#Recensione di Decostructing Dowland, di Lorenzo Ricchelli e Gabriele Zanetti, Da Vinci Classics, 2018 su #neuguitars #blog

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Recensione di Decostructing Dowland, di Lorenzo Ricchelli e Gabriele Zanetti, Da Vinci Classics, 2018

https://davinci-edition.com/product/c00119/

https://open.spotify.com/album/4HmDn2s4JiwgZnpkGfz6wY

1 Can She Excuse My Wrongs? (John Dowland) 1:16

2 Deconstructing Dowland (Natasha Barrett) 9:22

3 Sequenza VIIb (Luciano Berio) 6:59

4 Spiral (Karlheinz Stockhausen) 4:52

5 Crossing (Nicky Hind) 8:48

6 The Garden of Love (Jacob Ter Veldhuis) 7:18

7 Pyii (Ulrich Krieger) 6:11

8 The Possibility of A New York (Morton Felman) 4:11

9 Rock Me! (Barry Cockcroft) 5:44

10 Soledad (Patrick Roux) 6:21

Lorenzo Ricchielli (sassofono) e Gabriele Zanetti (chitarra elettrica e classica) siglano uno dei dischi di chitarra contemporanea migliori di questo 2018, uno dei migliori sia per la qualità delle interpretazioni, che per la ricchezza del repertorio presentato, che per l’accostamento dei brani e per la scelta del duo, una combinazione, sax e chitarra, poco utilizzata nel mondo della contemporanea accademica. Guardate i dieci brani che compongono il repertorio qui eseguito. Dopo il classico di Dowland avviene il salto temporale, il quantum leap verso la sua decostruzione di Natasha Barrett, un viaggio che prosegue verso il postmodernismo di Berio con la sua Sequenza VIIb, verso le utopie cosmiche di Stockahausen, l’apparente semplicità colorata di Nicky Hind, il Giardino dell’Amore di Jocob Ter Veldhuis, l’aggressivo PYII di Ulrich Krieger, il piacere di riascoltare la New York di Morton Feldman, il groove e il ritmo di Rock Me! di Barry Cockcroft, la dolce tristezza di Soledad di Patrick Roux. Deconstruction. Il nuovo passo della contemporaneità. Un passo dettato ancora dall’architettura, dalla decomposizione-combinazione iniziata da Gentry negli anni’80 e arrivata alla musica. Un modo per reagire al post-modernismo, alla dissoluzione degli schemi, alla dispersione-scomposizione degli stili, il desiderio di reagire al caos, il bisogno di una nuova aggregazione in un epoca che ha rivendicato da tempo il diritto-dovere di utilizzare tutti gli stili, presenti e passati. La decostruzione di Dowland, un modo per andare oltre al neoclassicismo, forse. Un disco interessantissimo per idee, accostamenti e coraggio. Complimenti ai due interpreti, mi fa un immenso piacere vedere che c’è chi osa, chi ha il coraggio di promuovere qualcosa di nuovo, di vibrante, di vivo, di contemporaneo.

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