#Intervista con Alessandro Fedrigo (Settembre 2018) su #neuguitars #blog

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Intervista con Alessandro Fedrigo (Settembre 2018)

http://www.alessandrofedrigo.com/

http://www.nusica.org/web/label/13-secondo-solitario/

Ciao Alessandro, benvenuto sul blog Neuguitars, nella presentazione del tuo ultimo disco “Secondo Solitario” hai segnalato la natura più “accompagnatrice” del basso, ma questo tuo ultimo lavoro è un progetto solista, il seguito ideale di “Solitario” del 2011. Ormai il tuo rapporto discografico con nusica.org mi sembra quasi un matrimonio artistico, da quanto tempo collabori con questa etichetta indipendente italiana?

In realtà nusica.org nasce da una mia idea, sono il fondatore! Attorno a questa idea ho cercato di coinvolgere alcuni amici appassionati, alcuni musicisti e sicuramente il mio “socio” Nicola Fazzini con cui da tanti anni ormai condivido la direzione dell’associazione. Il primo cd è stato tra l’altro il mio primo “Solitario” di cui quest’ultimo è la prosecuzione.

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Con che basso hai suonato nel disco? Nella presentazione del disco si parla di “suono acustico senza effettistica”, hai davvero azzerato l’uso di pedaliere e effetti?

Uso da tanti anni un basso acustico (o meglio una chitarra basso acustica) della Cort, uno strumento fretless che ho modificato in vari momenti grazie al lavoro di un eccellente liutaio (De Santi). Si, non ho usato nessun effetto, tranne un po’ di riverbero per dare un ambiente al suono dello strumento. Negli anni ho sperimentato molto con effetti vari, ma in questo momento trovo che non fossero di alcun aiuto per il tipo di suono e di espressione che stavo cercando. Dunque li ho azzerati. Diciamo che questo disco è nato prevalentemente di mattina, per alcuni mesi mi sono alzato molto presto e ho scritto e praticato i pezzi che poi ho registrato e a quell’ora (le 6 e 30) nel silenzio della casa il suono acustico era l’unica opzione possibile. Spero che qualcosa di quella atmosfera intima e riflessiva sia rimasta nella registrazione.

I dischi di basso solo sono davvero rari, ci potresti suggerire qualche antecedente? Mi ricordo Pastorius con il suo brano “Continuum”…

Ci sono vari bassisti che hanno sperimentato la formula del basso solo, ecco quando dico bassisti penso ai contrabbassisti anche, diciamo che ho ascoltato molto i cd di Eberhard Weber (sopratutto “Pendulum”), poi ci sono i bellissimi cd di Dave Holland (penso a “Ones All”) e anche il cd di Anders Jormin intitolato “Xieyi”. Poi nell’ambito della free improvisation i lavori di Barre Phillips Joelle Leandre e Barry Guy. Pastorius registrò qualche pezzo (formidabile secondo me “Portrait of Tracy”, peccato che non abbia vissuto più a lungo…

Cambio un po’ argomento, allargandomi, per chiederti qual’è secondo te la funzione di un momento di crisi? Te lo chiedo vista anche il particolare momento politico e economico che stiamo vivendo…

Non se siamo in crisi, se si possa parlare di un momento di crisi, ma sicuramente in questo momenti si manifesta la necessità di effettuare un cambiamento. In questo senso li vedo come dei momenti preziosi, momenti che vanno letti con attenzione perché i germi che si manifestano ci danno indicazioni importanti sulla strada futura da seguire. Musicalmente secondo me questo momento è molto ricco di fermento, tanti musicisti stanno perseguendo strade diverse con risultati interessanti, forse non c’è nessuna figura carismatica che guidi il percorso per tanti, ma personalmente trovo che questo sia un bene.

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Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando?

Ora è il momento di pianificare il nuovo cd di XYQuartet, la formazione di cui sono co leader con Nicola Fazzini, che ha registrato tre dischi che hanno avuto molta fortuna. Assieme a Saverio Tasca e Luca Colussi dobbiamo iniziare a pensare ai contenuti del nuovo album.

Senti.. qualche anno fa ho letto un bel libro di Bill Milkowski intitolato “Rockers, Jazzbos and Visionaries”. Carlos Santana a un certo punto gli ha risposto che: “Some people have talent, some people have vision. And vision is more important then talent, obviously.”…dopo tutti questi anni passati a suonare, a cercare sempre nuovi confini e ad allargare i precedenti…qual’è la tua visione?

E’ una frase che condivido, i musicisti di talento sono davvero tanti, avere una visione musicale e artistica è altra cosa e prescinde dall’abilità strumentale o percettiva. D’altronde la storia stessa ce lo insegna (Miles Davis non era un trombettista con delle qualità strumentali così straordinarie, per non parlare di Ornette Coleman… solo per fare degli esempi). Dunque condivido, la musica e la visione artistica dovrebbero stare sempre al primo posto, poi è importante che ogni artista faccia i suoi “tentativi” per esprimersi con sincerità e coraggio, saranno gli ascoltatori e la storia che daranno il verdetto.

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