#Intervista con Marco Cappelli (Aprile 2019) su #neuguitars #blog

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Intervista con Marco Cappelli (Aprile 2019)

https://marcocappelli.com/

Ciao Marco, bentornato sul blog neuguitars.com. E’ un po’ che non facciamo due chiacchiere. Colpa tua. Hai sempre un sacco di cose da fare……

Si chiama “arte della sopravvivenza” in un mondo sempre meno a misura di musicisti che da piccoli  sognavano di studiare e basta (ride). Sapessi quante sono le “camurríe” (cit. Montalbano) per far girare il circo qua…

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Parliamo di gialli. La vostra ricerca , parlo ovviamente del Marco Cappelli Acoustic Trio, sembra seguire una linea precisa e ben delineata: prima “Les Nuages En France” ispirati dalla scrittore Fred Vargas del 2011, poi “Le Stagioni del Commissario Ricciardi” del 2013 dove hai potuto sfogare tutta la tua “napoletanità” e ora questo nuovo “Norwegian Landscapes” ispirato dai racconti di Jo NesbØ. Cosa hanno in comune questi tre giallisti e perché hanno marcato in maniera così decisa le vostre musiche?

Questi tre autori hanno in comune la scelta di un genere letterario non criptico nel quale si muovono protagonisti principali outsider con una visione “dispari” e “non allineata” delle cose, nonché un modo di procedere “poco standard”, e dunque sorprendente e difficilmente prevedibile. Ciò descrive perfettamente la musica di MC Acoustic Trio, la sua estetica di riferimento, il suo percorso artistico tra incontri e frequentazioni nella New York dove viviamo.  Inoltre sono autori che privilegiano la qualità dell’analisi psicologica di personaggi e situazioni alla densità dell’intreccio narrativo, avvincente ma mai fine a se stesso. Alla fine di queste letture rimane più la memoria del carattere dei personaggi che le storie imbastite intorno a loro. In qualche modo ci somigliamo. 

Come mai cinque anni di distanza spazio-temporale tra gli ultimi due dischi?

Il disco è infatti stato registrato qualche anno fa ed è rimasto nel cassetto ad attendere. Questo è dovuto in parte al caso e alla pigrizia, e in parte al venir meno di un’economia sana intorno al mondo della discografia: un problema con cui tutti i musicisti fanno i conti, trovando diverse soluzioni. Io ho aspettato la proposta di una etichetta discografica degna di questo nome. 

Come mai avete scelto la Da Vinci Classic? Prima la Mode Records, poi la Tzadik, come mai questi continui cambi di etichetta?

Vedo che affondi il dito nella piaga, ami lo splatter (ri-ride)… a me all’inizio sarebbe piaciuto farlo uscire con Tzadik, come il disco precedente. Purtroppo però Zorn ha contratto di molto le uscite e, se la gente si ostina a non comprare dischi, anche tycons come lui devono fare i conti con la realtà. Del resto perché la gente dovrebbe comprare ciò che può ascoltare quasi gratis sulla rete? Io confido in un moderato ritorno al culto di un oggetto vintage come il cd man mano che i lettori cd spariranno dalle case e i ragazzini manco sapranno di che stiamo parlando. Allora forse la nicchia feticista della nostra piccola fetta di mercato avrà un moto d’orgoglio e comprerà qualche copia. Ma all’oggi il cd fisico si produce quasi con lo stesso spirito di un biglietto da visita. Tu hai mai comprato un biglietto da visita? Quando ho visto che con Tzadik non sarebbe uscito mi sono messo a cercare… e ho ricevuto un certo numero di risposte tra il negativo, l’incerto e l’indecente. 

Così il disco è finito nel cassetto, fino a quando non l’ho tirato fuori per caso, incontrando l’interesse di un etichetta come Da Vinci che prende molto seriamente il proprio lavoro. 

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Questa volta al trio però si sono aggiunti altre due persone, ben note negli ambienti che contano: DJ Olive e Oscar Noriega. Con DJ Olive avevi già lavorato ai tempi di “IDR”…

Mi inorgoglisce la precisione con cui segui me e tanti miei colleghi! Però devo redarguirti sul nome del DJ: con IDR (Italian Doc Remix) si trattava di DJ Logic (ri-ri-ride).  Scherzi a parte, la musica ispirata da Jo Nesbø richiedeva un velo di leggera elettronica per sottolineare una componente dark-nordica importante nella narrativa dell’autore Norvegese. A questo è dovuta la scelta di DJ Olive – un artista in grado di “suonare” i turntables come pochi – così come il contributo visionario dei clarinetti di Oscar Noriega. Inoltre è stata una curiosità musicale che volevo togliermi – anche per sperimentare con il suono ormai solido del trio – e che mi pare molto ben riuscita. 

Quali sono i vostri prossimi progetti?

Sempre in tema di nuove esplorazioni e di collaborazioni stimolanti, l’Acoustic Trio sta collaborando con la Sixteen Camels Band (https://sixteencamels.com), suonando come sezione ritmica di questo gruppo straordinario guidato dal tastierista compositore Daniele Del Monaco con la cantante Fay Victor. Ti segnalo questo video, vale la pena di ascoltarlo/guardarlo: https://vimeo.com/sixteencamels/wearelost

Infine, lo scorso anno come Acoustic Trio avevamo cominciato ad esplorare pezzi di Thelonius Monk, a causa di un invito a suonare per il suo centenario della nascita in un bel festival di Los Angeles…al concerto nella memorabile data – 10 Ottobre 2018 – suonammo in duo io e Ken, perché Satoshi era in tour in Giappone. Quindi senz’altro mi piacerebbe riprendere quel discorso. 

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Senti…a me puoi dirlo. Tanto non lo saprà nessuno: hai intenzione di fare un disco dedicato al Commissario Montalbano?

Impossibile: non si scherza con i siciliani… eppoi abbiamo realizzato un trittico sul giallo, tre è il numero perfetto:  (ri-ri-ri-ride). Certo, se ci offrissero di scrivere la musica per uno degli episodi televisivi… (diventa improvvisamente serio)

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