#Intervista con Filippo Giuffrè (Marzo 2019) su #neuguitars #blog

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Intervista con Filippo Giuffrè (Marzo 2019)

https://eclecticpolporecords.bandcamp.com/album/macchie

Ciao Filippo, benvenuto sul blog Neuguitars, come è nato il tuo interesse per la chitarra?

Ciao Andrea e a tutti i lettori di Neuguitars. L’interesse per la chitarra è stato graduale, non è stato un amore a prima vista. Ho iniziato ad appassionarmi seriamente alla chitarra solo dopo qualche anno che la studiavo. Nell’adolescenza ho conosciuto i Maestri Sergio Giuffrida e Massimo Garrubba, due musicisti straordinari che mi hanno passato l’amore per la chitarra con lo studio e l’ascolto di decine di dischi e da quel momento non mi sono più separato dalla chitarra. Dopo tanti anni questo strumento continua a sorprendermi e ad emozionarmi e penso che ci siano ancora tante possibilità tutte da esplorare.

Qual è il tuo background musicale?

Nel mio background ci sono numerose esperienze molto diverse che mi hanno influenzato in maniera diversa. Sono sempre stato un divoratore di dischi sin da bambino e la curiosità per la musica e i suoni mi ha portato ad appassionarmi a molti generi diversi. Musica classica contemporanea, free-jazz, metal estremo, musica etnica, electro-acustica sono solo alcune delle tante musiche che fanno parte del mio background. Anche i miei studi sulla chitarra sono stati eclettici, passando dalla chitarra classica all’elettrica in diversi generi e con diversi insegnanti in situazioni accademiche e non. Tre chitarristi che mi hanno sicuramente influenzato nel mio lavoro sulla chitarra sono Derek Bailey, Fred Frith e Keith Rowe che reputo tre giganti dell’anticonvenzionalità sulla 6 corde.

Con che chitarre suoni e con quali hai suonato? Usi effetti o pedali particolari?

Non ho avuto molte chitarre ma sempre molto particolari, uno dei primissimi modelli della Blade e una chitarra del liutaio siciliano Mancuso. La chitarra che suono attualmente è una Electrical Guitar Company completamente in alluminio corpo e manico, con due p90, costruita a mano in America. Parte della mia ricerca è sul suono e la ricerca di pedali che soddisfino le mie esigenze è fondamentale. Cerco di variare il mio set di pedali in base alle diverse situazioni ma non mi separo mai dal Metak Fuzztron II di Tpedals un Fuzz molto particolare quasi un synth, dal Ring Stinger della LoveTone un cult per gli appassionati di suoni “wired” e il più classico Time Factor della Eventide. Nei miei set spesso suono anche piccoli strumenti elettronici e elettro-acustici fatti a mano della Folktek e Bugbrande o qualche giocattolino modificato da me.

Come mai hai deciso di suonare noise? Che cosa ti ha spinto?

Non c’è stato un momento in cui ho deciso di fare noise, in realtà non so neanche se la mia musica si possa definire così. La pratica su cui baso la mia musica è quella dell’improvvisazione radicale, della composizione istantanea, pratica che mi ha portato ha ricostruire una nuova e mia manualità sullo strumento e una ricerca sul suono-rumore. Ci sono degli elementi nella mia musica che sicuramente mi avvicinano al mondo del noise e sono il volume, il rumore, la passione per la distorsione e un attitudine punk nel suonare musica di ricerca.

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Nella mia recensione del tuo disco “Macchie” mi interrogo nelle differenze tra rumore e rumore. Spesso chi dice di detestare il genere noise non valuta le differenze tra uno stile e l’altro, mi sembra un genere estremamente interessante da questo punto di vista a causa delle differenze tra noise e noise…come definiresti il tuo modo di suonare e il tuo rumore?

Sono pienamente d’accordo, come in molti generi musicali dove si sono sviluppatiall’interno diversi stili e sotto-generi differenti, spesso differenziati per un’attitudine diversa più che per materiali sonori, tra un’artista e un altro possono esserci differenze molto ampie e spesso senza un ascolto approfondito può risultare tutto uguale. Faccio sempre fatica a descrivere o a etichettare la musica che suono proprio perché ispirata sul momento può prendere strade completamente diverse. Si tratta di un mix tra impro, noise, ambient, elettro-acustica e musica elettronica.

Quale significato ha l’improvvisazione nella tua ricerca musicale?

L’improvvisazione ricopre un ruolo centrale nella mia ricerca musicale ed è stato per me il punto d’inizio della ricerca sulla chitarra non convenzionale. Ho ascoltato per anni i dischi dell’Emanem e dell’Incus e di tante altre etichette che si occupano di improvvisazione radicale, quando ho avuto la fortuna di ascoltare alcuni artisti dal vivo, di aver frequentato alcuni workshop con loro come Barre Philips, Tristan Honsinger, Scott Rosemberg e con alcuni averci suonato, mi ha cambiato completamente diventando l’improvvisazione parte fondamentale della mia musica.

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Qual’è il ruolo dell’errore nella tua visione musicale?

Richiede sempre molto rigore, studio e conoscenza di sè fare una distinzione di errori in certe musiche non ortodosse. Nella mia musica grossa parte del materiale o delle tecniche sullo strumento nascono da errori estrapolati, studiati e sviscerati in tutte le loro forme ma allo stesso modo sono molto rigoroso sulla forma cercando di avere più controllo possibile del mio set e della musica.

E qual’è secondo la funzione di un momento di crisi? Te lo chiedo visti i tempi in cui viviamo...

Dai momenti di crisi spesso nascono le cose più interessanti, come ci insegna la storia, anche nella mia ricerca sullo strumento molte soluzioni nascono da momenti di crisi. Sia in fase di studio che live mi affascina sempre il processo con cui arriva la crisi e come si supera, preferendolo a un processo più lineare e sicuro.

Ci consigli cinque dischi per te indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta…..

Domanda difficilissima, proverò a rispondere senza pensarci troppo

1) John Coltrane The Olatunji Concert: the last live recording

2) J.S. Bach L’offerta musicale/ L’arte della fuga

3) Primus Sailing the Seas of Cheese

4) Derek Bailey Solo Guitar vol.1

5) MZ.412 Burning The temple of God

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando?

Sto studiando liuteria elettrica e elettronica e spero presto di suonare nei miei set live esclusivamente strumenti costruiti da me. Sto lavorando a un set nuovo e spero di registrare un disco entro l’anno con già qualche mio strumento. Sto lavorando anche a un trio di musica più scritta con cui spero di realizzare un primo lavoro quest’anno.

TI faccio l’ultima domanda..sperando di essere un po’ provocatorio? E’ possibile che il noise sia una nuova forma di musica barocca?

Il rischio c’è e l’impegno di noi musicisti è proprio quello di elevare le musiche “altre” dall’auto-referenzialità e guardandomi intorno credo che siamo sulla giusta strada

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