#Recensione di Solare Fausto Romitelli, Stradivarius, 2018 su #neuguitars #blog

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Recensione di Solare Fausto Romitelli, Stradivarius, 2018

http://www.stradivarius.it/scheda.php?ID=801157037099000

http://www.elenacasoli.com/

https://pakt-bern.ch/portraits/virginia-arancio

  1. Solare (1984) per chitarra sola
  2. La lune et les eaux (1991) per due chitarre
  3. Seascape (1994) per flauto dolce Paetzold
  4. Simmetria d’oggetti (1987 88) flauto dolce e chitarra
  5. Highway to hell (1984) per chitarra sola
  6. Trash TV trance (2002) per chitarra elettrica

Al centro del mio comporre c’è l’idea di considerare il suono come una materia in cui sprofondare per forgiarne le caratteristiche fisiche e percettive: grana, spessore, porosità, luminosità, densità, elasticità. Quindi scultura del suono, sintesi strumentale, anamorfosi, trasformazione della morfologia spettrale, deriva costante verso densità insostenibili, distorsione, interferenze, anche grazie al ricorso alle tecnologie elettroacustiche. E sempre maggiore importanza data alle sonorità di derivazione non accademica, al suono sporco e violento di prevalente origine metallica di certa musica rock e techno.”

Nato a Gorizia il 1 febbraio 1963, Fausto Romitelli si è diplomato in composizione al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, frequentando successivamente i corsi di perfezionamento all’Accademia Chigiana di Siena e alla Scuola Civica di Milano. Nel 1991 si è trasferito a Parigi per studiare le nuove tecnologie al “Cursus d’Informatique Musicale” dell’Ircam, istituto con il quale ha collaborato dal 1993 al 1995 come “compositeur en recherche”.

La sua attenzione si è rivolta alle più importanti esperienze musicali europee (in particolare, György Ligeti e Giacinto Scelsi), ma la sua principale fonte di ispirazione è stata la musica francese spettrale, in particolare Hugues Dufourt e Gérard Grisey, con i quali ha saputo creare una sorta di evoluzione formale. Romitelli è stato un compositore un po’ fuori dai canoni accademici usuali, un po’ per il suo interesse per il rock e le sonorità più pop e un po’ per il suo sguardo creativo verso la chitarra, classica e elettrica.

Questo disco, che raccoglie in maniera esauriente quasi tutta la sua produzione per chitarra con sette brani, di cui quattro in “world premiere recording”, ne rappresenta in maniera efficace sia l’estetica musicale sia il suo atteggiamento critico nei confronti della società.

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Sette brani, dicevamo, che comprendono anche il suo brano più famoso, eseguito e iconico presso il pubblico che segue la musica di avanguardia. Ovvero Trash TV Trance per chitarra elettrica (2002), dove l’anima rock di Romitelli prende il totale sopravvento, annichilendo l’aura conservatoriale, e dove l’enfasi hendrixiana attualizza la lezione del chitarrista di Seattle nell’ottica del recupero estetico del noise generato dal feedback della chitarra. Gli altri brani prevedono invece l’utilizzo della chitarra classica, a cominciare da “Solare” del 1984, un brano difficile, dalla scrittura densa e tanti suoni sperimentali, dice Elena Casoli nell’intervista con Michele Coralli, inserita nel booklet che accompagna il cd. Un brano dalla partitura complessa, articolata che richiede una continua costante ricerca e attenzione da parte dell’interprete. Elementi che ritroviamo nel successivo “Coralli” del 1987, dove continua la ricerca sulla densità sonora e sulla complessità timbrica, mentre l’indeterminatezza e il gioco delle combinazioni (detesto il termine “alea”) trovano posto nel Percorso presente in “Hightway to Hell”, sempre del 1984 (il titolo non allude agli AC/DC).

“La lune et les eaux” è del 1991ed è un pezzo ritrovato, ritrovato tra le partiture presenti nella casa di famiglia del compositore, un brano per due chitarre per due chitarre dove continua lo studio, l’uso e l’interazione dei loop, del sincronismo, della sovrapposizione alla ricerca di una paradigma sonoro cangiante e multiforme. Non ci sono solo le chitarre ma anche il flauto dolce di Teresa Hackel che troviamo sia in “Simmetria d’oggetti” del 1987/88 sempre assieme alla chitarra classica e in solo in “Seascape”. Solare è un cd che non solo il merito di radunare le composizioni per chitarra di Romitelli ma soprattutto quello di riportare l’attenzione su un compositore atipico per il panorama melodica italiano. Fausto Romitelli non è stato un compositore “innocuo”, ma non per meriti che un tempo si sarebbero detti politici o meglio ideologici, bensì per le sue qualità intimamente espressive, soprattutto perché anche l’espressione può riuscire e diventare strumento politico, necessario cioè a combattere l’afasia sociale, il conformismo, la miseria del nostro sistema mediatico, l’apnea culturale, la mistificazione musicale prodotta da scorciatoie culturali che azzerano anni di sforzi. Considero quindi Romitelli uno degli innovatori di un linguaggio che già alla fine del Novecento mostrava tutti i segni del deterioramento, con certezza ha lasciato un segno importante all’interno di questa deprimente periferia dell’Impero culturale che viviamo ogni giorno nello sbando di una società che si bea del dietrologismo culturale e del trash televisivo/culturale/politico. Una società triste e povera che, lungi da subire minacce alla sua esistenza, sembra disinteressarsi a qualsiasi cosa non sia la pura replica adulterata di se stessa, della sua proiezione distorta e grottesca, deformata da un approccio alterato dei rapporti sensoriali e della comunicazione.

L’immagine ci viene suggerita dallo stesso Romitelli in un breve, ma illuminante saggio dal titolo Il compositore come virus (presente nel suo saggio Il corpo elettrico). In poche righe si illustra la realtà del presente della musica contemporanea come luogo di “sopravvivenza alla periferia dell’impero culturale”, come figlio di tecnologie che liberano il suono emancipando il rumore (“comporre il suono anziché con il suono”), infine come esito di una riflessione sull’intero universo sonoro che comprende anche, e in maniera non puramente accessoria e ornamentale, musica techno e rock. Una presa di posizione importante quella raccolta in questo saggio di presentazione del 2001, del quale si consiglia un’attenta lettura soprattutto a chi parla spesso a vanvera di sedimentazioni culturali e nuovi scenari sonori. A conclusione del saggio queste brevi parole: “lo mi sento talora come un virus troppo isolato per attaccare un corpo così forte e ben nutrito: cosicché il virus se ne sta quieto e sognante nel corpo che vorrebbe distruggere, aspettando tempi migliori.”

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