John Cage: Go Guitars di Seth Josel (1998, oodiscs 0036)

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Go Guitars di Seth Josel (1998, oodiscs 0036)

http://sethjosel.de/

https://www.amazon.com/Septet-Go-Guitars-Guitar-Too/dp/B000007TA8/ref=ntt_mus_dp_dpt_1

1 Septet 6:55
2 Go Guitars 12:00
3 Guitar too, for four 30:28
4 Solitude Sessions I 6:48
5 Solitude Sessions II 13:36
6 Five 5:00
Composed By – James Tenney (tracks: 1), John Cage (tracks: 6), Lois V. Vierk (tracks: 2), Phill Niblock (tracks: 3), Seth Josel (tracks: 4, 5)

“Ma la chitarra elettrica come funziona? Ha un motorino dentro? Misteri. E’ come abbracciare un traliccio ad alta tensione.” Queste poche righe figuravano nella presentazione di ELETTRICO (2007) per chitarra elettrica di Maurizio Pisati. Ho ritenuto, forse un po’ ingenuamente che fossero un commento ideale per questo disco di Seth Josel, che ha come suo fulcro ideale proprio il concetto che la chitarra elettrica, sebbene presenti delle fortissime similitudini nel modo in cui viene suonata con la chitarra classica e la chitarra acustica, sia in realtà tutto un altro strumento. Il “semplice” fatto che il suono non viene generato dalla risonanza delle corde sulla cassa acustica ma dai pick up e quindi dall’interazione di campi magnetici con le corde di metallo la rende tutta un’altra cosa. La musica di questo disco sembra essere stata composta e suonata proprio per dimostrare ed evidenziare questa ineluttabile diversità. Punta di diamante del disco la straordinaria Guitar too for four (1996) di Phill Niblock, oltre trenta minuti di magnifici potenti drones chitarristici estratti da quattro strumenti, vere ondate sonore lente, coloratissime, quasi barocche nella loro ricchezza cromatica, un vero mare di suono in cui immergersi, chiudere gli occhi e lascirsi portare. Per contrasto Five (1988) di John Cage, un brano apparente semplice nella sua astrattezza, nella sua nudità sonora, nell’alternare suoni e silenzi come uno di quei quadri astratti Zen dove il tutto viene rappresentato con un’unica ininterrotta pennellata di inchiostro di china generata da 5 chitarre.

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Bellissime le due Solitude Sessions I & II (1992) dello stesso Josel, due astrazioni musicali vero campionario delle potenzialità della sua chitarra elettrica, a colpirmi è stato soprattutto il suono così saturo e pieno, caldo e valvolare.
Septet (1981) di James Tenney ricorda certe cose di Steve Reich una sorta di work in progress dove la chitarra sembra essere usata come strumento di percussione con i suoni geometricamente ordinati e disposti, quasi come un gigantesco origami musicale, mentre le note ossessive dei dodici minuti di Go Guitars (1981) di Lois V Vierk crescono progressivamente fino a diventare nel finale una unica gigantesca, mostruosa centrifuga sonora. Grande. Da inserire nel piano studi di qualunque chitarrista contemporaneo.

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