#Intervista con Marco Salcito (Ottobre 2017) su #neuguitars #blog

 

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Intervista con Marco Salcito

http://marcosalcito.it/

Quando hai iniziato a suonare al chitarra e perché?

Ho iniziato a studiare prima pianoforte dall’età di sei anni, studiavo dalle suore dove andavo e ricordo ancora le bacchettate che mi dava la suora per farmi tenere su i polsi. Ero un pochino ribelle e per questo ero quasi sempre in punizione. Smisi quindi di suonare il piano e incontrai per la prima volta la chitarra dopo qualche anno, ad una festa per la Befana organizzata dai telefoni di stato (mia mamma lavorava li) . Quando ricevetti il dono, la ricordo ancora una chitarra acustica blu lucida scintillante, fu amore a prima vista; adoravo toccarla e sentirne il suono, ma in realtà era per la maggior parte una soddisfazione tattile. La chitarra per me era uno “strumento di appartenenza”… non era distante come il piano…già l’atto solo di abbracciarla la faceva sentire mia. Da allora non l’ho più lasciata.

Che studi hai fatto e qual è il tuo background musicale?

Dopo un pochino di piano ho iniziato seriamente a studiare la chitarra con il mio primo Maestro: Bruno Battisti D’Amario. La sua figura carismatica mi fece innamorare non solo dello strumento, ma anche dell’energia e vitalità che si raggiungeva potendo suonare per gli altri. Purtroppo all’epoca la chitarra era Corso Speciale permanente e vi era una sola cattedra sempre piena, sicché dovetti fare cinque anni di violoncello in conservatorio (per altro anni splendidi che mi hanno dato tanto a livello musicale e tecnico) prima di poter passare nella sua classe, e quando accadde lui andò via e fu trasferito a Napoli. Ma ebbi la fortuna di incontrare molti bravi insegnanti fra i quali il M° Letizia Guerra con la quale mi diplomai. Successivamente dopo tre anni di corsi estivi alla Accademia Chigiana di Siena andai a studiare con il M° Oscar Ghiglia a Basilea nella cui classe nella Musik-Akademie der stadi presi la laurea di “Solisten”.

Con che chitarre suoni e con quali hai suonato?

Quando ero giovane avere la Ramirez significava possedere una Ferrari.. anche se poi col tempo compresi che tante sfumature o difficoltà tecniche di passaggi che non venivano, erano date dal fatto di possedere uno strumento che voleva essere suonato solo in un certo modo. L’incontro con Alan Wilcox a Scandicci cambiò questa mia visione della chitarra. Stetti a casa sua una settimana a provare e riprovare uno strumento che mi stava costruendo e ne seguii passo passo la nascita, mi insegnò anche a passare la gomma lacca e da quel momento compresi ancor di più che l’appartenenza di un musicista col suo strumento è totale. Dopo Alan ebbi la stessa esperienza con Camillo Perrella, fantastico uomo con il quale ci siamo scambiati tante idee e tanti progetti e per ultimo con Enzo Guido di Chioggia. Dal 2014 anno di pubblicazione del mio CD sulle Variazioni Goldberg suono con i suoi strumenti. La chitarra delle Goldberg nelle mie mani ha suonato solo quel brano, non ne ho mai eseguiti o studiati altri. Questo perché, dopo tante ricerche per una particolare timbro che cercavo per quell’opera monumentale, ho sempre pensato che il connubio tra i due non dovesse essere contaminato, Le Variazioni Goldberg sono un brano speciale e tale doveva essere anche lo strumento che le eseguiva. Ora suono sempre una chitarra di Enzo che si chiama “Bruna”, questo per la particolarità di avere piano in Abete ma fasce e fondo in Ebano che rendono sonoro, morbido, profondo ed elegante il suono.

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Come è nata l’idea del cd dedicato ai Quattro Concertinos for Guitar and Orchestra di Gnattali? Come mai la scelta della Naxos come casa discografica?

Non ho mai fatto un CD di presentazione per la mia carriera concertistica, un insieme di brani solistici di autori differenti che fossero legati da un trait d’union. Magari nel futuro capiterà, ma la mia idea è sempre stata quella di pubblicare un CD che fosse anche un’opera importante che lasciasse un segno e nella quale soprattutto io avessi qualcosa da dire. E’ accaduto per i brani di compositori contemporanei, per le Goldberg e, come in questo caso, per i Concerti di Gnattali che è un autore che ho iniziato a conoscere negli anni 90 quando avevo un duo con il violoncellista Vito Paternoster. Come per tutti i miei progetti ho diversi anni di incubazione nei quali maturo e analizzo a fondo le opere. Dopo aver fatto molte ricerche sulla vita di Gnattali e sulle sue opere suonando tutto l’integrale dei brani per chitarra sola, sono entrato in contatto con la Sign.ra Nelly Gnattali, vedova del compositore, che, dopo mesi di fitta corrispondenza, è stata così cortese da inviarmi i manoscritti autografi dei Concerti sui quali ho lavorato. Poco prima e durante la registrazione dei Concerti sono poi entrato in contatto col presidente della Brilliant Classics che si è dimostrato subito interessato ed entusiasta del progetto. Una cosa vorrei raccomandare ai giovani che si cimentano con i loro primi CD e magari sognano di pubblicarle per case importanti: cercate sempre di non copiare nessuno, siate voi stessi e credete in ciò che fate, oltre la buona esecuzione e la buona registrazione per una casa discografica, essendo il mercato saturo di ottimi strumentisti e compositori, è importante pubblicare un’opera che abbia un valore intrinseco.

Come mai la scelta di Gnattali? E’ un compositore che è stato lasciato per parecchio tempo in oblio nonostante la bellezza delle sue musiche…

Dal 1998 al 2007 la mia carriera, ma soprattutto il mio interesse per la musica classica sembrava essersi perso. Sembrava quasi che avessi detto tutto ciò che volevo e mi mancavano stimoli. Sembrerà strano forse, ma ricominciai da capo: andavo a suonare nei pub con un duo jazz, cominciai a studiare flamenco, costituii un gruppo di flamenco con bailaores. Non durò molto poiché mi resi conto che per suonare musica flamenco bisogna possedere il “Duende” e questo è un bagaglio emozionale e comportamentale che influenza la musica che si crea nascendo lì, in Spagna. Così cambiai ancora e il gruppo divenne un trio: Rosso Gitano. Un progetto che ho nel cuore con gli amici Luca Ciarla al violino, Antonio Franciosa alle percussioni e Ilaria Sacchetta alla danza contemporanea. Nacque un CD “Rosso Gitano” sintesi del nostro modo di fare musica e di fondere le culture mediterranee, al quale resterò sempre legato. Da lì e per i tre anni successivi mi chiusi in casa a trascrivere le Variazioni Goldberg di Bach…fu come se quel lungo viaggio che avevo fatto fra i vari generi musicali fosse culminato in un’opera che in realtà racchiudeva tutto ciò che avevo incontrato ed anche di più. Questo segnò, non un ritorno ma l’inizio, di una nuova strada. Una strada che ha migliaia di porte ed in ognuna di queste vorrei entrare. Radames Gnattali è una di queste porte: come non essere affascinati dalla sua Saudade, eleganza della scrittura, ironia ma soprattutto dal fatto che anche la cosa più semplice musicalmente venga affrontata nelle sue opere in maniera mai banale e con sapiente maestria?

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Come hai scelto di eseguire le musiche di Gnattali con l’Orchestra Sinfonica Abruzzese?

Sono Abruzzese nato nella stessa città dove ora insegno in Conservatorio: Pescara e sono forse trenta anni che collaboro con la Sinfonica in diverse forme. I grandi Maestri, purtroppo scomparsi, Vittorio Antonellini e Francesco Sanvitale (punti cardine dell’Istituzione Sinfonica Abruzzese e dell’ Istituto Tostiano di Ortona) sono stati i miei mentori per tanti anni ed a loro devo tanto musicalmente ed umanamente. E’ stata quindi una scelta naturale creare questo progetto con la Sinfonica Abruzzese, non mi sono mai neanche posto la domanda se avessi potuto coinvolgere qualsiasi altra orchestra. In più ho approfittato dell’eccezionale maestria del loro direttore d’orchestra M° Marcello Bufalini che con pazienza infinita mi ha supportato nel lavoro di ricostruzione delle partiture orchestrali.

E’ abbastanza insolito vedere un chitarrista interagire direttamente con un’orchestra. In che modo la tua metodologia musicale viene influenzata dalla comunità di persone (musicisti e non) con cui collabori? Modifichi il tuo approccio in relazione a quello che direttamente o indirettamente ricevi da loro?

L’esperienza con gli orchestrali della Sinfonica e con il loro Direttore è stata una tappa importantissima della mia vita musicale, rendersi conto realmente di come questo grande organismo umano possa vivere nella musica ha instillato in me nuove idee ed energie su come affrontare le partiture. Ho smesso di avere la mentalità del solista (inteso come protagonista assoluto del palco) nel momento in cui ho cominciato seriamente a collaborare con gli altri, musicalmente e non. So di essere un musicista assolutamente atipico poiché in me convivono tranquillamente due anime, una musicale e l’altra…surfistica…Ebbene si, sono un windsurfista incallito e amo il mare in tutte le sue forme. Questo mi ha spinto a creare una scuola di windsurf e Sup a Vasto (dove vivo) che è aperta tutto l’anno e dove insegno i primi passi di questa fantastica disciplina. Emozionante per me è stato questo anno che mi ha visto diventare istruttore Pagaia bianca di Sup e riuscire ad insegnare i primi passi su una tavola da surf in mare ai non vedenti. In seguito a queste esperienze il mio rapporto con la musica, col pubblico e con gli allievi è profondamente mutato. Credo che ognuno di noi sia fatto di migliaia di tessere che a volte sembrano scollate fra loro (come le Variazioni Goldberg…) ma che in realtà fanno parte di un disegno molto più grande. Sta a noi avere la capacità di essere : “Radar” ( che è in realtà il soprannome con il quale affettuosamente veniva chiamato Gnattali dagli amici). La capacità cioè di non pensare che esista un unico obiettivo nella vita, ma tanti ed anche apparentemente lontani fra loro. Mettendo tutta la passione e l’impegno in ognuno di loro si creerà una catena salda che riuscirà a far vedere le cose sempre in una prospettiva giusta. Questo farà comprendere che tutto ciò che suoniamo non è mai per noi stessi, ma viene fatto sempre per gli altri e con gli altri. Gli Ubung di Bach ai quali appartengono le Variazioni Goldberg lui le aveva scritte per gli allievi che, sebbene non vengano troppo citati, in realtà sono uno dei motivi principali della sua dedizione alla musica.

Quale significato ha l’improvvisazione nella tua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

Improvvisazione è un termine strano al quale a volte non si dà la giusta prospettiva. Studiando flamenco e suonando anche con jazzisti mi sono reso conto che in realtà ci sia ben poco di improvvisato nelle loro esecuzioni. Nel Flamenco per esempio i bambini passano la gioventù ad imparare le falsetas dei grandi chitarristi o dei loro maestri fino a che non ne hanno assimilato lo stile, non faceva lo stesso Bach trascrivendo le opere di Vivaldi o di altri compositori? E, come lui, i giovani flamenchisti, col tempo acquisiscono un loro stile con un loro vocabolario di frasi, di armonie e di falsetas appunto che utilizzano durante le cosiddette improvvisazioni. Le improvvisazioni nella musica scritta sono possibili? Certo, cambiare una frase, stravolgere una diteggiatura utilizzare agonica e dinamica ci fanno improvvisare come degli attori su un palcoscenico, mutando e trasformandoci nelle esecuzioni in relazione all’ambiente che ci circonda.

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Qual’è il ruolo dell’errore nella tua visione musicale?

L’errore è musica! Questo è un concetto che col tempo ho imparato ad accettare. L’errore è un momento temporale che può avere due effetti sul nostro corpo e sulla nostra mente. Il primo, e cioè quando non lo accettiamo e non ci perdoniamo, è quello di interrompere il flusso di idee e di musica che era con noi fino a quel momento. Il secondo è invece quello di farci diventare umani, imperfetti e proprio per questo unici. La soluzione è quella quindi di accettarlo e di conviverci, di assecondarlo per riportarlo dentro al nostro discorso musicale.

E qual’è secondo la funzione di un momento di crisi?

I momenti di crisi ormai ho imparato ad accettarli poiché la mia vita, musicale e non, ne è stata costellata. La crisi è una sorta di ciclo mestruale dell’essere umano che pone in discussione le sue scelte, le aspettative ed i suoi obiettivi e li rigenera attraverso il suo attraversamento. Non c’è scampo ogni essere umano ne ha. Spesso si sente quando questa sta per arrivare ed è importante accorgersi dei sintomi per riuscire ad anticiparla. Le crisi, soprattutto in ambito musicale, si possono e si devono superare con l’aiuto di chi si ha accanto siano essi famiglia, maestri, colleghi o allievi.

Ci consigli cinque dischi per te indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta..

Glenn Gould: J. S. Bach Suites Inglesi e Francesi, Andres Segovia: Mexicana, Ciaikowskij concerto per violino e orchestra op. 35 eseguito da I. Perlman, Pat Metheney: Secret Story, Vicente Amigo: Poeta.

Con chi ti piacerebbe suonare e cosa ti piacerebbe suonare? Che musiche ascolti di solito?

Mi piacerebbe moltissimo poter suonare con un personaggio come Roland Dyens che è recentemente scomparso e con il quale ho avuto modo di passare alcuni giorni tanti anni fa. Simpatico, ironico, musicale, dolce, appassionato. Un genio della musica che mi è rimasto nel cuore. Si mi piacerebbe incontrare di nuovo un musicista come lui. Cosa suonare non è mai importante il dove, come e con chi lo sono. Sono onnivoro musicalmente e in un giorno posso passare senza vergogna dall’Incompiuta di Schubert a Landscape di Cage passando per Vivere di Vasco Rossi e Ti amo ancora di Baglioni.

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando?

Al momento sto lavorando ad un paio di programmi di musica da camera ed ho recentemente trascritto, anzi arrangiato ad orecchio… una versione dei Valses Poeticos incisa dallo stesso Granados negli inizi del 900. La trovo meravigliosa perché lui stesso improvvisa sul suo brano aggiungendo e togliendo e creando una versione che si discosta molto dalla partitura stampata. Una sorta di grande improvvisazione elegante e scintillante, davvero poetica.

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