#Recensione di “Libere Disserzioni Del Poeta Robert Zimmerman” di !YEL (Filippo Ferazzoli e Giovanni Mancini) su #neuguitars #blog

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“Scherza coi fanti, ma lascia stare i santi”: “Libere Disserzioni Del Poeta Robert Zimmerman”

https://yelmusic.bandcamp.com/releases

Questo vecchio detto popolare la dice lunga sul fatto di andare a stuzzicare i sacri lumi. Si sa anche i santi si possono arrabbiare, se poi il santo in questione è Bob Dylan allora le cose possono complicarsi davvero. Robert Zimmerman è una delle figure portanti del Novecento il cui apporto artistico è decisamente difficile da quantificare. Personaggio sempre scomodo, artista poliedrico, personalità difficile, ha sempre fatto quello che voleva e come voleva, senza preoccuparsi di scontentare critica e pubblico. Per non parlare del premio Nobel, che si è rifiutato di ritirare di persona, e le conversioni religiose.

Dylan è uno che ha fatto la differenza. E’ stato ed è tuttora una delle colonne portanti della popular music, capace sia di sovvertire le teorie di Adorno che di elevare il rock e il folk a livelli ben diversi da quelli di semplice intrattenimento per teenagers. Il so repertorio di canzoni ha attratto una lista interminabile di artisti, capaci di sfornare cover a ripetizione alcune delle quali di livello superiore agli originali dello stesso Dylan, ulteriore dimostrazione di come l’interpretazione possa apportare un valore aggiunto rigenerando le strutture già esitenti.

Qui però siamo di fronte a una situazione diversa. Il titolo del disco è “Libere Disserzioni Del Poeta Robert Zimmerman” e ci pone di fronte non a delle cover o all’ennesimo tributo ma a qualcosa di più complesso e articolato. Il duo !YEL ovvero Filippo Ferazzoli e Giovanni Mancini alle chitarre si pone l’obiettivo di rileggere la produzione artistica di Dylan in chiave di libera improvvisazione. Per la precisione: “The aim of this project is to break down, observe, and recreate influences, approaches and sounds that the artists have in common let space and unpredictability driving them in the spirit of spontaneity and improvisation.”

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Perché si tratta di un obiettivo complesso?

Primo, perché si tratta di uscire dall’ambito della cover, per entrare in una visione interpretativa molto più delicata: qui si tratta di stravolgere, ribaltare le musiche ricorrendo a forme sofisticate di citazione che alludano a Dylan, o meglio, alla forma di Dylan, senza tuttavia replicare le sue canzoni.

Secondo, diversamente dalle cover, si tratta di uscire da un’altra forma di seminato artistico, si esce dai generi popular frequentati da Dylan per passare a una forma completamente diversa come la libera interpretazione, con una reinvenzione generale delle regole.

Terzo. La Forma. Si, ma quale? Zimmerman è un trasformista nato. Pochissimi artisti possono vantare una simile (in)coerenza artistica e una simile capacità di trasformazione,anticipazione e adattamento, tant’è che spesso, come avviene per Miles Davis, la critica musicale ha trovato opportuno dividere la sua produzione artistica in diversi periodi temporali, alla ricerca di una temporanea uniformità e collocazione artistica.

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La risposta credo si trovi nella “forma mobile” della libera improvvisazione stessa. Un sistema così decentrato, mobile e fluido presenta delle valide possibilità per fornire una (ri)definizione e una (ri)rappresentazione a una Forma di partenza così diversificata e complessa. E poi l’idea di “Disserzione”. Gli !YET suonano delle Disserzioni. Che cosa vogliono dire? Cos’è una Disserzione? Una variante di una Dissertazione? Una forma di argomentazione, di analisi, per sviluppare una tesi, esporre i metodi e i risultati di una ricerca? O una forma di Dissezione? In anatomia, sezionamento e separazione delle parti e degli organi del cadavere a scopo di descrizione e di studio? O forse entrambe. Un neologismo logico che combina queste due forme linguistiche? Entrambe si prestano al lavoro degli !YET. “Libere Disserzioni Del Poeta Robert Zimmerman” è un lavoro complesso, articolato e ben riuscito. Forse ancora acerbo, ma non potrebbe essere diversamente data la struttura e le scelte adottate da Filippo Ferazzoli e Giovanni Mancini, e comunque ha il grande merito di porre delle domande, magari scomode, e di presentare Dylan sotto un’altra luce. E’ una strada interessante. Davvero bravi.

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