#Intervista con Sergio Sorrentino (Ottobre 2010) su #neuguitars #blog

Musiche-in-Mostra-Sergio-Sorrentino

Intervista con Sergio Sorrentino (Ottobre 2010)

https://www.sergiosorrentinoguitarist.com/

La prima domanda è sempre quella classica: come è nato il suo amore e interesse per la chitarra e con quali strumenti suona o ha suonato?

La chitarra per me ha rappresentato fin dal piccolo (avevo 10 anni quando ho cominciato a studiarla) un bisogno di espressione interiore. Sentivo e sento tutt’ora di dover dire qualcosa nel campo artistico. La chitarra ha rappresentato subito il mezzo ideale per me. Provengo da una famiglia di musicisti (il mio bisnonno era un violinista e mio zio un pianista concertista) e per me la musica è stata sempre una componente naturale della mia esistenza.
La ricerca interpretativa con la chitarra classica è stata sempre affiancata alla pratica esecutiva con la chitarra elettrica, con la chitarra battente (strumento popolare della mia terra) e mi diletto con i miei allievi a suonare anche un po’ di pianoforte, basso elettrico e batteria, al fine di mettere in pratica sempre nuove metodologie didattiche.

Berio nel suo saggio “Un ricordo al futuro” ha scritto: “.. Un pianista che si dichiara specialista del repertorio classico e romantico, e suona Beethoven e Chopin senza conoscere la musica del Novecento, è altrettanto spento di un pianista che si dichiara specialista di musica contemporanea e la suona con mani e mente che non sono stati mai attraversati in profondità da Beethoven e Chopin.” Lei suona sia un repertorio tradizionalmente classico che il repertorio contemporaneo … si riconosce in queste parole?

C09_14_ottobre_9

E’ una bella domanda. Mi ci riconosco, certo, ma occorre fare dei distinguo. Berio ha ragione quando pone l’accento sulla completezza della profondità interpretativa di un esecutore. Però si riferiva al mondo pianistico. Ora, trasportiamo questo discorso in campo chitarristico. Sebbene il repertorio per chitarra antecedente al ‘900 sia ricco anche di piccoli capolavori, è purtroppo privo sia della perfezione classica di un Haydn o di un Mozart sia dello sconvolgimento dello Sturm und drag di un Beethoven. Purtroppo a mio avviso il repertorio per chitarra del ‘800 non è paragonabile a quello pianistico. In ogni caso, la tecnica chitarristica e tutta lì. E’ vero, non si può eseguire solamente Nuova Musica senza aver assimilato alla perfezione o almeno letto con attenzione tutto il repertorio per chitarra (compreso quindi anche quello ottocentesco).
Ma la profondità della quale parla Berio, la chitarra la possiede realmente solo a partire dall’ “Homenaje” di de Falla.
Nonostante io abbia incentrato la mia attività concertistica sul repertorio del ‘900 storico e sulla ricerca di Nuova Musica (collaborando con i compositori e io stesso componendo delle opere) propongo in alcuni programmi anche brani ottocenteschi (ad esempio i Capricci di Legnani) ed elaborazioni o trascrizioni di musica antica. Lo faccio per soddisfare la mia curiosità onnivora di interpretare a modo mio qualsiasi partitura.

Quale significato ha l’improvvisazione nella sua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

No, assolutamente. L’improvvisazione è l’essenza della musica. Anche quando crediamo di aver pianificato tutti gli aspetti interpretativi riguardanti l’esecuzione di un brano, esiste sempre un margine di un improvvisazione. Per la mia ricerca l’improvvisazione costituisce un elemento cardine. La mia poetica interpretativa e musicale si basa sulla creatività e sull’aspetto ludico del fare musica. Quando interpreto un brano codificato vario in una maniera anche estemporanea i parametri espressivi (timbro, dinamica, agogica, fraseggio).
L’improvvisazione pura è presente nei programmi dei miei concerti sia nei brani dove è chiaramente prevista (ad esempio nei brani di Corghi, Pisati, Calderone, Brouwer, etc.) sia sotto forma di piccoli momenti musicali estemporanei. L’improvvisazione è una pratica millenaria e non deve per forza riferirsi all’idioma jazzistico. Possiamo improvvisare con la chitarra in vari modi, giocando con i timbri, con gli effetti che possiamo estrapolare dallo strumento, variare cromaticamente le cellule che creiamo di volta in volta , variare le tecniche etc. Sull’improvvisazione chitarristica contemporanea sto ultimando un volume didattico che uscirà presto.

hqdefault

So che lei ha studiato con Angelo Gilardino, Luigi Biscaldi, Maurizio Colonna, Mario Dell’Ara e con il grande chitarrista-compositore cubano Leo Brouwer, che ricordi ha di loro, dei loro insegnamenti, della loro poetica musicale?

Comincio col parlare dell’apporto che ha avuto Gilardino nella mia formazione. Dopo e durante aver studiato con Francesco Langone (che mi ha guidato in modo esemplare fino al diploma) ho avuto l’onore di studiare e perfezionarmi con il grande chitarrista-compositore vercellese. L’arricchimento musicale, culturale ed artistico a tutto tondo che ho ricevuto nelle lezioni con lui è impossibile descriverlo in un intervista. Con Biscaldi ho avuto i primi rapporti con la nuova musica e con il linguaggio contemporaneo. Ho raffinato la tecnica e sopratutto ho imparato a rispettare la partitura interpretandola senza stravolgimenti di cattivo gusto. Con Colonna e Gambale ho approfondito il discorso improvvisativo (ma ho anche studiato improvvisazione aii corsi del Berklee College of Music e con Pietro Condorelli) e con Mario dell’Ara ho avuto il piacere di approfondire il repertorio antico e ottocentesco sia nella pratica esecutiva sia nella ricerca musicologica. L’incontro con Brouwer, avvenuto a Perugia, ha avuto un forte impatto sulla mia concezione tecnico-musicale e di lui ricordo la gentilezza e l’affabilità nell’indicarmi la via corretta nell’eseguire la sua Espiral eterna ( brano che è poi diventato uno dei miei piu importanti e ricorrenti biglietti da visita).
A queste figure aggiungerei anche quella di Azio Corghi. Ho avuto la fortuna di collaborare con il grande compositore piemontese ed è stata un’esperienza musicale ed umana unica. Gli ho anche dedicato un articolo analitico sul numero di luglio della rivista Il Fronimo.
Aggiungo tra i miei maestri anche Maurizio Grandinetti, con il quale sto completando il Biennio concertistico al Conservatorio di Novara.

maxresdefault2

Ho notato nel suo programma dedicato alla musica contemporanea la presenza di due pezzi particolari dello stesso compositore Steve Reich: il primo è Electric Counterpoint che sembra essere il brano più gettonato dai chitarristi contemporanei, il secondo è Clapping Music di cui lei suona una versione per chitarra, ce ne vuole parlare? Sono due pezzi molto diversi .. in particolare Clapping Music che si basa sul Phase Shifting , finora l’avevo sentito suonare solo da Arturo Tallini e Eugenio Becherucci….

Proprio dall’ascolto della versione di Tallini ho avuto l’idea di eseguire Clapping music sia con la sola chitarra sia in duo con la tromba (impiegata in una maniera percussiva).
L’Electric Counterpoint è un brano molto interessante e mi diverto molto nel proporlo dal vivo. Reich è un compositore che stimo molto. E’ incredibile cosa riesce a fare con del materiale limitatissimo!

Lei suona anche la chitarra battente, uno strumento della tradizione popolare, ce ne vuole parlare?

Amo molto ricercare nell’ambito della musica popolare. Lì possiamo imparare molto sull’aspetto immediato e “tribale” del fare musica. Sto partecipando ad un disco sulla musica popolare del Vallo di Diano (in Campania) in veste di chitarrista battente. In questo cd appariranno anche due mie composizioni per chitarra battente e chitarra classica ispirate alla tradizione del luogo. Con questo particolare strumento ho anche inciso “Vjersh” del compositore Ivano Morrone, per chitarra battente e nastro. Da un po’ di tempo sto scrivendo un Metodo per chitarra battente, ma per mancanza di tempo non sono ancora riuscito ad ultimarlo e darlo alle stampe. Spero presto di pubblicarlo!

Ho, a volte, la sensazione che nella nostra epoca la storia della musica scorra senza un particolare interesse per il suo decorso cronologico, nella nostra discoteca-biblioteca musicale il prima e il dopo, il passato e il futuro diventano elementi intercambiabili, questo non può comportare il rischio per un interprete e per un compositore di una visione uniforme? Di una “globalizzazione” musicale?

Il dramma dell’uniformità è secondo me il problema numero uno del mondo attuale. Certo, anche gli interpreti ne possono venire contagiati. La musica cambierà quando vivremo in una società diversa. Io ci spero e tramite le mie scelte artistiche cerco di aderire ad un movimento di cambiamento e di protesta, ma la vedo dura…

Più che una domanda .. questa è in realtà una riflessione: Luigi Nono ha dichiarato “Altri pensieri, altri rumori, altre sonorità, altre idee. Quando si ascolta, si cerca spesso di ritrovare se stesso negli altri. Ritrovare i propri meccanismi, sistema, razionalismo, nell’altro. E questo è una violenza del tutto conservatrice.” … ora .. la sperimentazione libera dal peso di dover ricordare?

La sperimentazione dovrebbe condurre l’ascoltatore verso una sempre nuova forma di percezione del ricordo. Una madeleine proustiana sì, ma dalle forme e dai colori mai visti prima.

Qual è il ruolo dell’Errore nella sua visione musicale? Dove per errore intendo un procedimento erroneo, un’irregolarità nel normale funzionamento di un meccanismo, una discontinuità su una superficie altrimenti uniforme che può portare a nuovi sviluppi e inattese sorprese...

Sto componendo proprio adesso un pezzo per chitarra proprio basato sull’esplorazione dei più comuni errori esecutivi. La risposta a questa domanda, sarà tutta lì.

Parliamo di marketing. Quanto pensa che sia importante per un musicista moderno? Intendo dire: quanto è determinante essere dei buoni promotori di se stessi e del proprio lavoro nel mondo della musica di oggi?

E’ fondamentale promuovere la propria attività artistica a tutto campo. Oggi ovviamente la parte del leone la fa il web. A me piace avere contatti con diversi blog ed essere presente nei vari social network. In più, mi piace curare ed aggiornare il mio sito personale che è lì, gratuitamente 24 ore su 24, a testimoniare la mia storia, il mio presente artistico ed i miei progetti futuri.

Come vede la crisi del mercato discografico, con il passaggio dal supporto digitale al download in mp3 e tutto questo nuovo scenario? Tutta questa passiva tendenza ad essere aggiornati e di possedere tonnellate di mp3 che difficilmente potranno essere ascoltati con la dovuta attenzione non comporta il rischio di trascurare la reale assimilazione di idee e di processi creativi? Le faccio questa domanda anche il relazione al fatto che lei ha realizzato diversi dischi .. come viene curata la loro distribuzione?

La migliore distribuzione a mio avviso avviene durante i concerti. Hai il contatto diretto con il pubblico e sei sicuro che l’acquirente del cd ascolterà con attenzione la tua opera. La distribuzione capillare (se si riesce a trovarne una soddisfacente) va bene, ma non è l’unico veicolo. Il web ancora una volta risulta essere molto importante…

Ci consigli cinque dischi per lei indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta.. Che musiche ascolta di solito?

I miei gusti musicali sono eterogenei. Ascolto tutta la musica bella: dalla cosiddetta “colta” alla musica rock, dal blues al jazz, dall’etnica al pop fatto bene. Assolutamente su un’isola deserta non potrei fare a meno di Kind of Blue di Miles Davis, Bitches Brew sempre di Miles, dell’Unplugged di Eric Clapton, di qualsiasi registrazione di Benedetti Michelangeli, di Ionisation di Varèse eseguito dall’Ensemble Intercontemporaine e di un disco di musica di Ligeti. Come vedi non sono riuscito a rimanere nei 5!

Quali sono invece i suoi cinque spartiti indispensabili?

Qualsiasi brano di Debussy, il primo volume degli Studi di Gilardino, La espiral eterna di Brouwer, il Nocturnal di Britten, La Sequenza per chitarra di Berio, qualsiasi partitura di Ligeti. Anche qui ne ho dette 6!

Il Blog viene letto anche da giovani neodiplomati e diplomandi, che consigli ti sente di dare a chi, dopo anni di studio, ha deciso di iniziare la carriera di musicista?

Un consiglio: di amare sempre quello che si fa e di non smettere mai di ricercare e di essere intellettualmente curiosi.

Con chi le piacerebbe suonare e chi le piacerebbe suonare? Quali sono i suoi prossimi progetti? Su cosa sta lavorando?

Mi piacerebbe collaborare con Boulez, Reich, Fedele, e suonare la loro musica.
Ho numerosi progetti in cantiere. Per fine anno il mio brano “De Citharae Natura” per chitarra verrà pubblicato dalle edizioni Rugginenti (il brano è stato premiato al Concorso di Composizione per Chitarra “Petrassi” del Conservatorio di Santa Cecilia di Roma). Dovrò registrare un disco per il Centro di Musica Contemporanea di Milano dedicato a nuove musiche per chitarra, promuovere il disco Rai Trade della compositrice Carla Rebora (dove sono presente in due brani solistici), prepararmi bene per i miei prossimi concerti (il 19 sarò al Dal Verme di Milano in veste di solista), continuare la mia collaborazione con diversi compositori (tra cui Azio Corghi, Anne-Marie Turcotte, Carla Rebora, Paola Calderone, con la quale stiamo realizzando un progetto esecutivo e compositivo sulle Sequenze di Berio) e con diversi Ensemble (tra cui il New Made Ensemble). Prepararmi bene con il Trio di improvvisazione contemporanea (tromba, chitarra e live electronics) e per il nostro prossimo Tour (Lussemburgo, Francia, Belgio, Olanda, Germania).
Studiare quante più nuove musiche possibili ed incentivare quanti più compositori possibili alla composizione chitarristica.
Da settembre quasi sicuramente inizierò a perfezionarmi dal punti di vista compositivo all’Accademia Perosi di Biella con Azio Corghi.
Sono in progetto alcuni cd solistici sulla nuova musica per chitarra.

Ultima domanda, proviamo a voltare verso la musica le tre domande di J.P.Sartre verso la letteratura: Perché si fa musica? E ancora: qual è il posto di chi fa musica nella società contemporanea? In quale misura la musica può contribuire all’evoluzione di questa società?

Sartre, uno dei miei autori preferiti… Si fa musica per ricercare un’unione con l’assoluto. Chi fa musica, nella società di oggi, occupa un posto sempre cangiante, a seconda degli interlocutori che incontra nel cammino (che è sempre solitario). La musica potrebbe contribuire ad un drastico miglioramento della società consumistica, edonistica ed egoistica odierna, a patto che le si conceda uno spazio adeguato. Spazio però che non viene concesso (perchè la buona musica è sinonimo di cultura, cultura è sinonimo di pensiero critico, e quest’ultimo ovviamente dispiace non poco a chi ci governa).

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

w

Connecting to %s