#Intervista con Filippo Ferazzoli (Giugno 2019) su #neuguitars #blog

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Intervista con Filippo Ferazzoli (Giugno 2019)

https://soundcloud.com/filippo-ferazzoli

Caro Filippo, benvenuto nel blog Neuguitars: la prima domanda è sempre quella classica: come è nato il tuo amore e interesse per la chitarra e con quali strumenti suoni o hai suonato?

Ciao Andrea, grazie mille per aver dato spazio al nostro lavoro sul tuo blog. Il mio amore per la chitarra è nato grazie ai dischi dei Pink Floyd, che ho ascoltato tramite mio padre quando ero molto piccolo. Alle origini, ho identificato il suono della chitarra in David Gilmour. Ma, nonostante tutte le mie maggiori influenze chitarristiche imbracciano una Fender, sono anni ormai che suono stabilmente qualsiasi cosa con la mia es-335 cherry burst. Ogni tanto provo ad uscire dal guscio e suonare altro, ma poi torno sempre lì. La chitarra acustica che invece ho usato nel disco è una Cole Clark, scoperta all’incirca 7 anni fa e da allora parte stabile della mia attività.

Come è nato il tuo interesse verso Bob Dylan?

Il mio interesse per Dylan nasce di conseguenza all’interesse per il cantautorato e, come a volte accade, ti porta ad avvicinarti prima agli artisti a te più contemporanei( per me lo è stato con il primo disco di Bon Iver) per poi andare via via a ritroso. Fino ad arrivare al giorno in cui mi sono chiesto:”ma perché Dylan è Dylan?”. E da lì parte tutta una parentesi ancora in corso, considerata l’ingente quantità di materiale reperibile.

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Come è nata l’idea di questo disco di improvvisazioni dedicate alle musiche di Dylan? Da quale materiale siete partiti?

In realtà l’idea di un disco su Dylan è stata di Giovanni, tra i due il vero cultore è lui. Era da molto tempo che avevamo in mente di lavorare ad un disco insieme visto che, sin da quando ci siamo conosciuti, si era palesata una forte affinità musicale. Dylan si è dimostrato un terreno agevole su cui combinare le nostre influenze, seppur molto distanti tra loro. Senz’altro una delle scelte cardini di questo disco è stata quella della chitarra acustica: ci interessava molto incentrare la nostra ricerca sul suono puramente acustico dello strumento, evitando che la chitarra elettrica trascinasse con sè l’effettistica e distogliesse, in questo caso, la nostra attenzione dalla composizione. L’improvvisazione si è insediata naturalmente e automaticamente sin dalle prime fasi di analisi dei brani: è stato il mezzo che ha trasformato gli elementi chiave che avevamo scelto in un nuovo scenario, in una visione alternativa del brano stesso. Il materiale selezionato va tra un periodo compreso tra il 1962 ed il 1969. Abbiamo focalizzato la nostra analisi su i Bootleg Series, soprattutto i Volumi 1-3, per scovare sia versioni alternative, sia brani assolutamente inediti non contenuti in altre pubblicazioni ufficiali, come appunto è successo per Let Me Die In My Footsteps.

Quale significato ha l’improvvisazione nella tua ricerca musicale?

L’improvvisazione ha sempre rappresentato per me il più alto punto di presenza cosciente nella performance musicale. Da chitarrista, mi sono dapprima formato attraverso le sonorità del rock e del blues. Successivamente, ho provato sempre più interesse nei confronti dell’improvvisazione di natura jazzistica per poi approdare all’improvvisazione radicale. Solamente dopo, guardando indietro, ho realizzato che erano tutti passi indirizzati a raggiungere un maggior grado di coscienza e presenza nel momento. La fatica nel rielaborare, di volta in volta, il materiale e la ricerca sonora per creare un momento irripetibile rappresenta un punto focale nel mio approccio alla musica.

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Qual’è il ruolo dell’errore nella tua visione musicale?

Dell’errore mi affascinano due aspetti. Il primo è la sua accettazione: accoglierlo come prova concreta che si sta sviluppando in quel momento qualcosa che non siamo ancora in grado di controllare. L’altro è la sua contestualizzazione: la capacità di rendere ciò che segue logicamente coerente ad esso e quindi diventare lo sviluppo di un nuovo input.

E qual’è secondo la funzione di un momento di crisi? Te lo chiedo visti i tempi in cui viviamo…

Ai tempi del liceo, il mio professore di Latino e Greco, ogni volta che alzava l’asticella durante le interrogazioni, ripeteva questa frase:” ho fiducia nelle vostre crisi”. Diciamo che quello è stato il primo momento in cui ho iniziato a pensare quanto una crisi sia indispensabile per scoprire o anche riscoprire il valore di qualcosa. Sono assolutamente convinto che siamo sempre noi, direttamente o indirettamente, a generare un momento di crisi. È essenziale in qualsiasi tipo di percorso spingersi al di fuori di una situazione di assoluto controllo per scoprire ciò che c’è attorno a noi, non ancora chiaro e visibile. Essere di tanto in tanto in crisi penso sia l’augurio più importante che potrei fare a me stesso come a chiunque altro.

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Ci consigli cinque dischi per te  indispensabili, da avere sempre con se.. i classici cinque dischi per l‘isola deserta…..

Questa è veramente una domanda difficile. Io direi: Animals (Pink Floyd) To Make a Jazz Noise Here (Frank Zappa) Coltrane’s Sound(Coltrane) Masada Guitars(Zorn) Amnesiac(Radiohead)

Quali sono i tuoi prossimi progetti? Su cosa stai lavorando?

Tra un mese pubblicherò su Bandcamp una breve composizione al quale ho lavorato di recente, dal titolo 15 Tapes. Ho in programma di registrare in autunno un EP con FFS, un nuovo progetto in trio che mira all’incontro tra la composizione jazz moderna e l’improvvisazione. Nel frattempo si continua, costantemente, a scrivere il nuovo lavoro di !YEL.

Giuro che è l’ultima domanda…C’è una frase di Cioran che mi ha sempre affascinato “Nella vita tutto è desiderio o assenza di desiderio”, ho sempre pensato che gli artisti si occupino del desiderio e che sia questa loro fervida aspirazione ad innalzare il loro lavoro al rango di opera d’arte. Ti riconosci in questa frase?

Si, decisamente. La composizione, l’approccio metamorfico a progetti e sonorità sempre diverse sono necessariamente mossi dal desiderio. “Desiderio di cosa” è una domanda che aprirebbe una parentesi molto interessante nonchè complessa.

Grazie mille Andrea per lo splendido lavoro che porti avanti con Neuguitars, fonte inesauribile di materiale.

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