#Recensione di Village Life di Pino Forastiere, 2017 su #neuguitars #blog

cover1

http://www.pinoforastiere.com/village-life-new-release/

Recensione di Village Life di Pino Forastiere, 2017

Che cosa vi posso raccontare di questo nuovo disco di Pino Forastiere? Vi devo raccontare che è un disco per me un po’ inquietante. Si lo so vi chiederete come sia possibile definire la musica di “Village Life” come inquietante, quando proprio sembra esprimere l’esatto contrario: una visione tranquilla, quasi pastorale di un villaggio di campagna, magari in collina, case coloniche in legno e mattoni, strade di sassi impolverate, verande assolate, tranquilli pomeriggi estivi e primaverili. Eppure. Eppure questo suo villaggio musicale mi inquieta, sì è bello, mi piace camminarci e ascoltare le musiche che escono dalla decina di case (i brani del disco), sono tutti brani belli, intensi, sereni e tristi assieme, che esprimono una dolce malinconia e tranquillità. Eppure. Eppure sarà la mia fantasia ma ogni tanto in questo villaggio mi sembra di scorgere dei fantasmi, come delle presenze. Appaiono e scompaiono seguendo le musiche stesse e sembra che appaiono solo a me.

Ho impiegato un po’ di tempo a capire che quelle presenze non erano dei fantasmi, ma i tanti chitarristi e i tanti stili attraversati, in modo più o meno conscio e/o coerente dallo stesso Forastiere nel creare queste musiche. Era John Fahey quello che ho visto attraversare “Caos Calmo”, era Michael Hedges quello che ballava una “Unpredictable Dance” o era seduto vicino a “Capo Cinque”? Era Alex De Grassi che camminava nella “Impertinenza”? E quanti altri? Il Reverendo Gary Davis? Mississipi John Hurt? Leo Kottke? Barrios? Ma forse sto esagerando, forse sono io che mi sono lasciato coinvolgere dalle atmosfere di questo “Village Life” e mi sono lasciato trascinare dai miei pensieri e dalle mie emozioni. Forse mi sono addirittura immaginato questo villaggio, che esiste solo nella musica di Forastiere, forse me li sono solo immaginati tutti questi chiattaristi che suonano assieme e che si fondono nella chitarra di Pino, ma la musica era talmente bella che la riascolto ancora.

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s