Outsider: L’intelligenza (artistica e non solo) e il percorso musicale di Cinzia Milani su #neuguitars #blog

Outsider: L’intelligenza (artistica e non solo) e il percorso musicale di Cinzia Milani

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Nel 1987 il saggista, musicologo e esperto di tematiche coloniale Edward W.Said scrisse questo brillante saggio intitolato “Musica e femminismo”1 che iniziava in questo modo:

È un indizio interessante, per quanto riguarda le vicende del femminismo ma anche per quanto riguarda il posto della musica nella cultura contemporanea, che si sia fatto ancora così poco per mappare il ruolo svolto dalle donne nell’ambito della produzione e della performance musicale. Il mondo della musica classica è dominato da uomini in quasi tutti i suoi aspetti economici, politici e sociali, e tuttavia le donne sono spesso presenti in vario modo e in posizioni di rilievo in ambito propriamente artistico. Il ruolo più tradizionale della donna è stato quello della musa ispiratrice, più tardi trasformatosi in quello di compagna e collaboratrice adorante (ma pur sempre in secondo piano) di un compositore uomo: si pensi a Clara e Robert Schumann, o a Cosima e Richard Wagner. La figura della donna, intesa come ideale irraggiungibile, fu al centro dei rovelli di Beethoven; il suo rovescio, la donna come creatura seduttrice e distruttrice, ancor più che una presenza reale nella vita di questo o quel musicista, è stato un fantasma che ha più volte attraversato la rappresentazione musicale del femminile (si pensi alla Lulu di Berg o alla Salomé di Strauss, ad esempio).”

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Se per Said “il problema dei modelli di genere e della sessualità in musica è estremamente complicato” e, a distanza di oltre trent’anni da questo saggio, alcune problematiche non sembrano davvero essersi sciolte. Se nel suo saggio Said fa prevalentemente riferimento al teatro lirico in questo post prendiamo in considerazione l’attività musicale e la carriera musicale di una giovane chitarrista italiana, Cinzia Milani, che sta sviluppando un interessante percorso discografico. La Milani aveva attirato la mia attenzione con il suo terzo cd “Guitar”, Amadeus Paragon 2013 dove si confrontava con un repertorio a metà strada tra il neo classico e il contemporaneo. Rispetto ad altri suoi colleghi la Milani sembrava aver scelto una strada sì legata alla contemporaneità ma contemporaneamente (scusate il gioco di parole) aperta anche alla tradizionale melodicità insita nello strumento classico. Il libretto che accompagna il cd parla infatti di “un viaggio dal Novencento a oggi, iniziato da Castenuovo-Tedesco .. continuando con Domeniconi e le sonorità dell’incontro tra occidente e oriente date anche dall’accordatura particolare dello strumento, passando per Prandi e Margola .. per arrivare alla contemporaneità mediterranea di Betta e all’incontro tra chitarra e elettronica con Cacciola”, tutto assolutamente vero. La sensazione era quella di un viaggio con e attraverso la musica, eseguito e gestito in maniera tale da creare un senso ideale di movimento e di delicato equilibrio tra le musiche registrate dal cd. In questo contesto, confesso di aver maggiormente apprezzato i lavori di Prandi, Margola, Betta e Caciolla, nulla di personale contro Castelnuovo-Tedesco e Domeniconi, ci mancherebbe, semplicemente di questi brani, tra l’altro ben eseguiti da Cinzia Milani, avevo già avuto modo di ascoltare altre interpretazioni (segnalo che Milani ha scelto di eseguire il Capriccio Diabolico senza tener conto degli interventi e delle modifiche operate da Segovia) e quindi la mia attenzione si è accentrata sui brani di più “fresca” composizione.

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Fin qui nulla di al di fuori dall’ordinario. Un disco ben fatto e onesto. Poi la Milani ha iniziato un percorso diverso, molto più interessante e creativo. Nel 2017 esce “A Tribute to Ida Presti Music for solo guitar” per la Brilliant Classic, disco di svolta che segna un netto cambiamento stilistico, progettuale e musicale ( https://www.brilliantclassics.com/articles/a/a-tribute-to-ida-presti/ ).

Questo disco recupera la figura della chitarrista francese Ida Presti, donna dotata di una grande personalità e di un notevole carisma. Ida Presti nacque a Parigi il 31 maggio1924 da un padre francese e una madre siciliana. All’età di sei anni suo padre, grande ammiratore di Segovia, le mise in mano una chitarra, strumento per il quale dimostrò subito un talento prodigioso, che le permise di dare il suo primo concerto a otto anni e mezzo, il primo grande recital alla sala Pleyel di Parigi a dieci e la prima registrazione discografica a undici. Passati gli anni difficili della Seconda Guera Mondiale conobbe Alexandre Lagoya, il loro incontro fu straordinario (anche il Maestro Lagoya era un bambino-prodigio, in carriera dall’età di tredici anni) e ciascuno decise di rinunciare gradualmente alla propria carriera solistica per formare il duo Presti-Lagoya: un duo caratterizzato da un rapporto molto bilanciato e egualitario: Lagoya approntò un gran numero di trascrizioni, Ida Presti si diede alla composizione ed entrambi sollecitarono i grandi compositori contemporanei, come Jolivet, Petit, CastelnuovoTedesco, Rodrigo e molti altri, per l’arricchimento di un nuovo repertorio originale, fatto anche di concerti per due chitarre e orchestra. Fondarono una vera e propria scuola francese della chitarra. Prima presso la Schola Cantorum di Parigi, poi con un’Accademia internazionale in Nizza ed infine con la cattedra al Conservatorio Superiore Nazionale di Parigi assegnata a Ida Presti proprio prima della sua morte e quindi occupata da Alexander Lagoya. Ida Presti morì improvvisamente e prematuramente durante una tournée di concerti negli Stati Uniti all’età di 42 anni, probabilmente a causa di una visita medica inaccurata. Una personalità quindi molto interessante in un mondo che vedeva la figura di Andre Segovia come un faro illuminante. Ho quindi molto apprezzato questo tributo a lei intitolato dalla chitarrista italiana Cinzia Milani. La Milani, infatti, non ha solo svolto un ottimo lavoro discografico in termini di incisione e registrazione di quelli che sono stati alcuni dei pezzi composti dalla Presti ma ha svolto un serio e accurato lavoro di indagine musicale scovando pezzi dedicati alla chitarrista francese, scoprendo musiche inedite e dimenticate. Un lavoro certosino e accurato che si snoda attraverso le 19 tracce del cd, che vedono le firme della stessa Presti, di Alexandre Lagoya, Miguel Abloniz, John W. Duarte, Dimitri Fampas, Gontran Dessagnes, Francis Poulenc, Guy Morançon e della stessa Cinzia Milani (“Quattro Mi”).

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Nel 2019 arriva un nuovo cd che si muove nello stesso percorso iniziato con Ida Presti. Esce, sempre per la Brilliant Classics, A Tribute to Teresa de Rogatis ( https://www.brilliantclassics.com/articles/a/a-tribute-to-teresa-de-rogatis/ ).

Nata a Napoli nel 1893, Teresa de Rogatis è stata una bambina prodigio, eseguendo il suo primo recital all’età di sette anni. Ha studiato pianoforte, composizione, contrappunto, armonia, direzione d’orchestra e canto al Conservatorio San Pietro di Napoli. Mentre era in Egitto per una tournée di concerti, incontrò e sposò lo svizzero Paolo Feninger. Sistemandosi lì negli anni ’20, Rogatis contribuì a fondare il Conservatorio Nazionale d’Egitto, dove insegnò anche pianoforte e chitarra per oltre 40 anni. La morte di suo marito la spinse a ritirarsi nel 1963 a Napoli, dove visse tranquillamente fino alla sua morte nel 1979. Anche in questo caso la Milani ha scelto una figura particolare, sempre femminile, da esplorare e da interpretare. Certo le musiche di questo cd non suonano neè di avanguardia né contemporanee. Sono buone composizioni, molto idiomatiche, ma non aggiungono nulla di nuovo, di frizzante a un repertorio classico ormai ben consolidato. Perchè allora questa serie di tributi sono interessanti? Proprio per quello che afferma Edward D. Said. Rimappano un territorio che ha sempre vissuto di una ingombrante presenza maschile. Evidenziano le figure di brillanti interpreti e compositrici contemporanee al divino Segovia. Riportano alla luce un repertorio che anche dal punto di vista discografico era carente di ristampe e di nuove edizioni. Mettono in luce un ruolo contemporaneo della donna, non più musa e ispiratrice ma perfettamente alla pari con le figure maschili, anticipatrice di una visione molto più cosmopolita e integrata. Scrive Said “ Un fatto di straordinaria importanza nella storia della musica è l’emergere di interpreti donne, che escono dal sottomondo socialmente inaccettabile in cui si muovevano le danzatrici, le attrici e le cortigiane, per raggiungere la fama e imporsi come dive,come virtuose o come grandi didatte di un certo strumento.”

Ida Presti e Teresa De Rogatis sono figure che ribaltano questa situazione e che si pongono a livello pari se non superiore a qullo degli altri colleghi.

E aggiunge: “Il problema è che quello musicale è oggi un dominio maschile tanto inespugnabile quanto lo è stato in passato. Salvo eccezioni anche significative, le donne giocano un ruolo a volte cruciale, ma subalterno….Questo stato di cose può essere facilmente verificato sul terreno di un qualsiasi evento musicale recente: concerti operistici, recital solistici, performance orchestrali. Ritroveremmo facilmente in ciascuna di quelle occasioni tutte le questioni di cui si occupa il femminismo, ma aspetteremmo invano da parte della critica femminista una risposta che ci illumini al proposito. Quando a esibirsi è una musicista donna, sorge ad esempio il problema dell’esistenza o meno di uno stile musicale propriamente “femminile”.”

Questo credo sia il grande merito di operazioni come quello di Cinzia Milani: questi suoi due tributi, a cui spero continuerà a dare un seguito, mostrano la presenza di nuovi territori musicali ingiustamente lasciati di nascosto e quasi dimenticati da una critica e da una didattica musicale miope e regressiva. E’ questa la chiave contemporanea del lavoro di Cinzia Milani. La sua ricerca quasi archivistica ha creato un nuovo sentiero artistico che attinge abbondantemente al passato, presentandolo in un luce nuova. E’ un lavoro di rivitalizzazione, di rivisitazione, di riproposizione stilistico. Davvero brava.

1 Per chi volesse approfondire le tematiche musicali espresse da Said nei suoi saggi consiglio l’ottimo “Musica ai Limiti” edito da Feltrinelli da cui è tratto questo saggio.

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