#Intervista con Antonio Amodeo (Marzo 2019) su #neuguitars #blog

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Intervista con Antonio Amodeo (Marzo 2019)

http://antonioamodeo.it/

Caro Antonio, benvenuto sul blog neuguitars.com. Quandoe perchè hai iniziato a suonare la chitarra?

Cominciai a quasi 11 anni da autodidatta: mi piaceva accompagnarmi con la chitarra mentre cantavo canzoni che sentivo fare ogni tanto dai miei genitori (Battisti, Dalla, Celentano). Dopo circa tre anni cominciai a comporre dei brani miei e mi accorsi che la musica non era solo un divertimento, maun mezzo espressivo intrigante che avrebbe potuto dare un senso alla mia personalità. In quello stesso periodo l’incontro con la chitarra elettrica e la musica di gruppi come AC/DC, Metallica, Black Sabbath fu folgorante e determinante per fare di me il musicista che sono oggi.

Che cosa hai studiato e qual’è il tuo background musicale?

Inizialmente il mio background musicale era costituito per lo più da hard rock, heavy metal e qualche brano per chitarra classica. La studiavo privatamente, ma senza una particolare ambizione perchè molto affascinato dalla sua dimensione solista e non cantata così come dall’atmosfera meditativa e sognante che, a differenza di quella elettrica riusciva a creare. All’età di 18-19 anni, l’incontro con la musica di Bach e Villa – Lobos mi stimolò al punto da spingermi a intraprendere studi accademici; studi che ho iniziato e portato a termine al Conservatorio di Piacenza insieme allo studio di Scienze dell’ Educazione all’Università. Mi sono poi perfezionato all’estero in Germaia e successivamente mi sono laureato in didattica della musica.

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Quali sono state e quali sono le tue principali influenze musicali?

Oltre all’heavy metal e alla canzone d’autore sono stato molto influenzato dal rock progressivo e sperimentale anni ’70 di matrice italiana e anglo-sassone (Area, King Crimson, E.L.P.) mentre l’ascolto e la pratica della musica di Piazzolla e Joao Pernambuco, mi hanno aperto al mondo della musica latino americana che da allora non ha mai smesso di influenzarmi. Partendo dal sud america il mio interesse per la musica folk-etnica si è poi esteso ai repertori di musica tradizionale di altri popoli che ho suonato e continuo a suonare in varie formazioni. Così sono entrato in contatto con il folk irlandese, italiano, il klezmer e il country-blues. In Conservatorio ho invece avuto modo di conoscere e apprezzare la musica contemporanea della quale mi hanno colpito subito diversi aspetti: la sua imprevedibilità, il carattere spesso estemporaneo dell’esecuzione che lascia più spazio all’istintività dell’interprete, una rinnovata concezione dello strumento inteso come corpo vibrante da esplorare in tutte le sue risorse, la ricerca timbrica.

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Ho ascolto e recensito con piacere il tuo disco “Continuidad y deformacion”, l’ho trovato molto interessante. Sembra che tu abbia un profondo interesse verso la musica contemporanea dell’America Latina…come sei arrivato a tutto questo?

In un certo senso rappresenta un possibile punto di incontro tra due stili che mi hanno molto influenzato. Se da un lato sappiamoche non è possibile immaginare la letteratura chitarristica del ‘900 senza l’apporto innovativo dei compositori latino americani, dall’altro dobbiamo ammettere che oltre a Villa Lobos, Brouwer e Ginastera, si conosce ben poco in Europa della musica contemporanea in America Latina. Dato che credo molto nell’importanza di rinnovare il repertorio, e ho avuto la fortuna conoscere e collaborare personalmente con alcuni dei compositori presenti nel disco, ho pensato di dare il mio contributo portando alla luce opere nuove che provenissero da quel mondo. Un mondo che mi ha sempre affascinato sia per motivi storico-culturali sia perché mi è parso di riscontrare che il grande attaccamento della gente latinoamericana alle proprieradici, lasci una traccia non trascurabile nelle opere anche di quei compositori che decidono di allontanarsi dalla musica nazional-popolare. Un’atteggiamento a mio parere meno presentenei compositori europei. Anche in questo disco compaiono diverse opere influenzate da alcuni temi, ritmi, richiami di vario genere provenienti dalla musica della terra di appartenenza del compositore e credo che questa caratteristica sia un valore aggiunto. Ma rappresenta anche un possibile percorso evolutivo per il futuro della musica contemporanea, nonchè un elemento che potrebbe contribuire a diffonderla e “spiegarla” ad un pubblico sempre più eterogeneo.

Ho visto che hai inciso il disco con la TXYart. Come hai trovato questa etichetta discografica?

Una volta registrato il Master ho cominciato a cercare una casa discografica che potesse pubblicarlo, distribuirlo e promuoverlo;mi sono quindi rivolto direttamente a delle etichette tedesche perché avendo vissuto e lavorato in Germania alcuni anni, avevo capito che lì ci sarebbero state maggiori possibilità di trovare etichette interessate a questo tipo di progetto discografico

Quale significato ha l’improvvisazione nella tua ricerca musicale? Si può tornare a parlare di improvvisazione in un repertorio così codificato come quello classico o bisogna per forza uscirne e rivolgersi ad altri repertori, jazz, contemporanea, etc?

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Per me improvvisare ha sempre significato innanzi tutto prendersi il piacere di “giocare” con il proprio strumento creando con esso e con la musica un rapporto più personale e profondo. Col tempoho maturato la convinzione che quella dell’improvvisazione sia una questione fondamentalmente educativa e pedagogica. La pratica improvvisativa infatti implica un atteggiamento di ricerca, scoperta e manipolazione anche creativa nei confronti delmateriale sonoro. Questa attitudine andrebbe coltivata a partire dalla didattica di base indipendentemente dal genere musicale o dallo strumento. Non solo allo scopo di rendere più solida e completa la preparazione o per avere più risorse da spendere nella musica d’insieme, ma perché è sopratutto grazieall’elasticità e all’apertura mentale prodotta da questo tipo di conoscenza che è possibile, anche per un musicista “classico”,arrivare col tempo a capire i limiti di alcuni schemi indotti dalla formazione accademica e andare oltre questi proponendo qualcosa di fresco, personale e innovativo. Purtroppo anche nella didattica di base, il sapere musicale dispensato nelle istituzioni pubbliche e private non è di tipo orientativo, ma tendenzialmentespecialistico, cioè finalizzato fin da subito all’acquisizione di quelle competenze specifiche necessarie all’esecuzione di ungenere musicale ben preciso. Questo approccio è riduttivo e fuorviante (soprattutto per la chitarra ch è lo strumento border-line per eccellenza) perché alimenta ancora di più un atteggiamento di chiusura mentale che preferisce considerarel’insieme dei generi musicali come una serie di compartimenti stagni non comunicanti e l’improvvisazione non come una praticache deve far parte esclusivamente della formazione del musicista extra-colto. Mentre credo sia ormai assodato il fatto che l’arte e il suo pubblico si rinnovino attraverso la contaminazione di generi, linguaggi, stili, culture ed esperienze, non attraverso la loro codificazione

Qual’è il ruolo dell’errore nella tua visione musicale?

E’ una questione collegata a quella dell’improvvisazione. Capita inavvertitamente durante lo studio e l’esecuzione di un brano già scritto, di compiere “deviazioni” di vario tipo rispetto allo svolgimento che ci siamo immaginati; talvolta queste deviazioni possono suggerire chiavi interpretative altrimenti mai immaginate, o dare spunti per eventuali elaborazioni creative del materiale sonoro. Nella musica contemporanea poi, in molti casi l’errore diventa a tutti gli effetti “parte” dell’esecuzione, ma anche durante l’esecuzione di un brano classico un bravo musicista può riuscire a gestire alcuni errori dando al pubblico l’impressione che in realtà siano stati pensati appositamente. Il punto però è che se la mente è aperta ed elastica queste deviazioni possono diventare dei suggerimenti, altrimenti rimangono degli errori “e basta”.

E qual’è secondo la funzione di un momento di crisi?

Momenti o periodi di scoraggiamento, frustrazione, inattività, assenza di idee ecc.. hanno la funzione di mettere alla prova la nostra capacità di tirar fuori delle soluzioni ad una situazione che genera infelicità o insoddisfazione. Trovarle secondo me significa sapersi mettere in ascolto di se stessi e di ciò che ci vive intorno. E’ un banco di prova per testare la nostra motivazione,perseveranza e l’intelligenza nel saper imparare da eventuali errori, trovare le risorse e le energie per proseguire un percorso con rinnovato slancio. Sono momenti che mettono alla prova più le qualità umane che quelle artistiche e come tali costituiscono parte essenziale del processo di crescita personale, quindi anche musicale.  

​ Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando?

Oltre a promuovere questo disco dentro e fuori dall’Italia, lavoro parallelamente a diversi altri progetti. Da anni metto in scena uno spettacolo di musica e reading su Fabrizio De Andrè che ho ideato e curato io. Con mia moglie che è cantautrice facciamo siaprogetti di musica tradizionale italiana che country-blues. Faccio parte di un gruppo che cura uno spettacolo di musica e teatro sulla dittatura militare argentina. Lavoro molto anche sulla trascrizione per e con chitarra destinata soprattutto al mio duochitarra-flauto col quale sperimentiamo contaminazioni tra musica classico-barocca e musica rock oltre che dedicarci a quella latino americana. Il prossimo disco potrebbe essere dedicato a questo progetto.

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