richiesto la realizzazione del doppio cd? Come ha selezionato il materiale registrato durante l’ultimo tour?

Selezionare il materiale per Talea non è stato un lavoro semplice. Sono partito dall’ascolto di circa 60 concerti, per poi circoscrivere il campo alle registrazioni compatibili come suono e intenzione esecutiva. Il mio modo di suonare è molto libero. L’improvvisazione assorbe il 60 % dei miei concerti, intesa sia come materiale di preludio e raccordo, sia come sorgente di variazione interna alle composizioni. Se ci fai caso la durata dei brani, rispetto alle versioni da studio, è dilatata, respira con organicità, permette uno sviluppo. Sono partito per il World tour con oltre 4 ore di materiale composto (riprendendo i brani dalla mia discografia – anche se S’Û e Sale Quanto Basta costituiscono l’ossatura del lavoro) e la scelta della scaletta avveniva sul palco. Mi sono trovato a dover gestire una selezione che arrivava a colmare un album triplo ed ho dovuto cestinare materiali molto belli, legati all’interpretazione di Tessuti e di composizioni già incise con Drake e Fukushima. Ho fatto l’editing in prima persona, con una lavoro quotidiano di un mese e sono molto soddisfatto del risultato. Quello che mi colpisce è l’immediatezza, che nasce dalla registrazione L/R (4 canali, ripresa dal mixer e microfonica di Sala).
È un album molto umano e diretto, forse il modo migliore per avvicinarsi alla fase creativa che documenta gli ultimi 5 anni.

Talea non è il tuo primo live in solo. Tibi era stato, per me, un punto di arrivo e di svolta, avevi raggiunto il massimo in quello che suonavi in quel periodo, dopo hai cambiato, hai trovato altre ispirazioni e seguito altri percorsi creando dischi come Sale Quanto Basta e S’U e collaborazioni come quelle con Hamid Drake e la Fukushima…che cosa dobbiamo aspettarci da te dopo Talea?

Talea prosegue il discorso di Tibi e si rifà come modalità al live BUCATO. In quel caso le registrazioni (riprese intorno al 2000) documentavano la fase embrionale della creazione del primo prototipo. I concerti erano estratti dai tour europei in cui suonavo con la vecchia chitarra sarda ‘Gaetano Miroglio’ e con un sistema di martelletti senza molla di ritorno (ricordo che a fine concerto avevo i crampi). Tibi lo intendo come un live a metà: l’assenza dei permessi SIAE aveva fatto si che registrassimo il live senza pubblico. Un esperimento riuscito anche perché la partitura delle immagini di Nanni Angeli traslava il discorso nell’ambito delle colonne sonore e regala meravigliosi momenti visivi tridimensionali. Il mixing in 5.1 rappresentava un ulteriore fronte della ricerca (che riprenderò in futuro e sogno di proporre nei live).

Dopo Talea sento la necessità di orchestrare le idee riprendendo le fila di Nita l’Angelo sul Trapezio o Dove Dormono Gli autobus. Cercherò di lavorare ad un progetto in studio con tanti musicisti, dando più risalto alla composizione e all’arrangiamento. Questo si alternerà alla realizzazione di nuovi prototipi da aggiungere alla chitarra, per potenziare la ricchezza timbrica dello strumento. Ho anche bisogno di leggerezza ed ultimamente mi diverto a suonare la musica dei Radioehad. Non nascondo che un mese fa ero tentato di registrare un album in cui mi cimentavo con la loro musica. Ho arrangiato una decina di brani per il gusto di interpretarli. Per ora mi limito a suonare queste versioni nei live.

scansione0002

Che altre collaborazioni hai in mente? Te lo chiedo perché è passato solo un anno dal nuovo cd con la Piccola Orchestra Gagarin, intendete proseguire? E come?

Prosegue la collaborazione con Iva Bittova e con POG troviamo una modalità molto paziente di relazione. È un trio in cui la tessitura del cello con la chitarra suonata con l’arco, approda a soluzioni e atmosfere cameristiche. In questo è esemplare il lavoro di Oriol Roca, un batterista con cui suono anche in duo e che ha una rara capacità di dialogo.

manifesto_icp2017

Dal 4 al 10 settembre 2017 a Palau riparte il Festival Isole che Parlano, a che edizione siete arrivati? E cosa avete in serbo quest’anno?

Sono passati ventun’anni da quando nel 1996 Isole che Parlano esordiva in piazza Fresi. a Palau. Quando abbiamo iniziato il percorso del festival non era abituale mettere in relazione la musica sperimentale e l’avanguardia con la tradizione. La nostra idea era che si potesse creare un ponte tra tutto ciò che emotivamente potesse stare insieme nello stesso programma, prescindendo dagli stili, i generi, le forme d’arte. La sfera emotiva abbracciava la musica, il teatro, la fotografia, il fare arte. Non esistevano i lettori mp3 e quella che oggi è una prassi diffusa, le playlist che attingono dai diversi generi musicali, esisteva in formato audiocassetta. Continuiamo in credere nella multidisciplinarietà con gioia e determinazione. Uno degli aspetti caratterizzanti del festival è la relazione arte-infanzia/adolescenza indagata nella sezione “Isole che Parlano…ai bambini”, ricca sezione didattica con laboratori a misura dei più piccoli; per la fotografia di reportage, in collaborazione con l’Istituto Cervantes, proponiamo A Boca Abierta, di Cristina Garcia Rodero (agenzia Magnum). La sezione musica della XXI edizione si snoda tra le aree archeologiche (Tombe dei giganti), le chiese campestri, Il Faro di Punta Palau, i monumenti naturali , con eventi previsti anche nell’Isola di Spargi e tra gli ospiti abbiamo Fantafolk & Riccardo Pittau, il trio Chili Vanilla (Norvegia, Iva Bittova (rep. Ceca), in solo e iin duo con Vladimir Václavek e il duo avant-folk Xylouris White. Da non perdere la processione profana in ricordo di Pietro Sassu e Mario Cervo lungo i sentirei che conducono alla Roccia dell’Orso, sonorizzata dal canto del Tenore Tilariga de Bultei e del Tenore Sant’Antoni de Lodé.

pny_carnegie_hall_gallery1-laptop_1040_529

Senti…con la Carnegie Hall…hai battuto tutto e tutti, eri partito dalla Sardegna, quando…decenni fa ormai con la tua idea di chitarra e con e contro tutto e tutti ce l’hai fatta: hai sviluppato un tuo stile, hai rinnovato da dentro una tradizione, hai esportato la Sardegna musicale in tutto il mondo, hai portato tanti artisti in Sardegna con il Festival Isole che Parlano, dopo tanto lavoro, dopo tanto sudore…te la senti di dire che, nel tuo paese, questo impegno e questo talento ti sono stati riconosciuti?

Direi che non c’è una risposta proporzionale al tipo di esposizione che ho in ambito internazionale. Mi spiego meglio. In Italia c’è il circuito post anni ’90 in cui, in contesti underground, continuo ad esibirmi con gioia, uno zoccolo duro di appassionati che spesso auto-organizzano i miei concerti. Inoltre stanno nascendo tanti piccoli festival che hanno un atteggiamento contemporaneo simile a quello di altri paesi europei, aperto a programmi che spaziano tra il jazz, la classica contemporanea, il rock e la musica tradizionale. Sono estremamente soddisfatto del mio percorso artistico in Italia. Se però parliamo dei grandi festival e della programmazione dei teatri, li si verifica un gap. E se ti dicessi che una delle più importanti realtà istituzionali in Italia mi ha proposto di suonare ad incasso? Oppure si cerca di circoscrivere ad ambiti di nicchia la proposta, continuando a considerarla difficile in quanto non riconducibile ad un genere specifico. Credo che i direttori artistici talvolta abbiano uno scollamento con la realtà del pubblico, che è a mio avviso pronto e preparato per digerire proposte molto diversificate.
È un fenomeno che andrebbe studiato per capire l’immobilità del nostro paese. C’è un fermento di musicisti giovani invidiabile, di indiscussa qualità e creatività. Ma fanno fatica a trovare un circuito in cui esibirsi. Forse la risposta dovrebbe arrivare con un network delle musiche creative, una sistematicità che colleghi le diverse realtà della penisola e permetta una maggiore comunicazione tra nord e sud Italia. Se poi le istituzioni avranno voglia di inseguire tanto di guadagnato.

Ultima domanda: quando ripassi per Venezia?

Spero molto presto!

Ti aspetto!

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s