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Recensione di La Guitarra Callada di Stefano Grondona, Stradivarius, 2017

Mi occupo di musica per chitarra ormai da dieci anni e sono ormai stato abituato, per meglio dire viziato, al fatto che in questo periodo dell’anno, di solito dopo la Biennale di Musica di Venezia, arriva il nuovo disco del Maestro Stefano Grondona. Ormai, lo ammetto, ci ho preso gusto.
Perché il Maestro, fondamentalmente, ci vizia.
La domanda che ormai mi sto abituando a pormi non è come suonerà il Maestro (risposta banale e oziosa: benissimo) ma che cosa suonerà. Quando si hanno alle spalle una carriera e una discografia come quella del Maestro Grondona, la scelta delle musiche che faranno parte del suo nuovo progetto discografico non è mai ne una cosa semplice, ne una cosa oziosa.
Quest’anno la chitarra del Maestro ha scelto di eseguire l’integrale delle opere per chitarra di Federico Mompou e quattro sonate di Domenico Scarlatti. L’attenzione è rivolta principalmente, come spiega lo stesso Maestro nel libretto che accompagna il cd, nei confronti della Suite Compostelana, opera di chiara ascendenza segoviana. Grondona la esegue, con la consueta maestria, con una maggiore considerazione della figura di Mompou come compositore anche per le sue opere per pianoforte. Penso di possa leggere l’interpretazione di Grondona come un vero e proprio sentiero spirituale, un sentiero musicale che evoca la metafora del percorso mistico verso Santiago de Compostela.
“La Guitarra Callada” è un disco notevole e dalle sfumature sottili e profonde, ne consiglio l’ascolto abbinandolo alla lettura del libretto (24 pagine) che accompagna il cd dove, nello stile della Stradivarius, ci si può immergere nel saggio scritto dalla stesso Grondona a proposito delle musiche di Mompou. I miei complimenti al tecnico del suono Davide Piva e al lavoro di mastering di Andrea Dandolo, come sempre bravissimi nel captare e evidenziare lo splendido suono della chitarra del Maestro.

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