#Intervista con Riccardo Cirani (Febbraio 2018) su #neuguitars #blog

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Intervista con Riccardo Cirani

Quando hai iniziato a suonare la chitarra e perché?

Non ricordo di aver mai iniziato. Lunico ricordo contemplabile è quello dell’oblio. Cerco di connettermi con ciò che è assoluto, il tempo, la storia la lascio alla nettezza urbana. “ Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto”. Ma v’è qualcosa che mi persegue, un Principio e cioè una Fine. È questo cercare ed essere allo stesso tempo cercati, è questo infatuamento che mi spinge all’atto, all’essere suonato.

Colui che cerca non cessi dal cercare, finché non trova e quando troverà sarà commosso, e quando sarà stato commosso contemplerà e regnerà sul Tutto.

Che studi hai fatto e qual è il tuo background musicale?

Principalmente autodidatta. Le prime lezioni serie le ho avute frequentando i corsi del Guitar Circle/ Guitar Craft di Robert Fripp. Mi hanno dato molto. Anche se sinceramente ultimamente cominciavo a sentire una certa rigidità. Ma l’importante è saper disapprendere ciò che si è appreso. Cioè apprendere il più possibile per disapprendere il più possibile. Vi è insomma un paradossale incremento di libertà nell’apparente “limitazione” di questa che conduce ad una certa disciplina dell’indisciplina o ad una indisciplina disciplinata.

Con che chitarre suoni e con quali hai suonato?

Sinceramente nella mia vita non ho mai provato molte chitarre, non me ne intendo particolarmente.

Anche se, se cè una chitarra che mi attira è la Parker Fly. Mi sono sempre e solo interessato alla musica ed in particolare a come entrare in contatto con essa.

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Come è nata l’idea di realizzare il tuo “Intonazioni Serafiche”?

Sono contrario alle idee (comprese quelle platoniche, almeno intese in un certo senso, cioè come fondamento ontologico sostanziale o “traslato suppletivo dell’ente”).

Mi riconnetto alle risposte precedenti. Si tratta semplicemente d’un essere visitati.

La vera domanda è come mettersi nella condizione di poter essere visitati.

Anche qui certe pratiche interiori (e tecniche esteriori) imparate nel GC (e non solo) sono venute in mio aiuto. Alla fine in un certo qual modo si diviene la musica (o si diviene il divenire). Si è in balia dei significanti. Ostilità totale a qualsiasi ontologia sempre umana troppo umana. I significati li lascio ai significati. Ecco, un miracolo è possibile: la possibilità dell’impossibile. Dio è morto. Squarciato è il velo del Tempio.

Consiglio anche del prosecco o meglio del cabernet, preferibilmente veneti.

In generale comunque avrei preferito forse suonare con altre persone, ma non ne ho mai trovate di particolarmente interessanti. In generale il genere umano non l’ho mai trovato particolarmente interessante, tutto ciò che vi è d interessante in esso sta nella possibilità del suo superamento. Da qui la mia totale devozione a Cristo.

L’influenza e le citazioni di Robert Fripp mi sembrano evidenti, ma mi sembra anche che abbia sviluppato un modo diverso di gestire i loop della tua chitarra, c’è una maggiore stratificazione, una costruzione musicale più complessa, in alcuni casi direi quasi minimalistica ……

Sono d’accordo. È vero, ma non saprei dare una spiegazione a questa cosa. La musica si è manifestata in questo modo, la struttura più complessa è semplicemente il risultato di tale necessità estetica. Veramente non cè alcun pensiero dietro, le composizioni presenti nell’album nascono tutte da delle improvvisazioni, la struttura si forma in maniera naturale (cioè nell’atto). L’unica difficoltà è per me l’esecuzione. Nell’abbandono tutto è possibile. Sacramento è questa demenza.

Come è nata la tua collaborazione con la netlabel Laverna?

La trovai vagando su internet, leggendo le info presenti sul sito ho capito subito che avrebbe fatto per me. Tra laltro è di Venezia! Viva Venezia. Ezra Pound pubblicò la sua prima raccolta di poesie (A Lume Spento) a Venezia, a 23 anni. Viva Ezra Pound!

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Quale significato ha l’improvvisazione nella tua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

Come già detto l’improvvisazione ha per me un ruolo fondamentale, in quanto appunto la musica è l’atto stesso. Un eccesso di pensiero è decisamente anti musicale! La musicalità è per definizione spensieratezza. Dove vi è un eccesso di pensiero a monte (cioè il desiderio di imprimere un significato, di trasmettere concetti, di dire qualcosa) si ha la perdita totale (o parziale) di musicalità. La musica concettuale! L’arte concettuale! La musicalità è energia. Può manifestarsi solo nel totale abbandono.

Non vedrei comunque una dicotomia tra improvvisazione ed una composizione “rigida”, nel senso che una composizione può avere benissimo le stesse caratteristiche di immediatezza dell’improvvisazione. Cioè l’immediatezza musicale può tranquillamente manifestarsi in uno spartito, sempre comunque in questo caso nella stesura e raramente nell’esecuzione. Penso all’immediatezza di composizione di Vivaldi, Mozart, Rossini, Beethoven.

Anche nel mio caso ad esempio (ed in molti altri) le composizioni nascono da delle improvvisazioni che gradualmente assumono una struttura rigorosa, in questo modo malgrado l’apparente rigorosità viene mantenuta l’immediatezza . Come avviene ed è percepibile nelle grandi composizione del passato, tra l’altro appunto quasi mai rigorose nell’esecuzione (Paganini non ripete). É la “rigorosità” a monte il problema! Cioè una rigorosità (un pensiero) che vuole sostituirsi alla musicalità, che vuole deformare la musica a suo piacimento, in nome di una ideologia o magari di una moda passeggera: l’ imperterrito trionfo dell’inguaribile umano escremento, sempre troppo umano per essere sopportato. Paladini malaticci di tale battaglia furono sicuramente Schoenberg, Stockhausen, ed ancora prima Wagner. Ma un po’ tutto il Novecento è questo, non solo quello “colto”. Persino la musica popolare (o come si dice pop) pur preservando qualcosa rimane comunque eccessivamente codificata. Difficile trovare spensieratezza nella musica pop, così attenta a prostrasi al potere del mercato (ed i suoi ammorbati sudditi), sempre e comunque conservatore ( e per di più governato da anglofoni antiestetici) , per non dire deicida.

D’altro canto un’eccesso di strutturazione novecentesca porta all’idolatria del passato, del cosiddetto “classico”, a tal punto che , soprattutto in Italia, solo quest’ultimo venga percepito come cultura (che, come precisa Derrida appunto deriva da “colo”, cioè colonizzazione). Questa è la fine della vera cultura , intesa invece come possibilità di elevazione dell’uomo, e cioè come eversione totale. Da qui la comprensibilissima avversione futurista al passatismo e al classico. Tutti quelli che noi consideriamo “classici” furono in realtà dei futuristi! Perciò la musica classica come la intendi nella domanda non dovrebbe nemmeno esistere! Quella è per definizione fossilizzazione.

Al di là di ogni storicismo il classico è invece ciò che è eterno, se il genio è appunto come afferma Nietzsche colui che libera dal momento presente.

Qual’è il ruolo dell’errore nella tua visione musicale?

Non conosco la parola errore. Preferisco la parola errare (nel senso di “vagare”)

Ci consigli cinque dischi per te  indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta..

Questa è forse la domanda più difficile in quanto faccio fatica a pensare a dei dischi… forse questo è molto millenial (e poco purista), ma io principalmente la musica la ascolto in internet, youtube cioè.

Comunque posso volentieri indicarti cinque cose musicali” per me indispensabili:

  1. William Basinski. The Disintegration Loops.

  2. Verdi, La Traviata (pura estasi dall’inizio alla fine)

  3. Bellini, La Norma (indescrivibile leggerezza)

  4. Beethoven, Quartetto op. 132 (capolavoro eterno, potenza dionisiaca e sofisticata).

  5. Paganini, Concerto per violino e orchestra n.1

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando?

Per ora mi sto adoperando a portare dal vivo Intonazioni Serafiche. A Febbraio ho tre concerti a Berlino. Seguiranno sicuramente altre città europee. Quello che avverrà dopo si vedrà. Preferisco non imporre nulla troppo rigidamente al futuro. Mi piacerebbe comunque in generale cercare di rendere più evidente la componente ritmica (ed energetica), che comunque è per me già molto presente in IS, ma capisco possa non essere così evidente.

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