#Intervista con Tommaso Pelliccia (Gennaio 2018) su #neuguitars #blog

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Intervista con Tommaso Pelliccia

Quando hai iniziato a suonare al chitarra e perché? Che studi hai fatto e qual è il tuo background musicale? Con che chitarre suoni e con quali hai suonato?

Ciao Andrea, la musica è sempre stata presente sin da bambino nella mia vita , poiché mio zio è un grande collezionista di dischi in vinile e quando eravamo piccoli a me e mio fratello faceva sempre ascoltare qualcosa. Ero affascinato dai suoni che uscivano da quelle enormi casse e credo che tutto sia cominciato da lì, anche se in realtà io ho iniziato a suonare la chitarra un po’ per caso, perché il mio strumento preferito era la batteria. Ma dovetti abbandonare ben presto l’idea perché non avevo lo spazio e le possibilità di comprarne una, anche se poi successivamente ho imparato a suonarla da solo. Così con mio fratello Matteo bassista, la scelta ricadde sulla chitarra. Avevo 12 anni. Ho sempre suonato con lui da allora fino ad oggi, ed ho sempre suonato la chitarra elettrica fino a quando non ascoltai Tommy Emmanuel e Micheal Hedges per la prima volta. Da quel momento in poi capii che la mia strada era quella della chitarra acustica e cominciai a studiarla con Mario Romano. Successivamente diventai allievo di Pino Forastiere, un sogno che si realizzava. Con la sua produzione artistica ho realizzato il mio primo disco solista, un vero onore per me.

Nel frattempo sono divenuto anche allievo di Stefano Barone ed ho approfondito alcuni aspetti tecnici con lui. Come ti dicevo però ho sempre suonato la chitarra elettrica perché provengo dal mondo rock, il mio primo amore sono stati gli Iron Maiden, amo il blues, ed ho suonato e suono tutt’ora in una band reggae “Madalan Souljah”. Cerco sempre di suonare quanti più generi possibili per ampliare le mie conoscenze e la mia creatività. Per quanto riguarda la strumentazione al momento posseggo una Martin D28 e ne sono completamente innamorato. Prima di lei ho studiato per anni su una Eko Mia D. È stato un po’ come quando dalla Fiat Panda passi a guidare una Ferrari, ma è stato uno step assolutamente necessario per essere preparato a “guidare” una macchina più prestazionale. Metafore a parte, cominciare su uno strumento economico è qualcosa che consiglio a tutti coloro che vogliono iniziare a studiare questo meraviglioso strumento. Per le elettriche invece posseggo una Fender Stratocaster, un Les Paul, ed una Ibanez.  

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Come è nata l’idea di realizzare il tuo cd “Suono”? Ho letto che in origine si trattava di uno spettacolo, se non erro?

È un disco nato dall’esigenza di testimoniare i miei primi passi sulla chitarra acustica. Volevo qualcosa di estremamente sincero e puro. Si parla di amore, di speranze, di storie di vita vissuta. È un cammino che inizia dalle origini e attraversa passato, presente e futuro della mia vita. Ho cercato però di non mettere solo chitarra acustica, con me sul disco infatti ha suonato la mia compagna Maria Sole La Torre al flauto traverso, anche lei musicista. E in un brano ( Il canto della sera) mentre lei suona il flauto, io la accompagno con un bouzouki greco.

No non sbagli, in realtà è nato come uno spettacolo dal vivo dove avevo pensato addirittura delle parti recitate insieme alla musica. Ma non è stato mai realizzato in questa forma, è stato realizzato solo parzialmente, magari sarà la prossima cosa che farò! Dunque il disco è stata la naturale conseguenza di questa idea. Mi sono detto, perché non mettere questa storia su cd? E così è stato. Ho aggiunto quello che secondo me mancava e con 3 giorni a casa di Pino, uno dei quali mi sono ritrovato nel bel mezzo del terremoto, abbiamo registrato il disco. Era il mio sogno arrivare fino a qui, e grazie alla mia famiglia ci sono riuscito! 

Nella recensione del cd, ho citato Michael Hedges, la sua influenza mi sembrava evidente, il primo brano “The Rock” sembra quasi un tuo omaggio nei suoi confronti…

Be in realtà lo è, ma in maniera del tutto inconscia! Credo di aver assimilato molto della sua musica, dei suoi nuovi linguaggi musicali e tecnici a furia di ascoltarlo e di studiarlo,  senza mai cercare di imitarlo. Ho sempre pensato che fosse più giusto proseguire sulla strada che lui ha tracciato anziché ripercorrerla. Non avrebbe senso, è qualcosa che già è stato detto e credo che onestamente non sarei neanche in grado di dire le cose come le ha dette lui. The Rock oltre che ad Hedges, è un omaggio alla musica rock appunto e alla figura importante di mio fratello Matteo, con cui ancora oggi Suono insieme e che è stato fondamentale per farmi innamorare della musica.

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Quali sono le altre tue influenze? La musica per oud? Alex De Grassi?

Ho ascoltato per molto tempo musica rock, blues, soprattuto in adolescenza. Poi crescendo ho affinato sempre più i gusti con il jazz, la musica contemporanea, la musica sinfonica, ma anche la musica tradizionale. Mi affascina molto l’idea che dietro ad una musica si racconti un popolo e la sua identità. È un po’ come se viaggiassi da un posto all’altro del mondo stando fermo nella mia stanza. Ho ascoltato molta musica greca, turca, napoletana, che mi ha suggerito alcuni dei suoni presenti nel disco. Ma anche molta musica classica, che mi ha suggerito il flauto suonato da Maria Sole La Torre.

Non ho un artista preferito, ascolto da Frank Zappa a Guccini e questa grande varietà mi arricchisce sempre di più. Sono incuriosito da ogni cultura, da ogni suono, e alla fine quello che scrivo è il risultato di tutti questi elementi mescolati insieme. 

Quale significato ha l’improvvisazione nella tua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

L’improvvisazione per me è molto importante. Ho scritto buona parte del disco improvvisando. Credo che sia una di quelle capacità, insieme all’orecchio, assolutamente necessarie per un musicista. È qualcosa che ha a che fare con l’ ìstinto, la sensibilità è perché no, anche con quello che ascolti. Per noi chitarristi a volte è un po’ troppo legata ai pattern che abbiamo imparato a scuola o da qualche altro chitarrista. Per questo credo che sia più importante saper improvvisare a voce , intonando un minimo possibilmente , piuttosto che attraverso degli schemi “pre-confezionati” in cui basta spostare l’inizio della scala su un altro tasto. Senza contare poi che molto spesso mentre suoniamo non respiriamo e finiamo per suonare tutte le note senza un filo logico, il più delle volte. In questo senso ascolto molto gli strumenti a fiato, che sono riconducibili alla voce e al respiro naturale tra una nota e l’altra e nell’improvvisazione mi aiuta molto. Così poi quando prendo la chitarra, cerco di tenere a mente quei suoni e il mio approccio sullo strumento cambia molto.  

Qual’è il ruolo dell’errore nella tua visione musicale?

L’errore credo sia la testimonianza del fatto che siamo umani. Un errore esecutivo rende umano qualsiasi genio, anche Hedges. E molto spesso, i geni, sanno inventare un capolavoro proprio da lì. Nel mio caso , che non mi ritengo di certo un genio, a volte da un errore è nato un brano, una sezione o addirittura una tecnica nuova,  il tutto frutto di una casualità. Il mio approccio è un po’ come quello dei jazzisti, cerco sempre di trasformarlo in una risorsa, sia nella scrittura che nell’esecuzione. L’avvento del digitale ha un po’ annullato questo aspetto umano, perché nei dischi non sbaglia più nessuno! Poi dal vivo? Tutto cambia e sembra di ascoltare qualcun altro…. e allora dico, che senso ha? Nei migliori dischi è pieno di errori. Eppure nessuno si è mai lamentato dei Led Zeppelin. Credo anzi, che nessuno se ne sia mai accorto, eppure è così. Perciò, lunga vita agli errori, anche quelli sul disco. Ricordo di averne sentiti alcuni persino nei dischi di Tommy Emmanuel, uno che è tutto meno che un essere umano 🙂

Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

Onestamente credo che ci sia un po’ di confusione non solo nella musica. Viviamo in un epoca in cui ci mischiano continuamente le carte in tavola e noi non ce ne accorgiamo. Difficilmente ci chiediamo cosa sta succedendo, seguiamo il “naturale” corso degli eventi e basta. Dal punto di vista musicale credo che questa confusione esista già da un bel po, ma forse ora ce n’è più di quanta se ne potesse immaginare. L’unica risposta a tutto ciò è il tempo. Credo che sia l’unico antidoto efficace. Tutto ciò che resiste al tempo, passa alla storia. E in questo senso ci sono molti artisti che se ne fregano di tutto ciò che accade intorno e vanno per la loro strada. Questi sono i geni. Perché loro hanno visto qualcosa che gli altri ancora non sono in grado di vedere. E il tempo gli darà ragione, ne sono sicuro. Come ha dato ragione a Piazzolla, Cage e a tutti gli altri.

Ci consigli cinque dischi per te  indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta..

Cinque sono sempre molto pochi..ma ci proverò! 

⁃ Frank Zappa – Hot Rats

⁃ Fabrizio de Andre – Creuza de ma

⁃ Bob Marley and The Wailers – Exodus

⁃ John Coltrane – A love supreme

⁃ Igor Stravinsky – La sagra della primavera… che vale come un disco! 🙂

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando?

Al momento sto già lavorando sul secondo disco, vorrei realizzare un concept album per la prossima pubblicazione. Ho già in mente la storia e ho cominciato a scrivere i primi brani, ma voglio prendermi tutto il tempo necessario per realizzarlo. Per il resto continua la promozione di Suono, ne approfitto per segnalare che il 12 gennaio sarò live @FAX a Roma e tra non molto tornerò con l’elettrica in braccio per un progetto con mio fratello Matteo. Faccio parte inoltre di un quartetto di chitarre diretto da Stefano Barone ed abbiamo appena registrato sul suo ultimo disco il brano ” Deviations” di Dominic Frasca. Abbiamo già suonato dal vivo con il quartetto ed è stato molto bello, credo quindi che ci aspettino altri concerti e altre belle esperienze insieme , oltre ai miei concerti in solo!

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