Andres Segovia versus John Fahey su #neuguitars #blog

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Che c’entra John Fahey, chitarrista acustico americano, tra i capostipiti dello stile denominato “American Primitive Guitar” e il nobile Segovia? Apparentemente nulla, o almeno credevo così fino a che ho acquistato la pregevole ristampa di uno dei dischi più belli di Fahey “The Great Santa Barbara Oil Slick” curata da Glenn Jones.

Nel bellissimo libretto che accompagna il disco, Glenn Jones (giornalista, musicofilo, ottimo chitarrista acustico e leader dei Cul de Sac) avanzava alcuni parallelismi tra i due chitarristi: “There was Segovia, of course, who, half a century before John Fahey, dreamed of elevating the guitar from its ‘debased, lowly origins’ and rehabilitating it as a solo concert instrument. That Segovia succeded beyond his wildest dreams is not debatable. He created an audience for classic guitar, and thought he composed little himself, he established much of the basic performance repertoire that’s come down to us today.”

E’ vero sia Segovia che Fahey, per quando non si possa azzardare l’opinione che da soli abbiamo riscoperto rispettivamente la chitarra classica e la chitarra acustica, hanno avuto l’innegabile ruolo e merito incontestabile di sollevare i rispettivi strumenti da ruolo umile che ricoprivano fino ad allora portandoli ad una celebrità e a una rilevante importanza artistica sulla scena concertistica internazionale. Ma mentre Fahey non era solo, non era solo in questo ruolo di apripista essendo circondato da altri chitarristi folk che anche in altri ambiti avevano inziato con successo una revisione stilista del ruolo della chitarra acustica (vedi ad esempio la triade anglosassone di Bert Jansch, John Renbourn e Davey Graham e l’opera di filologia musicale intrapresa da Stephan Grossman) Segovia fu per lungo tempo cavaliere solitario nella sua opera di “apostolato” musicale.

Il rinascimento della chitarra classica nasce con gli allievi di un chitarrista-compositore come Francisco Tarrega y Eixea, il più noto dei quali, Miguel Llobet, faceva parte di una cerchia di musiscisti di grandi ambizioni come Albeniz, Granados e Debussy. Segovia conobbe Llobet ma seppe spingere più lontano di lui l’innovazione tecnica, servendosi anche del giuoco d’unghia, oltre che dei polpastrelli, per pizzicare le corde. Come virtuoso Segovia è stato universalemnte acclamato, un artista capace di rendere talmente importante il suo strumento che alcuni tra i compositori più in vista hanno scritto appositamente musica per lui e per la sua chitarra..

But Segovia was far away from Fahey’s mind, I’m sure when in 1959 John made his first record. What Segovia would have considered vulgar in the hands of folk and blues musicians, John found powerful, moving, emotional, strange.

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Penso che Segovia fosse sicuramente lontano dai gusti e dalle idee musicali di Fahey ma in quanto a capacità emotiva penso che sia bene leggere quanto scrisse su di lui il critico musicale del New York Times l’indomani del suo debutto concertistico alla Town Hall di New York l’8 gennaio 1928. “Segovia appartiene a quel ristretto gruppo di musicisti che, grazie a poteri esecutivi di portata trascendente, grazie all’immaginazione e all’intuizione, riescono a dar vita ad un’arte loro propria, che a tratti sembra in grado di trasformare la natura stessa del mezzo. Dallo strumento che suona è in grado di ricavare il ventaglio di colori di una mezza dozzina di strumenti.”

“Whereas Segovia was unsparing in his criticism of many of his young acolytes for loving the guitar too much, and music not enough, Fahey was unapologetic in his love of the instrument for its own sake.”

Oltre che lo straordinario concertista che fu, Segovia è stato un insegnate d’immensa influenza. Il suo primo allievo fu, nel 1954, Alirio Diaz in occasione d’un corso all’Accademia Chigiana di Siena. Molti i suoi allievi che hanno poi compiuto carriere di autentici virtuosi e il suo esempio è valso a far istituire fin dalla prima metà del XX secolo cattedre di chitarra classica in tutti i grandi concervatori e academie musicali.

“And as Segovia was the fountainhead for aspiring classical guitarist, Fahey, likeways, became a model for a whole generation of guitarist in his time.”

Su di questo non si può non essere d’acordo, Segovia con la sua sola presenza è stato responsabile dell’apparizione, durante il XX secolo, di una scuola di chitarristici che, seguendo le sue tracce, hanno dato vita al pieno riconoscimento della statura tecnico-espressiva dello strumento.

Se lui non fosse esistito noi adesso non saremmo qui.

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