#Recensione di Sigillum S The Irresistible Art Of Space Colonization and Its Mutation Implications, 2018 su #neuguitars #blog

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Recensione di Sigillum S The Irresistible Art Of Space Colonization and Its Mutation Implications

http://www.eraldobernocchi.com/

https://sigillum-s.bandcamp.com/album/the-irresistible-art-of-space-colonization-and-its-mutation-implications

1. Occult Storage For Pan-Dronic Glossalia 04:04

2. Wrong Proto – Matter Gravitation 04:56

3. Genetically-Engineered Insects 06:45

4. When Comets Become Organic Households 04:36

5. Through The Endless Streams Of Satellite Euphoria 07:26

6. Immortality 04:26

7. Deep Void Plantations 04:32

8. Let Ghosts and Floating Bodies Invade You 03:27

9. Celestial Heliocentric Cultures 07:40

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Decadente. Anomalo. Futuristico. Post-moderno. Siamo in una colonia spaziale. No. Non siete nei mondi di Asimov. Niente colonie pulitissime, traslucide, niente tute aderenti come nei sogni di Gernsback. La Space Colonization dei Sigillum S assomiglia di più alle colonie di Alien, con una differenza basilare. Se in Alien è il silenzio che domina, queste colonie sono lussureggianti di suoni di ogni genere. Anzi, sono brulicanti di suoni. Suoni come forme di vita. Non si incontra nessuno in queste colonie. Sono forse infestate di mutanti? Cosa sono quelle ombre che si vedono strisciare sulle pareti dei corridoi metallici poco illuminati? Cosa sono quei suoni circolari, quelle monodie cantilenanti che si sentono arrivare dai pozzi gravitazionali? E tutto quel noise? Sembra vivo. Forse proviene da delle colonie di insetti infestanti, strani ibridi dai colori fluorescenti che sciamano nelle strutture per chissà quale scopo. Non sono poetiche queste colonie, ma sono affascinanti. Il suono. E se fosse il suono il vero abitante di queste colonie. Se tutti i coloni si fossero mutati in suono, scegliendo una nuova forma di vita partecipativa, cangiante e effimera allo stesso tempo? Un ipotesi da non sottovalutare per questa colonna sonora di un ipotetico remake cyberpunk di Solaris operata da Eraldo Bernocchi, Paolo Bandera e Bruno Dorella. Una colonna sonora quasi archeologica, un non luogo stratificato di suoni dalla matrice IDM, voci alla Ninja Tune, loop esoterici, accordi etnici, chitarre saturate, ascendenze asiatiche, elettronica e rumore libero. Colpisce la consistenza del suono, denso, saturo, la matrice sempre sperimentale e anche un certo umorismo congenito, un gioco strutturato di rimandi e di citazioni, una circolazione di informazioni strutturate ad alta densità. Da sparare ad alto volume!

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